E' il 1972 quando il cantautore emiliano Francesco
Guccini esce con uno dei suoi lavori discografici
meglio riusciti e meglio apprezzati dal suo pubblico.
La vena poetica dell'artista si esprime qui ad
uno dei massimi livelli.
Se vogliamo "Radici" è definibile
come un concept-album perché esamina molte
situazioni prendendo come punto di partenza il
tema dell'appartenenza a qualcuno o qualcosa.
Si parte dalla title-track che, nella sequela
di successi contenuti nell'album, viene anche
ad essere un po' offuscata. Ne esce comunque una
bella canzone, una sorta di mini storia della
"stirpe Guccini".
Il brano comunque passa un po' inosservato soprattutto
se è seguito da un cult della canzone di
protesta come è "La locomotiva",
tuttora il pezzo con cui Francesco conclude i
propri concerti con tanto di pugno sinistro levato
da parte dei presenti. La vicenda del macchinista
anarchico, che usa la locomotiva per lanciarsi
metaforicamente contro il potere borghese, diventa
il manifesto di molte rivolte e manifestazioni
dei caldi anni '70 italiani. La canzone, come
dirà poi Guccini, è tratta da una
storia letta in un libretto anarchico dell'800.
Il pezzo potrebbe risultare musicalmente scarno,
ma possiede in sé un tale trasporto emotivo
che supera questa piccola lacuna.
Si passa poi al tema dell'infanzia che in "Piccola
Città" diventa la poesia di "vecchie
suore nere" che nell'infanzia scolastica
insegnano, nel loro pudore, a "stare al mondo".
"Piccola città" è una
bellissima ballata nostalgica che con un suo verso
darà anche il titolo ad una sucessiva raccolta
live di Guccini, "Fra la via emilia e il
west". Da piccola città esce un lucidissimo
e struggente quadro della Modena del secondo dopoguerra
dove Guccini trascorse l'adolescenza.
"Incontro" è invece il racconto
di un'amicizia ritrovata dopo anni fra un ragazzo
ed una ragazza. Emerge la storia tragica della
ragazza il cui marito "si era ucciso per
Natale". Incontro è una canzone che
affascina tuttora ed è forse una delle
più dolci mai scritte da Guccini, recuperata
anche da Ligabue per inserirla nella colonna sonora
del suo primo film, Radiofreccia.
Dopo "Incontro" abbiamo una delle canzoni
più controverse di Francesco, ma probabilmente
una della più sottovalutate, ossia "La
canzone dei dodici mesi".La critica dell'epoca
la condannò provando indignazione per i
versi fin troppo aulici della canzone; in realtà
lo stile medievale con cui è composta era
voluto appositamente dall'autore che traeva spunto
dalle antiche poesie di Cecco Angiolieri e Cenne
da Pistoia. C'è anche un riferimento a
T.S.Eliot nella strofa dedicata al mese di aprile
("quali segreti scoprì in te il poeta
che ti chiamò crudele"), in particolare
dell'incipit di "Terra Desolata". Lì
il mese viene definito dal poeta inglese crudele
per fare il verso a Chaucer che al contrario l'aveva
definito dolce nelle sue "Canterbury Tales".
Anche il Cristo-tigre della strofa finale è
una citazione, proveniente dai bestiari medievali
riveduti da John Donne. Tornando alla canzone
è bene dire che qui la parte musicale comincia
ad avere un certo peso. Molto buona l'idea di
accompagnare ogni mese con strumenti diversi:
dal flauto stile-progressive, al clavicembalo
medievale fino al sax simil-jazz.
Le ultime due tracce affrontano temi molto belli
e molto attuali specie per l'epoca in cui uscì
il disco. La prima, "la canzone della bambina
portoghese" è una sorta di metafora
della generazione che esce dal '68 che sa quello
che ha lasciato ma non sa a cosa va incontro.
Così la ragazza portoghese che sulla spiaggia
guarda l'Oceano Atlantico che le sta di fronte
e non immagina cosa vi potrebbe trovare al di
là. Bellissima la variazione musicale che
cambia ritmo al brano.
La conclusione è riservata ad un brano
celeberrimo, "Il vecchio e il bambino",
vivida testimonianza di due generazioni a confronto.
Erroneamente molti ambientalisti si appropriarono
del testo della canzone come loro manifesto. Guccini
non vuole, come poi dichiarerà lui stesso,
fare una critica banale alla costruzione delle
fabbriche in spazi verdi ma bensì che i
ricordi del passato non vadano persi dalla modernità
che incalza. Questa canzone è una summa
dell'intera opera per ricordare l'importanza data
dall'autore al legame con il suo passato.
Radici è un ottimo album, validissimo
per quel concerne i testi, un po' più asciutto
dal punto di vista musicale, ma certamente uno
dei più ispirati del cantautore emiliano.
Aprirà una sorta di trittico delle meraviglie
seguito dalle perle che sono nel 1976 "Via
Paolo Fabbri 43" e nel 1978 "Amerigo".
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News (18/9/2002) - Il
ritorno del Guccio dal vivo
Francesco Guccini - Concerto
a Reggio Emilia