Race
Riot is a celebration of the cross pollination between
Rap and Rock, between white and black music.
Lo statuto del progetto parla chiaro e dice il vero.
Con tutte le prove contro, il rap resta musica nera,
e il rock sta col resto del mondo. Ora, la copertina
di "Race Riot" è una bella prova
di delicatezza. C'è una squadra di poliziotti
senza volto che inseguono quattro galeotti. Due
bianchi e due neri. Come dire, il nemico è
comune... Ma l'album, se pure corre lontano fin
dentro al punk, sta al guinzaglio dell'hip hop.
I gruppi sono gruppi rap, o di professione crossover.
Tra i famosi molto i MOP
e gli Insane Clown Posse. Ah, qualora vi mancasse,
aggiornate il vostro elenco di "Eminem's
Nemesi". Eh già, anche gli Insane
fanno parte del club dei maledetti dal biondo
più famoso del mondo. Chiusa partentesi.
Dicevamo degli interpreti. Fredro Starr, compagno
di Sticky Fingaz
negli Onyx, Esham, Machine Head, Kottonmouth Kings
e qualche altro ancora. O rapper o metallari illuminati.
A loro onore va comunque che nessuno ha barato.
O han barato poco. La musica c'è, è
suonata, pochissimi campionamenti. E a prescindere
da tutto, "Race Riot" è un'occasione
per conoscere qualche bel talento sballottato
tra le due sponde. Twiztid, Esham, gli Insane
stessi. Tra metal e punk, e tra punk e hip hop.
Ascoltarli tutti insieme in una compila rende
bene l'idea del movimento, potrà incuriosire.
Un'esperienza insomma. Ma "Race Riot"
non serviva a questo scopo. Il proclama iniziale
l'ho copiato dal libretto del cd, e sono le conclusioni
di una perorazione storica sullo spirito musicale
nero e bianco. Ve la risparmio. Fatto sta che
la celebrazione di tanto ecumenismo ha falle da
affondare un altro Titanic. Tra i vari, i MOP
fanno sempre figura. Il bailamme di chitarre sotto
la loro timbrica invece non convince troppo. Si
poteva fare senza, o poteva starci altro. Sa di
posticcio, e lo stesso vale per Fredro Starr.
Se la cavano meglio gli Insane e i Twiztid, anche
Esham. Del resto è il loro pane, non fanno
altro. E qui non è che lo facciano meglio
che altrove... Due che invece onorano la causa
del crossover sono i Kottonmouth e i Machine Head.
Che proprio rap non sono, neanche loro.
Non voglio affondare un album comunque di qualità.
E' che quell'aura di sacro che s'è inventato
lo rende vulnerabile. Per riportarlo qui giù,
basterebbe pensarlo per ciò che è.
Una compilation, curata e davvero sopra la media.
Da avere se vi piace il crossover, o se non lo
conoscete affatto. Una buona comparsa nell'annata
straordinaria che è stato l'hip hop del
duemila. L'hip hop che ancora oggi promuoviamo,
in mancanza d'altro...
1.
V12 Niggaz [Fredro Starr]
2. Handle Ur Bizness [M.O.P.]
3. Rock the Dead [Twiztid]
4. Cunt Killer [Esham]
5. Everyday [Kottonmouth Kings]
6. House of Horrors [Insane Clown Posse]
7. Wrongtime [AKP]
8. Night & Day [Natas]
9. Terrible [Insane Clown Posse]
10. Scrilla [Mo Thugs presents Graveyard Shift]
11. Colors performed [Machine Head]
12. Game On [Cadillace Todd]
13. This Is Northern Cadi [Woodie]
14. Airborne [Halfbreed]
15. Lady Killer [Johnny Richter]
16. Vultures [Land Of Da Lost]