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RADIOHEAD + LOW - Concerto a Piazza Castello (Ferrara) (12 luglio 2003)

di Daniele Paletta

Sono anni che la musica dal vivo, di qualunque tipo e genere, è una delle mie passioni; in tutti questi anni, però, mi è capitato pochissime volte di rimanere a fissare il palco dopo la fine del concerto, inebetito, a chiedere silenziosamente che la musica non finisse. E non credo di essere stato l'unico ad avere questa reazione, al termine dell'ultima data italiana dei Radiohead.

Oltre due ore, ma che sono letteralmente volate via, sull'onda della perfezione incredibile che i cinque ragazzi di Oxford sono riusciti a ricreare. Non una sbavatura nella voce di Thom Yorke, molto più allegro e disposto al contatto col pubblico del previsto; non un'imperfezione dagli altri musicisti, concentrati sui loro strumenti, e a tratti di una bravura stupefacente.

L'attesa per il concerto è palpabile in tutta la città, già dalle prime ore del pomeriggio; c'è ancora un po' di luce quando entrano sul palco i Low, molto bravi, ma praticamente ignorati. Iniziano con la bellissima "(That's how you sing) amazing grace" e catturano l'attenzione, ma di lì a poco la maggioranza del pubblico decide di esibirsi nelle solite cafonate riservate ai gruppi spalla: è un peccato, perché la loro musica ha bisogno di tutt'altra atmosfera per essere apprezzata e invece, complice qualche arrangiamento troppo morbido (ad esempio, le tastiere che ammorbidiscono l'irruente "Canada"), si disperde tra il chiacchiericcio del pubblico. Alan Sparhawk trova anche il tempo di mandare a quel paese qualcuno che dalle prime file gli urla "go home!", prima di ritrovare il controllo e di chiudere il set con "La la song". Da risentire, con più calma e con un pubblico più civile.

Dopo un'attesa che è sembrata interminabile, ecco i Radiohead, finalmente. Della bellezza del loro concerto si è già detto: certi momenti sono sembrati PERFETTI. Iniziano con l'angoscia percussiva di "There there", per poi scaraventare sulla folla il trascinante crescendo di "2+2=5". Un inizio impressionante, ma il meglio deve ancora venire, e alcuni brani sono delle sorprese molto gradite; si va a pescare indietro nel tempo, fino ad arrivare ad un'emozionante "Fake plastic trees", passando per "Talk show host", fino ad una sorprendente versione di "Kid A" che fa pensare a Björk, con la base ritmica in bella evidenza e la voce libera da distorsioni, fino alla frastornante "The national anthem", davvero uno dei momenti migliori della serata, se non fosse per quello che abbiamo ascoltato, increduli, poco dopo: "Paranoid android" infuoca la platea, mentre la successiva "Idioteque" trasforma Piazza Castello in un enorme club all'aperto, mentre Thom si abbandona ad una danza convulsa, sfrenata, epilettica.

Non è ancora finita: dopo una dilatata "Everything in its right place" che chiude la prima parte del concerto, è Yorke che rientra, accompagnandosi solo con la sua chitarra acustica, per una versione da lacrime di "I will"; torna anche il resto del gruppo, e scarica su di noi l'aggressività rock di "The bends" e una "The gloaming" cupa e tagliente. Ancora pochi attimi, e tutto finisce: prima una stupefacente "Sit down, stand up" (forse, nella resa live, il miglior brano di "Hail to the thief", insieme a "Where I end and you begin"), per poi terminare classicamente con "Karma police", cantata all'unisono da tutti i presenti. Davvero un concerto indimenticabile.

SCALETTA
1. There there
2. 2+2=5
3. Fog
4. Morning bell
5. Talk show host
6. Kid a
7. Scatterbrain
8. National anthem
9. Backdrifts
10. Sail to the moon
11. Fake plastic trees
12. Go to sleep
13. Where i end and you begin
14. Pyramid song
15. A wolf at the door
16. Paranoid android
17. Idioteque
18. Everything in it's right place

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19. I will
20. The bends
21. The gloaming
22. How to disappear completely

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23. Sit down, stand up
24. Karma police



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