L'universo si divide in due orizzonti: i cantautori
personali e i "ragazzi con la chitarra".
Questi ultimi sono banali, non hanno niente da
dire e fanno dischi vacui, uguali a loro stessi
e senza mai un cenno di genialità. Gli
altri sono quelli che resteranno nei cuori degli
appassionati di musica. Saranno ricordati nei
decenni successivi da chi c'era e da chi se li
vorrà riscoprire. Vivendo negli anni zero
possiamo già fare delle previsioni, e sono
sicuro che gente come Sufjan Stevens, Micah P.
Hinson e M Ward resterà. I loro dischi
non sono dei vacui esercizi di stile, ma delle
vere e proprie manne dal cielo. Prendiamo "Post
War", che di M Ward è quinto album.
E' un disco venato da un'illogica allegria, che
si distingue dal torpore del bardo infelice per
offrire scenari a metà tra i rock'n'roll
- e sì, proprio quel rock'n'roll fatto
con batteria, basso e chitarra - ed il folk autunnale
più spensierato. E lo fa con una cura del
dettaglio e una consapevolezza sonora (merito
della sua attività come produttore artistico)
che lasciano basiti. Ormai non si tratta di un
nome nuovo, ma di una realtà consolidata.
"Post War", infatti, non riesce ad uscire
dal lettore cd. M Ward sa scrivere canzoni bellissime
che ti cullano con dolcezza e ti fanno battere
il piede quando decidono di battere sul rullante.
Disco da scoprire e da far insinuare con la dovuta
calma. Non delude e diventa come una droga, anche
solo per capirlo un po' di più ascolto
dopo ascolto.
collegamenti su MusiKàl!
Sufjan Stevens - The
Avalanche
Sufjan Stevens - Illinois
Micah P. Hinson - Micah
P. Hinson And The Opera Circuit
Micah P. Hinson - Micah
P. Hinson and the Gospel of Process