Senza girarci troppo intorno, quello che rende
i Replacements eccitanti come pochi altri gruppi
della loro generazione è che trasmettono
alla perfezione la sensazione di essere giovane
e avere ancora tutto da buttare via. E infatti
nei loro dischi sembra essere concentrato tutto
quel mondo di illusioni, sbronze e sogni che sono
poi l'essenza del rock'n'roll.
Nascono a Minneapolis nei primi anni '80, la
stessa città in cui stanno emergendo gli
Husker Du. Un posto dove domina il freddo e, forse
proprio per questo, i ragazzi non possono fare
niente altro di meglio che chiudersi in cantina
e suonare. Da qui escono i Replacements. Sono
in quattro: Paul Westerberg, che suona la chitarra,
canta e compone gran parte delle canzoni, i due
fratelli Stinton, Bob alla chitarra e Tom al basso,
e Chris Mars alla batteria.
Suonano rock'n'roll, ma rivisto con la ruvidità
del punk. E i frutti migliori della loro musica
arrivano in dischi come questo "Let It Be",
l'ultimo per l'etichetta indipendente Twin Tone,
o come il successivo "Tim", in cui si
avverte sia l'urgenza degli inizi che una scrittura
che attinge al meglio della tradizione americana.
Non a caso provate ad ascoltare "We're Coming
Out", che ha la stessa partenza hardcore
dei concittadini Husker Du, salvo poi andare a
rifugiarsi in una cadenza smorzata
quasi jazz. Ma anche "Gary's Got a Boner"
è una sgangherata rivisitazione punk di
un brano rock'n'roll e "Favorite Thing"
brucia di un'energia incontrollabile e di una
melodia deliziosa. Si avverte sempre nei loro
dischi un'urgenza espressiva fuori dal comune,
un bisogno di suonare che va oltre la capacità
tecnica.
Così riprendono la tradizione americana
e la aggiornano con la loro irruenza, con il loro
istinto e la loro onestà, inanellando una
intensissima cover dei Kiss, "Black Diamond",
un delizioso momento acustico intitolato "Sixteen
Blue" e un brano che pare strappato al Bowie
di "Hunky Dory", "Androgynous",
delicato racconto di ambiguità sessuale
in cui Westerberg si accompagna solo al piano.
Un artista che dimostra un talento cristallino
che ne fa uno dei migliori autori di canzoni della
sua generazione. Dalla sua vena creativa e dall'indolenza
della sua voce nasce ad esempio la dolcezza sgraziata
di "Unsatisfied", una ballata mozzafiato
pressoché acustica, che racconta di quanto
amara possa essere l'adolescenza. Giusto all'inizio
sta invece "I Will Dare", piccolo gioiello
chitarristico anni '60 a cui partecipa anche Peter
Buck dei R.E.M.. Una melodia solare e un ritmo
incisivo che guardano ai Big Stars di Alex Chilton,
il musicista a cui Westerberg dedicherà
qualche anno dopo uno dei suoi brani più
belli, intitolandolo appunto "Alex Chilton".
Dopo "Let It Be" i Replacements firmarono
per la Sire e per qualche tempo sembrarono sul
punto di esplodere e conquistare quel successo
che invece arriverà, ad esempio, per i
R.E.M.. Per qualche strano motivo non ce la faranno
mai, ma certo non è stato il talento a
fargli difetto. Riascoltare queste canzoni oggi
dà ancora i brividi.
collegamenti su Kalporz:
David Bowie
- Diamond Dogs
- The Rise and Fall
of Ziggy Stardust...
R.E.M.
- Reveal
- Concerto a Bologna
(1999)