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PLANET FUNK - Concerto al Fuori Orario (RE) (9 maggio 2003)

di Pierangelo Pettenati

L'origine del progetto musicale dei Planet Funk era coniugare i modi del rock con quelli della dance; sotto questo impulso il combo livornese-fiorentino-napoletano ha prodotto un cd ("Non zero sumness") che concretizza senza sbavature questa idea.

FOTO-GALLERY del concerto (foto di Luca Rossi)
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Bei suoni, belle canzoni, singoli a raffica, "tiro" a volte irresistibile e una reputazione da subito altissima. In molti è nata la voglia di vederli dal vivo, che per i più esigenti si traduceva nella curiosità di scoprire se sarebbero stati in grado di riprodurre tutto quanto esce da quel cd; in alcuni, questa curiosità diventava speranza, la speranza di non trovarsi davanti all'ennesimo bluff.

Venerdì 9 sono passati dal Fuori Orario e, finalmente, anche nella nostra zona abbiamo potuto capire. I Planet Funk non sono un bluff. Sono, al contrario, l'unico gruppo italiano da esportazione mondiale, l'unico che potrebbe suonare ovunque, con successo e senza far pensare al solito gruppo italiano che prova a rifare qualcosa di estero. Ci sono in giro ottimi "macchinisti", ottime rock band e ci sono i Planet Funk, che sono saliti sul palco del Fuori Orario con una batteria, un dj, un tastierista, tre chitarristi e un bassista.

La partenza è con la strumentale "Where is the max", la stessa che apre il cd; è un ingresso in un nuovo ambiente musicale, dove il suono ha un ruolo determinante, che da solo crea l'ambiente. L'ingresso di Sally Doherty aumenta questa connotazione "ambient", dai ritmi non ancora dance ma di grande suggestione grazie alla sua splendida voce; new age e musica etnica si mescolano in "Chase the sun", "The waltz" e "Rosa blu". L'andamento è moderatamente rilassante e rilassato, ma non mancano le parti più dance.

Il clima cambia decisamente quando Sally lascia il posto a Dan Black, accolto con un boato da stadio. La sua prima canzone è "Paraffin", seguita da "Inside all the people". I confini si perdono, c'è la tipica cassa battente della dance, suoni ampi, tre chitarre elettriche e un cantante che continua a saltare; rock o dance? Inutile chiederselo, la cosa migliore è fare quello che fanno tutti: ballare. Ballare, lasciare andare il corpo per poi riprendersi con ancora una parte dedicata all'ascolto, con "Piano piano" cantata ancora Sally e dedicata a Rachel Corry, l'americana schiacciata da un bulldozer in Palestina.

Quando Dan irrompe ancora sul palco siamo vicini alla canzone che tutti aspettavano, "Who said". Per una volta l'aggettivo "devastante" si può usare in senso positivo. Quel ritmo che costringe la testa ad andare su e giù ogni volta che si ascolta questa canzone, uscisse anche in mono da casse di 2 Watt, dal vivo è irresistibile; Dan canta senza badare alla pulizia del canto puntando tutto alla sostanza, muovendosi convulsamente ma con carisma e quando la batteria parte su quel "I've never been to the U.S.A." nessuno riesce a fare niente che non sia saltare. Nella relativa semplicità della struttura di questa canzone c'è tutto il progetto dei Planet Funk: andare nei posti del rock e farli ballare con i ritmi della dance. Conoscendo il "popolo del rock", è un piccolo miracolo.



LA SCALETTA
Where is the max
Chase the sun
The waltz
Rosa blu
Paraffin
Inside all the people
Under the rain
All man's land
- DJ set -
Piano piano
Thightrope artist
Who said
The switch

BIS
Inside all the people
Who said

BIS 2
Chase the sun


collegamenti su MusiKàl!
Planet Funk - The Switch (12")
Planet Funk -
Inside All The People (12")

 

19 maggio 2003

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