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RADIO DEPT.
Concerto al Circolo degli artisti (Roma) (10 febbraio 2005)
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di Raffaele Meale scrivi un'email

E’ destino che il rapporto tra i Radio Dept., sorpresa pop svedese che da un anno e mezzo imperversa per l’Europa, e l’Urbe viva di continui imprevisti e di paletti più o meno ingombranti. Poco meno di un anno fa esordirono sui palchi romani – sempre al Circolo degli artisti – davanti a una trentina di persone; evidente fu il loro scoramento, ma non bisogna dimenticare come all’epoca lo splendido “Lesser Matters” fosse nello stivale italico materiale per pochi intimi.

Oggi che il pubblico si è fatto decisamente più numeroso i nordici, ridotti a terzetto – dopo Per Blomgren, sostituito da una batteria elettronica, se n’è andata via anche la bassista Lisa Carlberg lasciando il progetto sempre più saldamente nelle mani del duo Duncanson/Larsson con Johannes Burström a dare una mano alle tastiere – si presentano in condizioni fisiche non propriamente ottimali, debilitati dall’influenza. Questo comporta un concerto breve ma decisamente intenso: meno di un’ora per ripercorrere un’esperienza musicale che sta ancora attraversando la propria alba mostrando i segni inequivocabili di una giornata radiosa.

I tre attaccano con una versione melodrammatica e soffice di “Lost and Found” per proseguire con quel capolavoro che risponde al nome di “Why Won’t You Talk About It?”, frastornante e ossessiva elegia in tre minuti. In rapida successione l’album d’esordio viene riproposto nelle sue pagine più importanti ed esaltanti, da “Keen On Boys” a “1995” – accolta da un’ovazione – passando per “Where Damage Isn’t Already Done” e “Bus”. C’è anche tempo per ripescare “Pulling Our Weight” dall’EP omonimo e per dare vita a un pezzo nuovo, che fa ipotizzare una persistenza della band negli stessi campi d’ispirazione, almeno per il futuro più prossimo.

Rispetto ad un anno fa i suoni sono più compatti, è logicamente più corposa la componente sintetica, la voce di Johan Duncanson mostra una maggiore sicurezza. L’impatto della band è decisamente più significativo e la verve assai più coinvolgente, fattore probabilmente da attribuire soprattutto al calore di un pubblico educato e ben disposto – anche i Blueprint, chiamati a svolgere l’ingrato compito di gruppo spalla, sono stati accolti con un’inaspettata benevolenza, gestendo il set per una ventina di minuti e mostrando un suono interessante ma fin troppo standardizzato, quasi incapace di uscire da gabbie strutturali auto-imposte -.

Così, dopo essersi più volte scusati per il loro pessimo stato di salute, i tre lasciano il palco ad appena tre quarti d’ora dall’inizio del concerto. Fanno capolino, richiamati dagli applausi della folla, solo per proporre un sintetico bis, poi l’arrivederci si fa definitivo. Eppure proprio nella loro uscita più scomoda si può percepire la grandezza di questa band, capace di ammaliare e di trasmettere calore come pochi colleghi attualmente sembrano in grado di fare. Applausi, come la prima volta, meritatissimi (e resi più vigorosi dalla splendida citazione di Woody Guthrie appiccicata sulla tastiera: “This Machine Kills Fascists”).

 

collegamenti su MusiKàl!
Radio Dept. - Lesser Matters
Radio Dept. - Pulling Our Weight

 



16 febbraio 2005




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