L'origine del progetto musicale dei Planet Funk
era coniugare i modi del rock con quelli della
dance; sotto questo impulso il combo livornese-fiorentino-napoletano
ha prodotto un cd ("Non zero sumness")
che concretizza senza sbavature questa idea.
Bei suoni, belle canzoni, singoli a raffica,
"tiro" a volte irresistibile e una reputazione
da subito altissima. In molti è nata la
voglia di vederli dal vivo, che per i più
esigenti si traduceva nella curiosità di
scoprire se sarebbero stati in grado di riprodurre
tutto quanto esce da quel cd; in alcuni, questa
curiosità diventava speranza, la speranza
di non trovarsi davanti all'ennesimo bluff.
Venerdì 9 sono passati dal Fuori Orario
e, finalmente, anche nella nostra zona abbiamo
potuto capire. I Planet Funk non sono un bluff.
Sono, al contrario, l'unico gruppo italiano da
esportazione mondiale, l'unico che potrebbe suonare
ovunque, con successo e senza far pensare al solito
gruppo italiano che prova a rifare qualcosa di
estero. Ci sono in giro ottimi "macchinisti",
ottime rock band e ci sono i Planet Funk, che
sono saliti sul palco del Fuori Orario con una
batteria, un dj, un tastierista, tre chitarristi
e un bassista.
La partenza è con la strumentale "Where
is the max", la stessa che apre il cd; è
un ingresso in un nuovo ambiente musicale, dove
il suono ha un ruolo determinante, che da solo
crea l'ambiente. L'ingresso di Sally Doherty aumenta
questa connotazione "ambient", dai ritmi
non ancora dance ma di grande suggestione grazie
alla sua splendida voce; new age e musica etnica
si mescolano in "Chase the sun", "The
waltz" e "Rosa blu". L'andamento
è moderatamente rilassante e rilassato,
ma non mancano le parti più dance.
Il clima cambia decisamente quando Sally lascia
il posto a Dan Black, accolto con un boato da
stadio. La sua prima canzone è "Paraffin",
seguita da "Inside all the people".
I confini si perdono, c'è la tipica cassa
battente della dance, suoni ampi, tre chitarre
elettriche e un cantante che continua a saltare;
rock o dance? Inutile chiederselo, la cosa migliore
è fare quello che fanno tutti: ballare.
Ballare, lasciare andare il corpo per poi riprendersi
con ancora una parte dedicata all'ascolto, con
"Piano piano" cantata ancora Sally e
dedicata a Rachel Corry, l'americana schiacciata
da un bulldozer in Palestina.
Quando Dan irrompe ancora sul palco siamo vicini
alla canzone che tutti aspettavano, "Who
said". Per una volta l'aggettivo "devastante"
si può usare in senso positivo. Quel ritmo
che costringe la testa ad andare su e giù
ogni volta che si ascolta questa canzone, uscisse
anche in mono da casse di 2 Watt, dal vivo è
irresistibile; Dan canta senza badare alla pulizia
del canto puntando tutto alla sostanza, muovendosi
convulsamente ma con carisma e quando la batteria
parte su quel "I've never been to the U.S.A."
nessuno riesce a fare niente che non sia saltare.
Nella relativa semplicità della struttura
di questa canzone c'è tutto il progetto
dei Planet Funk: andare nei posti del rock e farli
ballare con i ritmi della dance. Conoscendo il
"popolo del rock", è un piccolo
miracolo.
LA SCALETTA
Where is the max
Chase the sun
The waltz
Rosa blu
Paraffin
Inside all the people
Under the rain
All man's land
- DJ set -
Piano piano
Thightrope artist
Who said
The switch
BIS
Inside all the people
Who said
BIS 2
Chase the sun
collegamenti su MusiKàl!
Planet Funk - The
Switch (12")
Planet Funk - Inside
All The People (12")