Nello stesso periodo in cui cade il quarantesimo
anniversario dell’uscita del Sergent Pepper beatlesiano,
ci troviamo a parlare di un disco che intrattiene
con il capolavoro del quartetto britannico più
di un decisivo rapporto. Il gruppo in questione
(in realtà un duo costituito dai bresciani
Alessandro Paterno e Fabio Benni) presenta il
bizzarro nome di “Le Man Avec Les Lunettes”, è
attivo ufficialmente dal 2004 ed ha alle spalle
una pulviscolare e frammentatissima produzione
di mini cd, ep, 7’’a tiratura ultralimitata, in
parte ora raccolti e parzialmente reincisi e ripuliti
nell’album “?”, pubblicato dall’interessantissima
etichetta bresciana My Honey (www.myhoney.it)
di Paolo Spelorzi (per farsi un’idea più
dettagliata delle sue produzioni è consigliato
recuperare l’antologia di presentazione “Let It
bee”).
Il gruppo gode già di un’apprezzabile
notorietà (paradossalmente quasi maggiore
dell’attenzione che finora ha ricevuto in Italia)
in terra di Svezia, paese nel quale ha già
avuto occasione di esibirsi dal vivo (nel locale
festival di Emmaboda, su invito diretto dell’organizzazione,
caso a tutt’oggi unico per un gruppo italiano).
E proprio all’interno di un orizzonte “internazionale”
la musica dei Le Man trova la sua più giusta
collocazione. La loro ricerca stilistico-musicale
(accostabile per certi versi a quella della Toys
Orchestra, a tratti quasi speculare) si caratterizza
infatti per composizioni flebili e bisbigliate
che tendono a configurarsi come riverberanti cantilene
di puro e finissimo artigianato pop. Le canzoni
del trittico d’apertura “Sybil nane”, “Agin again”
e “Tennis System And Its Stars” annodano più di
un riferimento all’universo di foschie e specchi
deformanti caro agli XTC
e, tra pillole di psichedelia multicolore, piccoli
effetti e tastierine sinuose, si rende evidente,
soprattutto sul piano compositivo, una mano esperta
e calibrata, da orafi appassionati, che disegna
i suoi abbozzi con gusto e puntiglio. In un turbinio
di scaglie di pop sottile e fugaci apparizioni,
la musica dei Le Man Avec Les Lunettes ama spesso
nascondersi e ammantarsi (soprattutto nella parte
centrale del disco) in un intangibile umore quasi
spettrale, di ascendenza molto barrettiana (i
fiati di “The Dogsitter” o “Give her some Flowers”
che gira come una giostra in un luna park abbandonato).
In questo senso appare non del tutto infondato
un qualche legame con i Jennifer Gentle e la loro
inesatta scienza dei fantasmi.
Ma il gioco dei rimandi e delle reminescenze
si moltiplica in un rimpallo “tennistico” (il
tennis è uno dei motivi ricorrenti nel
disco) di citazioni che dai Coral e dai Super
Furry Animals arriva fino ai Field Music e in
fondo anche ai The Good The Bad And The Queen,
con quei carillon impolverati che guardano roteare
le loro melodie sbilenche a mezz’aria, come qui
accade ad esempio in “Wimbledon”. Spesso le melodie
si impastano nella mente come frammenti di sogno
in un dormiveglia intontito o fugaci déjà
vu (“Venice”), altre volte invece la musica somiglia
ad un gioco di luce a pelo d’acqua o a quelle
luminescenze che foderano le retina quando si
guarda il sole troppo a lungo e poi si chiudono
gli occhi (“Venice” o la corale “Our Driver Goes
Fast”). La grana del suono si nutre tanto del
pop minimale dei Pinback, quanto della sculture
di luce screpolata e polvere dei Grizzly Bear,
ma appiano importanti anche certe fantasie retrofuturiste
da cameretta in bilico tra Fiery Fournaces e Stereolab.
A tratti si ha come l’impressione di osservare
piccoli mondi racchiusi in una sfera di vetro
e un pezzo come “Hallo” sembra quasi allineare
una fila infinita di piccoli compleanni solitari.
Proprio in questo periodo la Domino ristampa
tra l’altro un disco da molti ritenuto capostipite
di certe costruzioni musicali improntate ad un’estetica
povera, “Colossal Youth” dei gallesi Young Marble
Giants. Non siamo troppo lontani da quell’universo,
forse l’attitudine irriducibilmente pop qui è
più spiccata, ma quel retrogusto domestico, biscottato,
di dolce fatto in casa con i pochi mezzi a disposizione,
non è poi molto diverso. Prendetene una fetta
allora, prima che si freddi.
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