Sono sorpreso. Molto sorpreso. Lo davano prossimo
alla pubblicazione di un live accompagnato da
una big band, e invece mi trovo tra le mani il
progetto più estremo realizzato finora
da Marco
Parente. Per carità, l'idea di un disco
di remix di materiale già edito non è
certamente nuova, ma non è questo il punto:
l'idea folle è di condensare tutte le dieci
canzoni del bellissimo "Trasparente"
in un unico brano di oltre quindici minuti.
Pillole, appunto, ma destrutturate, taglienti
e spigolose come poco altro. Un progetto coraggioso,
quello di iniziare un disco con un brano di tale
difficoltà, e ancor più coraggiosa
l'idea di proseguire sulla stessa linea per il
resto del disco.
Non c'è assolutamente nulla, nei trentacinque
minuti di "Pillole buone", che sia di
facile assimilazione, e durante i primi ascolti
non riesco a fare a meno di chiedermi se Marco
Parente sia stato bastonato in testa da Aphex
Twin in persona. O se il nostro "cantautore"
non sia stato messo sotto contratto dalla Warp,
o ancora se non stia trattando le sue canzoni
allo stesso modo dei Radiohead
e del loro controverso "Kid
A".
Niente di tutto questo, in realtà. Il
progetto "Pillole buone" vuole essere
soprattutto un punto di partenza per nuove rielaborazioni
musicali, a partire proprio dai brani contenuti
in questo disco: chiunque può collegarsi
al sito www.marcoparente.it e riutilizzare creativamente
le tracce disponibili.
Più un battesimo di una nuova comunità
virtuale, che "il nuovo disco di Marco Parente",
dunque, e forse è meglio così, dato
che la qualità della musica proposta in
"Pillole buone" è diseguale e
non sempre all'altezza: sia la title-track sia
il remix di "Proiettili buoni" sono
basati soprattutto su sovrapposizioni caotiche
di campioni della voce, e sono fin troppo destrutturate
e, sì, quasi irritanti.
Va molto meglio con il remix di "W il mondo",
dilatata e onirica benché più ritmata
dell'originale, e bellissima è la versione
conclusiva di "Anima gemella", che accentua
le divagazioni elettroniche originali per trasformarle
in una fuga drum 'n bass, che si placa e si distende
su un finale per pianoforte e voce leggermente
distorta.
Nessun giudizio di valore, alla fine, solo una
serie di possibili aggettivi per descrivere "Pillole
buone": difficile. Coraggioso. Innovativo.
Inascoltabile. Bellissimo. Irrisolto.
collegamenti su MusiKàl!
Marco Parente - le
recensioni
Radiohead - la Kalporzgrafia