Al giorno d’oggi è difficile uscire dalla
nicchia se non confezioni un prodotto che possa
attirare migliaia di teenagers e far innamorare
la critica al punto da incensarti talmente tanto
da capovolgere la tua vita in un ristrettissimo
arco di tempo. Non serve fare nomi, quei due o
tre che vi sono frullati per la testa vanno benissimo.
A tal proposito, noi amanti della nicchia non
possiamo non ringraziare le persone dietro le
case discografiche che investono soldi in gruppi
che non hanno mai raggiunto un successo di vendite
tale da portare grande popolarità ai suddetti.
E noi, in fondo, un po’ ne godiamo anche.
E’ il caso della 4AD: non certo l’ultima arrivata,
anzi, ma spesso e volentieri le formazioni accasatesi
sotto questa prestigiosa bandiera della musica
indipendente (che ha comunque annoverato gruppi
dal grande successo mondiale) non sono uscite
dalla cerchia di pochi aficionados e addetti ai
lavori un tantino competenti. Ed è il caso dei
Mojave 3, emersi per 2/5 (tre se si considera
anche il batterista Ian Mc Cutcheon) dalle ceneri
degli Slowdive
e arrivati alla loro quinta fatica discografica
in undici anni di carriera. Di episodi ragguardevoli
e dischi bellissimi i nostri ne hanno confezionati
a iosa, senza che il successo li abbia mai baciati;
dalle malinconiche e romantiche ballate di "Ask
Me Tomorrow" al country-folk di "Out
of Tune" ed "Excuses
For Travellers", fino alle atmosfere
bucoliche dell’ultimo "Spoon and Rafter",
anno di grazia 2003.
Oggi, dopo i dischi solisti di Neil Halstead
e Rachel Goswell (sempre gelosamente licenziati
sotto 4AD), i Mojave tornano al completo con questo
nuovo "Puzzles Like You" e confermano
ancora una volta tutta la loro ammirabile bontà.
Messo da parte l’utilizzo massiccio di pedal steel
che ha caratterizzato i lavori precedenti, il
sound si arricchisce di tastiere spumeggianti
e talvolta bizzarre che ricordano gli ultimi Belle&Sebastian,
insieme ad atmosfere solari come mai era accaduto
prima d’ora. La scrittura si discosta dalle tematiche
di relazioni finite male e solitudine a cui Neil
ci aveva abituato (merito forse del matrimonio
fortunato che sta vivendo?): ne scaturisce un
disco pop nel vero senso della parola, canzoni
che irradiano luce e gioia di vivere, sempre curate
minuziosamente negli arrangiamenti.
L’apertura affidata a “Truck Driving Man” vede
quindi l’allegro mosaico di tastiere, rimandi
country e i duetti Neil-Rachel di cui ci siamo
perdutamente innamorati tempo addietro. Non è
da meno la title track, che in poco più di due
minuti riesce a sintetizzare alla perfezione questo
nuovo e compatto sound: un pop catchy e genuino
talmente bello da non voler smettere di goderne
il più possibile. Il singolo “Breaking The Ice”
presenta un’intelaiatura di chitarre più forte
ma strizza sempre l’occhio a cori e ritornelli
a presa immediata che ne fanno ormai un marchio
di qualità certificata; emerge inoltre una notevole
sezione di percussioni, rumorosa al punto giusto.
Che il sound sia virato, come detto, verso un
pop più schietto si nota in pezzi come “Ghostship
Wanting” e “Running With Your Eyes Closed” mentre
non mancano comunque gli episodi più rilassati-maliconici
come la dylaniana “Most Days” o la suggestiva
“Big Star Baby”. Vere chicche sono invece “You’ve
Said It Before” e “The Mutineer”: la prima è una
delicata e avvolgente ninna nanna in cui la sensibilità
di Neil è straripante; la seconda, nonché traccia
conclusiva, è un altro splendido pezzo intimo
e dalle atmosfere rarefatte sullo stile degli
Yo La Tengo di "And
Then Nothing Turned Itself Inside Out"
e si fa amare per il duetto dolcissimo e romantico.
Siamo di fronte al disco pop dell’estate e chissà
che non lo sia anche di questo lungo 2006. Di
sicuro ora sapete a chi rivolgervi quando volete
musica di qualità capace di emozionare senza fronzoli:
se rimpiangete i vecchi Mojave non fategli una
colpa se oggi suonano così, del resto non si può
mica essere depressi a vita. E anche noi, amanti
della malinconia ma sempre fedeli al pop, accogliamo
questo disco a braccia aperte. “I don’t want
to be the big star, baby, anyway” si canta
nell’omonimo pezzo: neanche questo disco probabilmente
porterà ai nostri il successo che meritano e Neil
non sarà mai una stella grande.. poco importa
quando si è già la più luminosa.
collegamenti su MusiKàl!
Slowdive - la Kalporzgrafia
Mojave 3 - Excuses
For Travellers
Belle And Sebastian - la Kalporzgrafia
Bob Dylan - la Kalporzgrafia
Yo La Tengo - Prisoners
of Love
Yo La Tengo - Summer
Sun
Yo La Tengo - And
Then Nothing Turned Itself Inside-Out
Yo La Tengo - Fakebook