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RADIOHEAD - Concerto all'Arena di Verona (30 maggio 2001)

di Samantha Colombo

Nella bella Verona, dove è collocata la scena surreale di un sogno, il crepuscolo ancora non avvolge un'Arena gremita, le luci si accendono su cinque esili sagome che avanzano al centro del palco tra applausi e grida: ecco i Radiohead accolti da quindicimila persone, in occasione dell'unica data italiana.

Prima di potersi rendere conto che questa altro non è se non la vita vera, il groove di "National Anthem" ha già travolto gradinate e platea per poi sfumare nella neonata "Morning Bell". E se questa, così come le sorelle, spiazza un po' chi non abbia ancora assaporato l'album "Amnesiac" in anteprima, l'esplosione non si contiene su pezzi di punta quali "Lucky" e "My Iron Lung", in esecuzioni da perfetto manuale della musica dal vivo (se mai fu scritto) con in più tutta quell'energia che il supporto di un cd non può contenere. Mentre quattro schermi dalle immagini sfuocate in dilay riprendono come spie indiscrete i cinque di Oxford, si scivola via nella storia tra l'eterea "In Limbo", la debuttante "Pact Like Sardines in a Crushed Tin Box" e la sempreverde "Bones", solo un esempio di come il gruppo sappia amalgamare materiale di album così profondamente diversi, anche se sugli spalti qualche irriducibile non cessa d'invocare "Creep".

La voce di Yorke ipnotizza irrimediabilmente per poi conquistare e trascinare via durante "Exit Music" e "No Surprises", che quasi per incanto si trasformano in inni a dar voce alle anime rapite, avvolte dal brillare di mille fiammelle tremolanti nella notte. La band riesce a sua volta ad immergersi in questa emozione universale, piccolo segnale di ciò sono gli scatch di un Ed O'Brien tutto gesti e sorrisi, o ancora di un frontman che si autoinvita a casa dei fans per festeggiare dopo il concerto. Tra le preziosità di "Dollars and Cents" e "I Might Be Wrong", s'insinua strisciante la criptica "Climbing Up The Walls", subito seguita da una "Karma Police" accolta da un ennesimo tripudio ai primi accordi. La raffinatezza di "Pyramid Song", portabandiera dell'ultima opera del gruppo, precede due tracce che dal vivo riescono a trasformarsi incredibilmente: "Paranoid Android", nel suo contraddirsi tra calma ed esplosioni, ed una frenetica "Idioteque", che, a pensarci bene, al concerto di Monza dello scorso tour veniva vista un po' come bizzarra straniera.

Una pausa, solo dopo "Everything In Its Right Place" ed un'improvvisazione al piano non ancora identificata da parte dell'aliena figura di Yorke, quindi è la volta del primo bis: fanno onore la semplicità disarmante di "Fake Plastic Trees" in un gioco di luci ed ombre con "Airbag" e "Street Spirit", di scambi del testimone tra i lamenti di un virtuosissimo Jonny Greenwood e le strazianti invocazioni di Thom. Dopo "How To Disappear", il secondo bis vede un pensiero ai due eterni innamorati della città: "This is for Romeo and Juliet", direttamente dalla colonna sonora dell'omonimo film di Baz Luhrmann è la sensuale "Talk Show Host". "The Bends" sembra scuotere l'arena per l'ultima volta, ma non basta, non può bastare, non è ancora tempo di svegliarsi: il cantante, imbracciata la chitarra, intona una brillante versione acustica di "Killer Cars", nel silenzio che presto si consuma in un ruggito.

Qualche piccolo inconveniente tecnico non ha risparmiato il gruppo, ma chi può ricordarlo dopo averli visti dare tutti se stessi? Dopo essersi incuriositi nel vedere un minuto Thom caricare di entusiasmo una folla intera, Jonny gingillarsi tra i suoi effetti, Ed cimentarsi al piano, Colin imbracciare con sapienza il proprio contrabbasso e Phil non stancarsi un secondo solo? Sogno che contamina la realtà per poi svanire nel silenzio, nel ricordo di un suono imprigionato per sempre nella testa. Il sogno è lo sperare con tutto se stessi che la musica, dal cuore dell'antica città, abbia raggiunto il mondo intero, per una volta avere tutta la presunzione di saper raccontare quanto solo la musica può dire, di trasformare le parole in quell'aria che per più di due ore ha palpitato di pura e semplice vita.


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