Perplessità: con questo stato d'animo
mi ero avvicinato alla data di uscita di questo
"Quello che non c'è", quarto
album in studio da quando gli Afterhours cantano
in italiano. Perplessità dettate da vari
fattori, prima di tutti la dipartita dal gruppo
di Xabier Iriondo, da sempre l'anima più
distorta della band, a seguire l'inclinazione
pop chiaramente visibile nel pur ottimo "Non
è per sempre".
Perplessità dissipate come rugiada al
primo ascolto. Perché "Quello che
non c'è" si attacca subito all'anima,
con fermezza. Ed è tutto tranne che un
album pop, su questo non ci sono dubbi. E quando
è pop lo è nella sua forma più
alta, energica e pura.
Manuel Agnelli si arrangia da solo alla chitarra,
ma l'incedere di "Bungee Jumping" non
ha nulla da invidiare alle perle rock del passato:
un testo rapido e poi via con le distorsioni,
accompagnate dalla batteria regolare e semplice
di Giorgio Prette, dal basso di Andrea Viti, e
dal violinista Dario Ciffo per l'occasione spostato
all'organo hammond. Splendido il silenzio irreale
che lega questo brano al seguente "Ritorno
a casa", dolce ballata acustica in cui Agnelli
narra con voce profonda il sogno di avere memoria
del proprio passato. Il rabbioso e ironico cantante
milanese ha trovato definitivamente la sua maturità,
abbandonando le idolatrie metal degli esordi in
inglese e quelle punk di alcune digressioni in
"Germi" e "Hai paura del buio?";
ha accostato le sue trovate musicali alla scena
inglese degli anni '90, come dichiara esplicitamente
nella conclusiva "Il mio ruolo", straordinaria
e pacificante ballata, lunga ninnananna che va
a far riposare l'album in uno scrigno dorato,
protetto da un testo veramente bello ("Ma
il mio ruolo è il pensiero malvagio che
ti porta via con sé") e da una musica
ammaliante e delicata, che scivola verso la fine
in un riverbero ossessivo. E lo scrigno dorato
trattiene in sé anche l'emozionante title-track,
la cupa "Sulle labbra" e il divertito
rock di "Varanasi Baby".
Difficile dire se col tempo questo album potrà
superare le giuste glorie dello straordinario
"Hai paura del buio?", ancora oggi caleidoscopio
dell'universo disegnato da Manuel Agnelli negli
anni, sicuramente è altrettanto difficile
trovare difetti in un'opera così sentita
e intellettualmente onesta. Meno male: dopo lo
scioglimento dei mitici C.S.I.
e la sciatteria raggiunta dai Marlene
Kuntz, temevo veramente l'impatto con quest'opera.
Che invece mi lascia alla fine timorosamente speranzoso:
almeno ora è certo, il futuro del rock
italiano fortunatamente non è nelle mani
dei Verdena. Uff...
1.
Quello che non c'è
2. Bye Bye Bombay
3. Sulle labbra
4. Varanasi Baby
5. Non sono immaginario
6. La gente sta male
7. Bungee Jumping
8. Ritorno a casa
9. Il mio ruolo
I
commenti
afterhours 20 dicembre 2003 ...la
realtŕ...
fioremalvagio 30
agosto 2002
grado
zero.nuova epoca e nuovo stile.nuova partenza.
semplicemente unico ed originale e l'ennesima
riconferma per il gruppo rock made in italy
per eccellenza.
Alieno666
23
agosto 2002
"Hei,tu
con la maglietta degli Afterhours,non è
che me li presti che li ho sentiti a Imola?
Cosa? Dici che è ora che te li renda?
Devi parlare con il mio hi-fi non vuole
più risputarmi indietro i CD!"
Mi vergogno ad averli scoperti solo ora!
Semplicemente grandi!
Pino
Silver 23
agosto 2002
Abbandonata
la tristezza celata dietro l'ironia, in
questo album Manuel Agnelli si lancia in
un lungo viaggio tra dolce tristezza e inevitabile
rabbia malinconica, accompagnato da testi
sempre impeccabili.
Sei Grande !
FANPENTITADEIVERDENA
15
agosto 2002
LA
FEBBRE PER QUESTO ALBUM MI è VENUTA
DOPO AVER VISTO IL VIDEO DI "QUELLO
CHE NON C'E'" E PROPRIO COME SCRIVE
QUEL CULTHERO MI SENTO UNA COGLIONA A NON
AVERLO ANCORA COMPRATO...
mauro
1 agosto 2002 un
disco da mettere in cassaforte ,l'atmosfera
che si crea
quando si ascolta questo disco è
cupa e bellissima, sulle labbra è un
gioiello, e le altre non sono da meno!!!
elymania@wappi.com
31
luglio 2002 Considero
gli Afterhours dei grandi fautori di musica
e a loro
rivolgo la mia stima; ma nonostante la mia
indomabile fedelta'verso questi
artefici di un particolarissimo sound,considero
l'ultimo prodotto, seppur
curato molto bene e niente affatto scontato,
molto nero...mi spiego: tutto
il suono sembra sprigionare un enorme senso
di tristezza e nn si tratta di
una tristezza qualsiasi ma sembra quasi
si tratti di una tristezza secolare
che l'uomo si trascina dietro dall'inizio
dell'eternità all'eternia'. Sono
stata all'ultimo concerto che hanno tenuto
a Napoli ed esattamente questa è
stata la sensazione che mi è piovuta
addosso...Manuel era troppo assente,
troppo lontano da tutti e da tutto...e stranamente,
quasi spaventato.
Parere troppo personale???
Buon ascolto a tutti!
meNadel 29
giugno 2002 molto
molto bello, ma se devo sacrificare pezzi
come "l'inutilità
della puntualità" allora proprio
non ci sto..... manuel sei un dio
flachi 22
giugno 2002 sedmplicemente
magnifico.... testi fantastici,come del
resto
manuel ci aveva abituato, e melodie stratosferiche
con un giorgione
particolarmente in forma....
CulTHero
10
giugno 2002
Che
dire, dopo aver visto il video (stupendo)
mi sento un colione
a non aver ancora comprato il cd. ho scritto
cose banali ma è ciò che provo,
ogni album degli afterhours è un
viaggio stupendo fatto di sensazioni
magnifiche diverse, ogni album degli afterhours
è un brivido che ti
attraversa, un qualcosa che ti squote e
ti fa pensare, ad ogni ascolto
scopri qualcosa di nuovo,rifletti, una scarica
diadrenalina che tiaiuta ad
andare avanti. Grazie Afterhours.
Orazio
nello spazio
10 maggio 2002
Aò nunno comprà
se soffri de core!!!Vietato ai peripatetici
e pre
nostalgici di una pseudo lepalissiana visione
della realtà in stile
classicheggiante!
elisaviviani
7 maggio 2002 I
testi sono molto più curati di quelli
precedenti. E' tutto più
introspettivo. Mancano le bestemmie...
eira 22 aprile 2002 è
un album magnifico "quello che non
c'è",diverso dai
precedenti,molto più raffinato e
completo.Segna realmente una crescita del
gruppo.Straordinario "ritorno a casa"dove
Manuel recita in modo
sublime,bungee jumping:arrangiamento micidiale.Un
disco da non
perdere,destinato a quelli che amano il
rock arricchito da
Psychox 17 aprile 2002
Arditamente caldo
un evoluzione assordante