Non starò qui a deliziarvi con le prosopopee
tardo-romantiche sulle omeriche attese cui noi
appassionati siamo stati costretti dai dEUS
per ascoltare un nuovo disco di canzoni inedite.
Tanto lo sapete benissimo, sono passati sei anni.
Il rischio della delusione era dietro l’angolo,
tanto più se si considerano tutti i pezzi persi
da Tom Barman in questo lungo travaglio. Ma finalmente
è la musica a parlare, e nonostante una formazione
praticamente stravolta, "Pocket Revolution"
conferma come i belgi siano strettamente vincolati
alla mentalità bizzosa del proprio leader.
La strada è quella già battuta con l’ultimo "Ideal
Crash", si parla di ere geologiche fa,
ma i dEUS sono riusciti a riproporsi senza perdere
la loro identità e evitando di mettere a fuoco
un misero contentino di prodotto di seconda scelta.
In "Pocket Revolution" convivono due
anime, perché da un lato ci sono chitarre incisive
in stile "Worst Case Scenario"
("Bad Timing", "If You Don’t Get
What You Want", "Night Shopping"),
dall’altro la pulizia sonora e la stratificazione
pop che aveva fatto dell’ultimo disco una gemma
incompiuta ma di bellezza altresì straordinaria
(su tutte "Include Me Out" o "Cold
Sun Of Circumstance"). Certo, non è tutto
oro ciò che luccica, e laddove Barman approda
in territori vagamente alla Magnus – il cui disco
può essere ricordato più come un passo falso che
altro… era proprio brutto e tamarro – si nota
una caduta generale del livello compositivo. Qui
non ci sono episodi precisi, soltanto qualche
frammento sparso in giro per tutto il disco che
evita al suddetto una definitiva consacrazione.
Ma si tratta della discontinuità di cui i dEUS
hanno sempre sofferto, semplicemente dovuta alla
voglia di strafare che, comunque, ha saputo dare
dei risultati non di meno bellissimi. E questo
disco non è che l’ennesima ed attesissima conferma
di un gruppo che, seppur con le già spiegate immancabili
pecche, non è mai stato così libero e in salute.
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