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CHEMICAL BROTHERS
Push The Button (Virgin, 2005)
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di Raffaele Meale scrivi un'email

Più va avanti l’avventura della coppia Simons/Rowlands più si ha l’impressione che la loro rotta di navigazione tenda a compiere giri ciclici intorno alla stessa asse. Anche in “Push the Button”, così come nel precedente mediocre “Come With Us” è possibile riscontrare ulteriormente l’infrangersi dello Tsunami sonoro rappresentato per il duo elettronico da “Surrender”, il lavoro che li lanciò nell’olimpo del commercio musicale contemporaneo.

I Chemical Brothers sembrano voler semplicemente ripercorrere le tracce (proprie e altrui) di un discorso musicale che ha oramai abbondantemente superato la soglia della contemporaneità e deve dunque essere letto finalmente come contesto storico. Non che ci sia nulla di male, qualsiasi genere si basa sull’utilizzo degli standard, ed è naturale che anche l’elettronica contemporanea si adatti a dover rileggere se stessa. Il problema è che in questa riscrittura manca completamente un tassello fondamentale per accaparrare l’interesse di un uditorio attento: la novità. Certo, Rowlands e Simons dimostrano una notevole classe (e un brano come “Come Inside”, con il suo groove travolgente ne è una dimostrazione palese) ma nelle loro undici composizioni non c’è praticamente nulla che si salvi dall’accusa di prevedibilità.

E se rispetto al disastro di “Come With Us” l’impianto sonoro appare meno scricchiolante e l’intero progetto prosegue per la sua strada in maniera decisamente più compatta, pur nell’intento dichiarato di toccare tutti i lidi sonori da sempre parte integrante del sound della band – il surrealismo psichedelico, la dance, la techno, il pop – è altrettanto vero che è impossibile premiare questo lavoro al di là del mero “compitino eseguito diligentemente”. E, venendo a mancare anche completamente l’autoironia – elemento essenziale ad esempio per i Daft Punk – si fa largo nella mente l’idea che il duo non sia neanche troppo cosciente della reiterazione strutturale delle sue composizioni. E episodi triti e ritriti come il singolo “Galvanize”, con il suo progredire arabeggiante, perdono anche qualsiasi valenza postmoderna; si è costretti a rifugiarsi nuovamente nel cono d’ombra della tecnica e della classe, ma a lungo andare – e un’ora di ascolto non è così breve a passare – questi pregi non riescono a supportare una mole debordante come quella messa in piedi per l’occasione.

Restano da elogiare dunque alcuni singoli casi: la trance ipnotica e vagamente lisergica di “Close Your Eyes” a cui collaborano i Magic Numbers e “Marvo Ging”, memoria stralunata e ondivaga rivissuta in rewind, l’imponente “Surface to Air” capace di passare da un sibilante minimalismo a un vero e proprio crescendo epico e la scatenata “The Boxer” cantata da Tim Burgess dove finalmente l’ironia trova spazio per poter dire la sua. Capitoli che, staccati dal contesto, riescono a rifulgere di luce propria: una rarità, per questo album. I Chemical Brothers restano due simpaticoni verso cui la critica ha usato all’epoca parole troppo osannanti. Non sono i salvatori di nessuna patria elettronica, sono semplicemente due uomini dotati di un certo ingegno e di non particolare creatività. I loro lavori restano sufficienti e a tratti divertenti, ma nulla di più: “Push the Button” è semplicemente la conferma di questo concetto.

collegamenti su MusiKàl!
Chemical Brothers - Come With Us
Chemical Brothers - Star Guitar (12")
Chemical Brothers - It Began In Afrika (12")
Daft Punk -
Human After All
Daft Punk
- Discovery



1° aprile 2005


Track list:

1. Galvanize
2. The Boxer
3. Believe
4. Hold Tight London
5. Come Inside
6. The Big Jump
7. Left Right
8. Close Your Eyes
9. Shake Break Bounce
10. Marvo Ging
11. Surface to Air



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