D'accordo, non avremo canzoni da fischiettare mentre
si passeggia, ma cosa abbiamo avuto in cambio? Fantasia,
originalità, intuizioni sparse.
Questo è ciò che ci regala "Point",
il nuovo disco di Cornelius, al secolo Keygo Oyamada.
Questo folletto giapponese ha già avuto modo
di imporsi nelle sale di registrazione di tutto
il mondo come il "Phil Spector dagli occhi
a mandorla"; dopo il fulminante debutto di
"Fantasma", Cornelius propone un disco
in cui la musica viene trattata come grezzo materiale
di produzione da assemblare nelle forme più
bizzarre e inconsuete. Per più di 40 minuti
ci troviamo trasportati su questa "catena di
montaggio sonoro", dove le melodie vengono
ridotte a timidi singulti, dove i suoni, anche i
più naturali, assumono un aspetto artificiale
e sintetico. Ci verrebbe da parlare di musica seriale,
ma non vogliamo scomodare nessuno; va da sé
che comunque siamo più vicini a Terry Riley
che ai Pearl Jam.
Il disco apre con "Bug (Electric Last Minute)":
quaranta secondi esclusivamente dedicati ad un'unica,
solitaria nota di pianoforte e a una chitarra acustica
immediatamente deturpati da "rumori bianchi"
di vario genere. Purezza del suono e violenza della
macchina. Ma il bello arriva con "Point Of
View Point", primo singolo tratto dal disco.
Il brano si ripete ciclicamente in micromoduli in
cui una chitarra acustica ripete ostinata un unico
accordo, le voci si sovrappongono e suoni impercettibili
spuntano fuori imprevedibilmente come teste di folletto.
Intendiamoci: non si parla di musica elettronica.
Qui abbiamo chitarre acustiche, pianoforti, percussioni
"in carne ed ossa", voci naturali. Tuttavia
nelle mani di Cornelius tutti questi elementi diventano
gli ingredienti per qualcosa di nuovo e irresistibilmente
"innaturale".
In questo senso abbiamo begli esempi come "Drop",
in cui il placido suono dell'acqua viene ingabbiato
in un tempo sincopato (onnipresente la chitarra
acustica, stoppata per esaltare al massimo l'effetto
"funky"), o come "Tone Twilight Zone",
delicato brano ricamato dai rumori di una foresta
pluviale, dove piccoli strumenti elettronici imitano
la natura, ricreando suoni simili allo sbattere
d'ali di un coleottero. Il gioco si ripete con "Bird
Watching At Inner Forest", pseudo-bossanova
dove i testi mischiano inglese e giapponese al solo
fine di creare sonorità gradevoli.
Ovviamente chi cerca qui le nuove frontiere della
New Age dovrà guardare altrove. La cultura
musicale di Cornelius attinge linfa vitale dalle
fonti più svariate. "I Hate Hate"
o "Fly", ad esempio, affondano le proprie
radici nel British Metal anni '80, producendo uno
sproloquio di chitarre superveloci e superdistorte.
Fortunatamente si torna a respirare con la rielaborazione
della celebre "Brazil", che perde tutto
quel suo carattere di allegria e frenesia per far
posto ad una melanconica bossanova cantata da un
robot.
Il disco si chiude con i toni distesi di "Nowhere",
con la sua melodia finalmente sviluppata oltre le
tre note, avviluppata dallo scroscio dell'acqua
marina, per poi implodere in un "pieno"
di onde sonore al limite della sopportabilità
uditiva.
Senza dubbio ci troviamo di fronte ad un mago. Un
mago di suoni, colori, impressioni. Un disco certo
non facile, ma sicuramente buono per chi rifugge
la maledizione del "già sentito".
8
marzo 2002
Track
list:
1.
Bug (Electric Last Minute)
2. Point Of View Point
3. Smoke
4. Drop
5. Another View Point
6. Tone Twilight Zone
7. Bird Watching At Inner Forest
8. I Hate Hate
9. Brazil
10. Fly
I
commenti
Francesco Nicosia
5 luglio 2002 Un
disco originalissimo. Un mix di generi sotto
il segno della
sperimentazione elettronica!
zumah 28
maggio 2002
Speciale!
Segue da "Fantasma".