Dostoevskij scrive “L’idiota”
parlando di una persona che ha sensibilità
diverse, superiori. Un ipersensibile, come chi
sa godere di gioie minime, come chi cerca l’imperfezione
che rende vivi, e reali. Questo è Paolo
Benvegnù, un’artista di sensibilità
superiore: c’erano stati gli Scisma a dimostrarlo,
e ora queste nuove canzoni lo testimoniano una
volta di più, e con ancora più forza.
Le storie che “Piccoli fragilissimi film”
racconta sono quelle di un uomo che esce dal proprio
inferno privato: storie sofferte, eppure raccontate
con una sincerità disarmante. È
proprio qui la novità principale del disco:
se gli Scisma alzavano muri di chitarre a schermare
le parole di un uomo che aveva paura di scoprirsi
fragile, qui tutto si distende, i suoni si fanno
tenui, e il pianoforte si incarica di sorreggere
confessioni intensissime, nude. La ricerca sulla
parola si è fatta ancora più profonda,
ma tutto tende a una semplicità che gli
Scisma non sono mai riusciti ad avere: alla musica
non resta che scivolare sotto liriche davvero
splendide, fondendosi con esse senza disturbarle.
Il pianoforte accompagna, sottile e dolce, l’ammissione
della propria debolezza (“Il mare verticale”,
con il suo splendido crescendo finale dove appaiono
piccole schegge di fiati), l’amore (“Io
e te”, sospesa tra silenzi e preghiere,
fino all’eterea coda chitarristica), pensieri
su un’umanità sconsolante (“Il
sentimento delle cose”). Fatta eccezione
per pochi momenti, Paolo non sembra nemmeno ricordare
i propri trascorsi indie, ma si riallaccia ad
una tradizione cantautorale tutta italiana, ricerca
la melodia e non la soffoca, ma la libera: ascoltate
il finale del disco (la soave “È
solo un sogno”, l’incedere lento e
punteggiato dal clarinetto in “Quando passa
lei”, lo sguardo assente e triste sulla
fine di un amore in “Catherine”) per
capire la maturazione di Paolo Benvegnù,
come cantante – un miglioramento davvero
notevole – e come autore. In mezzo a questi
suoni pacati, la drammatica “Brucio”,
con i suoi archi spettrali che mi hanno ricordato
addirittura un vecchio brano di Tricky (“Tattoo”,
da “Nearly God”), e lo sfogo bruciante
di “Suggestionabili”stanno a testimoniare
di un animo ancora inquieto, teso, vivo.
“Piccoli fragilissimi film” è
ben lontano da una perfezione che forse non cerca
neppure, alcuni passaggi suonano un po’
troppo artificiosi (“Fiamme”) o poco
riusciti (“Only for you”), e il clima
generale dell’album non è certo dei
più distesi; difetti di poco conto, però,
almeno agli occhi di chi scrive: al di là
della gioia di aver ritrovato un artista importante,
queste canzoni sanno essere profonde, commoventi,
poetiche come poche altre. Sanno colpire le anime.
Canzoni idiote. Ipersensibili.
collegamenti su MusiKàl!
Paolo Benvegnù - Suggestionabili
(CDS)
Paolo Benvegnù - Intervista
(6-5-2003)
Scisma - "The
Last Waltz" Concerto al Flog (FI)