Dominic Mariani è, da più o meno
venticinque anni, uno degli eroi di culto per
eccellenza del guitar-pop della terra d'Australia.
Splendido alfiere della melodia scintillante in
un decennio che aveva dimenticato la solarità
della canzone. La sua storia è costellata
di formazioni, progetti paralleli, singoli per
collezionisti e partecipazioni a ricercate compilation
all'insegna di una formidabile coerenza artistica.
Quella di un power-pop così spudorato ed
innocente da non poterne più fare a meno.
E non importa che i nomi dei gruppi siano diversi,
quando è Dom a prendere in mano la penna,
si sa già che cosa uscirà. Dagli
Stems agli Stonage Hearts - passando per i DM3
e i Someloves - è sempre il solito bacino
di influenze: un po' di Big Star, un po' di T-Rex,
un po' di Johnny Thunders, un po' di Byrds. E
nel pieno del revival psichedelico eighties -
quello che portò alla (pseudo)ribalta le
formazioni garage contenute nell'imprescindible
"Children of Nuggets" - la sua musica fu boccata
d'aria fresca per nostalgici ed appassionati.
Perché le sue canzoni erano sì citazioniste,
ma talmente accattivanti e stupende da lasciarsi
alle spalle qualsiasi dietrologia.
Ed è fantastico considerare che nonostante
siano passati parecchi anni e la sua figura sia
relegata al circuito dei soliti appassionati collezionisti
impulsivi maniacali, le canzoni non abbiano perso
freschezza e siano invecchiate molto meglio di
certe altre formazioni (addirittura più
"promettenti" ed "innovative": ascoltare un disco
dei Wall Of Voodoo adesso, per dire, è
pazzesco). Forza del pop e della sua natura immortale.
E del fantastico fascino ingenuo e giovanile di
quando diventa power. In questa esaustiva
antologia ci sono 38 canzoni, ma sono tutte -
allo stesso tempo - sia inutili che fondamentali.
Inutili perché non spostano di un grado
alcuna bussola. Fondamentali perché capaci
di farti perdere la testa.
E non lo dico tanto per dire. Prendete "Can't
Get Enough", "1 Time 2 Time Devastated", "At First
Sight" o "Know You Now": roba da andare in fissa
e non ascoltare altro per settimane. Roba che
ti dimentichi che sono canzoni formate dall'eterno
giro di accordi Re-Sol-La e cliccare in continuazione
il tasto Play. Play. Play. Play. Ancora. Ancora.
Ancora. Fino a quando non ci si stufa. Con l'unico
problema che non ci si stufa mai. Perché
sono canzoni perfette. Perché dimostrano
la fantastica ed elementare dinamica sufficiente
per scrivere un pezzo immortale. E poi un altro.
E un altro ancora, fino ad "Homespun Blues" del
2004. A suo modo fantastico. Cosė come i Someloves,
una delle band pių catchy da quando esistono i
"ritornelli". Così come gli Stems, semplicemente
i migliori eredi australiani dei Byrds che memoria
ricordi ("At First Sight" č uno di quei dischi
per cui vale una vita, cosė come la canzone...).
O i DM3, l'unica band che ha fatto pensare ad
un qualche genere di successo per il Dom Mariani,
uno che adesso produce i dischi dei Sick Rose,
gira il mondo su un furgone infiammando i club
più sfigati per quasi due ore, notte dopo
notte, e che ha riformato gli Stems vent'anni
dopo per - ne sono sicuro - un altro disco da
colpo al cuore. Un colpo al cuore necessario.
Come con questa antologia, che sarebbe davvero
tremendo non possedere.
collegamenti su MusiKàl!
Big Star - In Space
The Byrds - Younger
Than Yesterday