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AFTERHOURS
Quello che non c'è (Mescal, 2002)
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recensione di Raffaele Meale scrivi un'email


Perplessità: con questo stato d'animo mi ero avvicinato alla data di uscita di questo "Quello che non c'è", quarto album in studio da quando gli Afterhours cantano in italiano. Perplessità dettate da vari fattori, prima di tutti la dipartita dal gruppo di Xabier Iriondo, da sempre l'anima più distorta della band, a seguire l'inclinazione pop chiaramente visibile nel pur ottimo "Non è per sempre".

Perplessità dissipate come rugiada al primo ascolto. Perché "Quello che non c'è" si attacca subito all'anima, con fermezza. Ed è tutto tranne che un album pop, su questo non ci sono dubbi. E quando è pop lo è nella sua forma più alta, energica e pura.

Manuel Agnelli si arrangia da solo alla chitarra, ma l'incedere di "Bungee Jumping" non ha nulla da invidiare alle perle rock del passato: un testo rapido e poi via con le distorsioni, accompagnate dalla batteria regolare e semplice di Giorgio Prette, dal basso di Andrea Viti, e dal violinista Dario Ciffo per l'occasione spostato all'organo hammond. Splendido il silenzio irreale che lega questo brano al seguente "Ritorno a casa", dolce ballata acustica in cui Agnelli narra con voce profonda il sogno di avere memoria del proprio passato. Il rabbioso e ironico cantante milanese ha trovato definitivamente la sua maturità, abbandonando le idolatrie metal degli esordi in inglese e quelle punk di alcune digressioni in "Germi" e "Hai paura del buio?"; ha accostato le sue trovate musicali alla scena inglese degli anni '90, come dichiara esplicitamente nella conclusiva "Il mio ruolo", straordinaria e pacificante ballata, lunga ninnananna che va a far riposare l'album in uno scrigno dorato, protetto da un testo veramente bello ("Ma il mio ruolo è il pensiero malvagio che ti porta via con sé") e da una musica ammaliante e delicata, che scivola verso la fine in un riverbero ossessivo. E lo scrigno dorato trattiene in sé anche l'emozionante title-track, la cupa "Sulle labbra" e il divertito rock di "Varanasi Baby".

Difficile dire se col tempo questo album potrà superare le giuste glorie dello straordinario "Hai paura del buio?", ancora oggi caleidoscopio dell'universo disegnato da Manuel Agnelli negli anni, sicuramente è altrettanto difficile trovare difetti in un'opera così sentita e intellettualmente onesta. Meno male: dopo lo scioglimento dei mitici C.S.I. e la sciatteria raggiunta dai Marlene Kuntz, temevo veramente l'impatto con quest'opera. Che invece mi lascia alla fine timorosamente speranzoso: almeno ora è certo, il futuro del rock italiano fortunatamente non è nelle mani dei Verdena. Uff...

Recensioni collegate:
Afterhours - le recensioni di MusiKàl!
C.S.I. - Kalporzgrafia
Marlene Kuntz
- Kalporzgrafia



10 aprile 2002


Track list:

1. Quello che non c'è
2. Bye Bye Bombay
3. Sulle labbra
4. Varanasi Baby
5. Non sono immaginario
6. La gente sta male
7. Bungee Jumping
8. Ritorno a casa
9. Il mio ruolo



I commenti
 


afterhours
20 dicembre 2003
...la realtŕ...


fioremalvagio 30 agosto 2002
grado zero.nuova epoca e nuovo stile.nuova partenza. semplicemente unico ed originale e l'ennesima riconferma per il gruppo rock made in italy per eccellenza.


Alieno666
23 agosto 2002
"Hei,tu con la maglietta degli Afterhours,non è che me li presti che li ho sentiti a Imola? Cosa? Dici che è ora che te li renda? Devi parlare con il mio hi-fi non vuole più risputarmi indietro i CD!"
Mi vergogno ad averli scoperti solo ora! Semplicemente grandi!



Pino Silver
23 agosto 2002
Abbandonata la tristezza celata dietro l'ironia, in questo album Manuel Agnelli si lancia in un lungo viaggio tra dolce tristezza e inevitabile rabbia malinconica, accompagnato da testi sempre impeccabili.
Sei Grande !



FANPENTITADEIVERDENA
15 agosto 2002
LA FEBBRE PER QUESTO ALBUM MI è VENUTA DOPO AVER VISTO IL VIDEO DI "QUELLO CHE NON C'E'" E PROPRIO COME SCRIVE QUEL CULTHERO MI SENTO UNA COGLIONA A NON AVERLO ANCORA COMPRATO...


mauro
1 agosto 2002
un disco da mettere in cassaforte ,l'atmosfera che si crea
quando si ascolta questo disco è cupa e bellissima, sulle labbra è un
gioiello, e le altre non sono da meno!!!



elymania@wappi.com
31 luglio 2002
Considero gli Afterhours dei grandi fautori di musica e a loro
rivolgo la mia stima; ma nonostante la mia indomabile fedelta'verso questi
artefici di un particolarissimo sound,considero l'ultimo prodotto, seppur
curato molto bene e niente affatto scontato, molto nero...mi spiego: tutto
il suono sembra sprigionare un enorme senso di tristezza e nn si tratta di
una tristezza qualsiasi ma sembra quasi si tratti di una tristezza secolare
che l'uomo si trascina dietro dall'inizio dell'eternità all'eternia'. Sono
stata all'ultimo concerto che hanno tenuto a Napoli ed esattamente questa è
stata la sensazione che mi è piovuta addosso...Manuel era troppo assente,
troppo lontano da tutti e da tutto...e stranamente, quasi spaventato.
Parere troppo personale???
Buon ascolto a tutti!



meNadel
29 giugno 2002
molto molto bello, ma se devo sacrificare pezzi come "l'inutilità
della puntualità" allora proprio non ci sto..... manuel sei un dio


flachi
22 giugno 2002
sedmplicemente magnifico.... testi fantastici,come del resto
manuel ci aveva abituato, e melodie stratosferiche con un giorgione
particolarmente in forma....

CulTHero 10 giugno 2002
Che dire, dopo aver visto il video (stupendo) mi sento un colione
a non aver ancora comprato il cd. ho scritto cose banali ma è ciò che provo,
ogni album degli afterhours è un viaggio stupendo fatto di sensazioni
magnifiche diverse, ogni album degli afterhours è un brivido che ti
attraversa, un qualcosa che ti squote e ti fa pensare, ad ogni ascolto
scopri qualcosa di nuovo,rifletti, una scarica diadrenalina che tiaiuta ad
andare avanti. Grazie Afterhours.

Orazio nello spazio 10 maggio 2002
Aò nunno comprà se soffri de core!!!Vietato ai peripatetici e pre
nostalgici di una pseudo lepalissiana visione della realtà in stile
classicheggiante!

elisaviviani 7 maggio 2002
I testi sono molto più curati di quelli precedenti. E' tutto più
introspettivo. Mancano le bestemmie...


eira
22 aprile 2002
è un album magnifico "quello che non c'è",diverso dai
precedenti,molto più raffinato e completo.Segna realmente una crescita del
gruppo.Straordinario "ritorno a casa"dove Manuel recita in modo
sublime,bungee jumping:arrangiamento micidiale.Un disco da non
perdere,destinato a quelli che amano il rock arricchito da


Psychox
17 aprile 2002
Arditamente caldo
un evoluzione assordante

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