La storia recente del rock ‘n’roll
è piena di raccolte superflue, dischi di
cui nessuno sente il bisogno. Ebbene “Prisoners
of Love”, che racconta la vicenda di un
gruppo che ha vissuto nel modo migliore venti
anni di musica, è tutt’altra cosa.
I Yo La Tengo di Ira Kaplan e Georgia Hubley hanno
vissuto nel modo migliore diciotto anni di attività,
collezionando una dozzina tra album ed ep, con
dischi spesso eccellenti e senza un grammo della
spocchia che troppi musicisti si portano dietro.
Eppure nessuno come i due coniugi di Hoboken,
prima con l’aiuto di Stephan Wichnewski
e poi di James McNew, ha scritto tante pagine
importanti dell’indie rock americano. Per
questo forse non bastano ventisei brani per raccontare
i Yo La Tengo e forse qui non sono neanche raccolte
tutte le canzoni giuste per raccontarli.
Un po’ perché è difficile
decidere quali brani scegliere in dischi immensi
come “Fakebook”,
“Painful”, “I can hear my heart
beatine as one” e “And
then nothing turned itself inside-out”,
un po’ perché ognuno ha i propri
Yo La Tengo e le proprie canzoni significative.
Così è vero che in “Prisoners
of Love” non ci sono molti dei brani che
abbiamo amato, dai richiami ai Velvet Undergorund
del terzo disco di “One P.M. Again”,
alla spettacolare rilettura di “Little Honda”
dei Beach Boys o alla versione fatata di “Big
Day Coming” che apre “Painful”,
esclusa per far posto a quella rumorosa che troviamo
qui.
Eppure, “Prisoners of Love” è
una raccolta eccellente, che riesce a raccontare
le facce differenti di un gruppo sempre vivo.
La grazia di certe melodie sporcate dal rumore,
“Sugarcubes”, “From a Motel
6” e “Tom Curtney”, e la delicatezza
di certi brani pop, “Season of the Shark”
e “The River of Water”, dimostrano
come i Yo La Tengo siano autori di tutto rispetto.
Oppure le ballate pulite che hanno punteggiato
tanti dischi del gruppo di Hoboken, la loro grazia
imperscrutabile e il lieve senso di malinconia,
da “Stockholm Syndrome”, cantata dalla
voce strozzata di James McNew, alla grazia acustica
di “Did I Tell You”, o ancora all’incantevole
conclusione di questa raccolta, la rilettura di
un classico firmato da Sandy Danny, “By
the Time It Gets Dark”.
I Yo La Tengo che, partiti da dischi vicini alla
tradizione rock anni sessanta hanno costruito
le atmosfere ovattate di “Our Way to Fall”
e “Tears Are in Your Eyes”, hanno
esplorato altre direzioni con il dono dei grandi
artisti, riuscendo sempre a rimanere se stessi.
La loro flemma e la loro grazia, si riconoscono
nell’incedere ipnotico di “Autumn
Sweater”, sorretta da un organo e da una
melodia vicina al soul. Si notano quando il gruppo
si incammina lungo uno strumentale carico di tensione,
“I Heard You Looking”, e nella rilettura
di un classico di Sun Ra, “Nuclear Bomb”.
Ventisei canzoni in tutto e a chi non bastassero,
eccone altre quindici nel terzo CD che raccoglie
versioni alternative, cover e brani rari. Lasciano
il segno una versione acustica di “Tom Courtenay”,
una “Autumn Sweater” remixata e dilatata
da Kevin Shields, e un’altra cover di Sun
Ra, “Dreaming”. Diciotto anni di questa
musica meritano di essere raccontati.
collegamenti su MusiKàl!
Yo La Tengo - Summer
Sun
Yo La Tengo - And
Then Nothing Turned Itself Inside-Out
Yo La Tengo - Fakebook