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PRIMAL SCREAM
Concerto al Vega (Copenhagen) (8 ottobre 2008)
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di Piero Merola scrivi un'email

foto Piero Merola

Ormai quanto sento dire che il pubblico italiano è un pubblico caldo faccio fatica a stupirmi. In questo sarà difficile avere la controprova perché la tappa italiana è stata annullata – non è la prima volta che succede ai Primal Scream – pare per la prevendita flop. Ma la Danimarca non è l’Italia. Così succede che davanti alle porte appena aperte Bobby Gillespie cerchi quasi di attirare l’attenzione reggendo un appendiabiti in una discussione delirante su cosa indossare coi soci nascosti nel pullmino. Senza riuscire ad attirare curiosi né feticisti da memorabilia. Gli avventori più invadenti si limitano infatti a indicarlo o a osservarlo sorridenti, per poi filare dritti nel Vega. Mi adeguo anch’io a malincuore. Meglio prendere posto al più presto nell’intima sala da salone delle feste dello storico locale danese. Secondo errore. Perché finché le luci non saranno inesorabilmente spente nessuno oserà avvicinarsi alla transenna. Peccato, anche perché è impagabile la scena dei buttafuori che palesano la loro approvazione per i brani (dai New York Dolls agli MGMT) messi su dai due dj scelti dalla band per scaldare, oggi invano, la platea.

Meglio così. In fondo avere Innes che ti spara la chitarra in faccia, senza particolari strategie per guadagnare posizioni, non dispiace. Dispiace solo all’inizio perché prima dell’assestamento degli equilibri tra i volumi i suoi brucianti fendenti sovrastando voce e tastiere. Rende dunque a metà “Can’t Go Back”, o meglio la versione noise del primo singolo di questo “Beautiful Future”, passato troppo sotto silenzio. Ottimo suono in album, resa live ugualmente efficace pur con un suono meno levigato e patinato.

Ci vogliono “Miss Lucifer” e “City” al solito straripanti per surriscaldare una sala che si farebbe fatica a credere gremita, mentre, per restare in tema-Evil Heat la stridente “Deep Hit Of Morning Sun” è l’unico vero momento di sosta. Momento tra i più coinvolgenti della serata, luci basse, vaporosi richiami lisergici, anestesia totale in platea. Anche se basterebbe molto meno.

Tra le nuove tutte spiccano la dolente acidità di “Beautiful Summer”, il brano più all’altezza dei classici del collettivo di Glasgow, e l’electro-blues “Suicide Bomb” che dal vivo guadagna quella carica selvaggia che solo loro e pochi altri garantiscono. Meno brillante la titletrack, complice una voce non ancora calda per l’ex-batterista dei Jesus & Mary Chain, al solito poco loquace, reso ancora più magro e consumato dal completo nero scelto dopo la discussione di cui sopra.

Primal Scream - Beautiful Summer (Copenhagen 8 oct 2008)

Se ne parlerà pure poco rispetto ai soliti noti dell’indie britannico ma “Beautiful Future” qualitativamente può solo dare lezioni a recenti e meno recenti big new name, così come al precedente cazzeggio-revival di “Riot City Blues”. Che pure dal vivo fa sempre la sua figura. Manuele del Rock, sezione 2: Come rendere interessanti delle canzoncine schiette e banali Così “Dolls”, “Jailbird”, “Suicide Sally & Johnny Guitar” o l’assimilabile classico “Rocks” sono a loro modo ineccepibili. Sarà che il rock’n’roll suonato coi controcazzi dal vivo paga sempre e comunque. Sarà che le chitarre hanno volumi da denuncia e sono ruvide e graffianti senza mai sembrare inopportune. Sarà che il basso di Mani pompa sempre che è una bellezza. Insomma restare freddi è veramente una forzatura. Così tutte le masturbazioni mentali da critica musicale sull’incidente di percorso di una band che pochi anni prima aveva scritto un pezzo di storia della musica contemporanea si sgretolano. Come il ghiaccio della platea, finalmente calda, o per meglio dire tiepida. Come neanche durante delirio rave “Swastika Eyes”. L’angosciante sirena, i laser e le incessanti schitarrate miste a feedback che si insinuano nella nevrotica trama techno del brano reso famoso dal remix dei Chemical Brothers, sono roba da sesto capitolo dell’Apocalisse. Ogni accenno di movimento e di danza è sventato, fatta eccezione per il sottoscritto e due indigene che mi chiamavano alternativamente Buffon o Cannavaro venute a conoscenza delle mie origini. Per la gioia di Andy e Bobby. Della serie, Eppur si muove. Non l’unica perla, fortunatamente, dal capolavoro “XTRMNTR”. La sempre meravigliosa “Shoot Speed/Kill Light” è il secondo momento di trascendenza ed estasi, l’unico momento da occhi chiusi.

Primal Scream - Swastika Eyes (Copenhagen 8 oct 2008)

La visceralità dello show è infatti sempre il lato prevalente. Per sessanta minuti e passa fino alla catarsi-gospel di “Movin’On Up”. Emozionante, anche se chiedere che il pubblico sopperisca alla mancanza delle voci nere, è più che una pretesa un’utopia. Anche perché, a dirla tutta, sarebbe difficile percepirlo dal momento che i volumi sparati dai cinque sono veramente al limite per le dimensioni e la struttura dello Store Vega.

Il bis dura più del previsto e oltre a lanciare per la prima volta dal vivo la tossica “Necro-Hex Blues” conferma l’eleganza di un’altra novità di lusso, “Uptown”.

Primal Scream - Uptown (Copenhagen 8 Oct 2008)

Non mancano i confetti. Uno per i fan più recenti, ovvero quell’efficace cafonata di “Country Girl” che comunque ci sta e diverte. E uno per i più esigenti che finisce comunque per accontentare tutti. La spietata “Accelerator”, vecchia opening-track, è bruscamente trasformata nel rito metropolitano conclusivo. Poco importa perché il diluvio di distorsioni fino all’apoteosi noise la rendono il finale perfetto per un concerto rock. Sì, perché malgrado il rock sia probabilmente morto e defunto e proprio loro si siano resi famosi per averlo fatto deviare proficuamente su altri lidi, i Primal Scream sul palco continuare a essere imprescindibilmente rock. Fottutamente rock. E, per usare un francesismo, non ci sono cazzi.

 

collegamenti su MusiKàl!
Primal Scream - Beautiful Future
Primal Scream - Riot Ciy Blues
Primal Scream - Evil Heat
Primal Scream - Screamadelica
Jesus & Mary Chain - Psychocandy

 



4 novembre 2008




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