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PJ HARVEY
Concerto al Palalido (Milano) (10 marzo 2001)
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di Stefano Folegati scrivi un'email

Alle sette di sera sono già in tanti ad aspettare l'apertura dei cancelli del Palalido, per l'unica data italiana di PJ Harvey: c'è aria d'attesa, visto che sono passati più di due anni dalla sua ultima volta in Italia, nel 1998, quando Polly Jane si era presentata con lo stile "depresso" del suo album precedente, il rarefatto "Is This Desire". Il nuovo "Stories From The City, Stories From The Sea" invece è un lavoro sanguigno, che con le sue ballate rock intrise di New York e Patty Smith lascia presagire uno show da vera primadonna, che restituisca una PJ più femminile e diretta. Purtroppo girano anche voci su una brutta laringite, che fino all'ultimo sembrava mettere in forse il concerto italiano. con un po' di trepidazione la gente comincia a filtrare attraverso i cancelli, o per lo meno attraverso le fessure che gli omoni della security, parcamente e quasi controvoglia, ci elemosinano.

Mentre il pubblico si riversa nel parterre e sulle gradinate, lo spettacolo viene aperto da un set di tutto rispetto: i Giant Sand del buon Howe Gelb, che saltella per il palco correndo dietro alle chitarre e alle tastiere, in un clima da divertita jam session più che da vero concerto. Gelb e soci offrono quaranta minuti buoni di musica bella e stralunata, che suona come proveniente da qualche deserto americano, equidistante da Lou Reed, Tom Waits e Neil Young; quest'ultimo omaggiato in apertura con la cover della classica "Out On The Weekend". Certo, però, l'acustica non aiuta.

Poco dopo le nove, con il Palalido gremito che comincia a chiamare a gran voce, un roadie si avvicina al microfono per pregare il pubblico di non fumare, su richiesta "dell'artista": cavolo, dev'essere la laringite. Comunque, una buona metà del pubblico, incredula e quasi divertita, non ci pensa nemmeno a rinunciare ai suoi piccoli segnali di fumo.

Nove e venti: le luci si spengono e, quasi puntuale, la band arriva compatta sul palco, e alla prima impressione lo spettacolo sembra mantenere le promesse. Perché PJ, senza bisogno di entrate ad effetto, colpisce comunque gli occhi come un piccolo fuoco d'artificio, avvolta in un rossissimo abitino, i tacchi a spillo e il trucco vivace che quasi abbaglia nel contrasto con la pelle diafana. L'inizio, potente sulle note di "This Wicked Tongue", mescola brani vecchi con pezzi dall'ultimo album. Le cose più datate sono riarrangiate nello stile "straight" del nuovo disco: "Send His Love To Me", dal superbo "To Bring You My Love", è molto più chitarristica, e la voce di PJ non si lascia trasportare nel delirio lamentoso dell'originale, dando un'impressione più compatta e meno teatrale. Polly Jane è cresciuta: lasciatasi dietro le lacerazioni e gli spasmi degli album con la prima band, la femme fatale dell'esordio solista, la pallida vestale i due anni fa, si presenta contemporaneamente sensuale e distaccata, in pieno controllo tanto della band che della propria presa sul pubblico: occhieggia sorniona dietro l'ombretto scuro, sorride appena e segue col corpo e con il tamburello le canzoni più tirate, come la nuova, trascinante "Good Fortune". Ed è nei nuovi brani che sembra trovarsi maggiormente a proprio agio: dopo il rodaggio iniziale arrivano "The Whores Hustle...", "This is Love", "Horses in My Dreams", che alternano l'energia e il lirismo, e PJ lascia finalmente correre la voce sulle sfumature emotive di cui è capace.

Arriva la pausa, il pubblico fischia e schiamazza, e i musicisti in dieci minuti tornano sul palco: PJ si scusa della forma non proprio perfetta (ma dove! ma dai!) e attacca l'immancabile "Down By the Water" nell'esaltazione generale. Peccato che sia l'ultimo brano. dopo un'oretta di concerto le luci si riaccendono nello stordimento più o meno generale. PJ era quella che aspettavamo, ma, saranno stati i guai di salute, l'abbiamo appena assaggiata, e avremmo gradito almeno altre due o tre canzoni. Magari se la gente fumava un po' meno...

collegamenti su Kalporz:
PJ Harvey - le recensioni di MusiKàl!
Giant Sand
- Chore Of Enchantment
- Dal vivo a Milano
Lou Reed - le recensioni di MusiKàl!
Tom Waits - le recensioni di MusiKàl!
Neil Young
- le recensioni di MusiKàl!



13 marzo 2001




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