Che Foligno – come narra l’antica
e assai diffusa storiella di provincia – si
trovi effettivamente al centro del mondo, è argomento
che, in tutta franchezza, può interessare
fino a un certo punto. Ciò che stasera
ci preme, semmai, è poter trovare Sir
Glen Johnson al centro del palco insieme ai suoi
Piano Magic in una serata che comunque conferma
il Feedback come outsider piuttosto attento e
affatto nuovo a inattese quanto prestigiose ospitate
(vedi i recenti Liars), se pensiamo che la tranquilla
cittadina umbra non possa propriamente dirsi
crocevia di grandi rotte concertistiche.
“No
Closure” proietta subito ombre lunghe e
scure, la pioggia che batte sulla strada, uno
squarcio notturno tanto per farci dire ancora
di slowcore e di fantasmi, di emozioni impalpabili
e visioni decadenti. Fra le nostalgiche confessioni
di “Love & Music” e ”The
King Cannot Be Found” c’è spazio
per una cover dei Dead Can Dance eseguita con
indubbio rispetto ma pur sempre (ammicca il piccolo
grande frontman) in barba alle annose raccomandazioni
materne (alla larga anche da Kraftwerk e Smiths…),
mentre “Great Escapes” - con le sue
forti tinte wave - se ne va in fuga epica e strumentale
e non la prendi più. Neanche il tempo
di sentirci gratificati per quel cordiale “grazie” pronunciato
in (quasi) tutte le lingue del mondo, però,
che la manina di Glen deve accompagnare con gesto
convenzionale la gentile richiesta di maggior
silenzio, lo sguardo indirizzato verso il fondo
del locale laddove, nei pressi del bancone, rumoreggiano
un po’ troppo i facinorosi del gin-tonic.
E a questo punto mi piacerebbe ricordare se l’esecuzione
di “ (Music Won’t Save You from Anything
But) Silence” abbia preceduto o meno questo
insolito siparietto. Non importa: le tipiche
sonorità eteree e sognanti (per quanto
mai rassicuranti) dei PM possono facilmente muovere
a un sufficiente grado di estatico rapimento,
tanto da ricondurre ogni potenziale elemento
di disturbo all’innocua dimensione d’impercettibile
rumore di fondo. Magari anche perché,
tra echi e riverberi d’ordinanza, un po’ di
Cure e qualche Low, l’approccio dei cinque
sembra assecondare per lunghi tratti la recente
tendenza a un sound maggiormente dinamico e chitarristico
(che in “Saints Preserve Us” è addirittura
alimentato da battenti percussioni a quattro
mani), seppure in piacevole alternanza con le
celebri e ariose melodie di un meraviglioso arrangiatore
come Johnson (l’inquieta serenità di “The
Last Engineer”, con i suoi rintocchi di
piano).
L’epilogo, e un po’ la reclamavamo,
ha dapprima la voce suadente della chanteuse Angèle David-Guillou - collaboratrice
del gruppo e già in apertura coi suoi
languidi e folky Klima – ma poi trova sfogo
nell’atto conclusivo, vorticosa dissonanza
a metà fra post-rock Mogwai ed eredità 4AD
con effetti di feedback che, va da sè,
finiscono per trovarsi come a casa propria.
Raffinati
e armoniosi, di un gusto caldo e rotondo che è al
tempo stesso deciso e vigoroso, ruvido e intenso.
Mai banale perché ogni volta di una sfumatura
differente. Decine di miscele diverse racchiuse
in un marchio solo, come un buon blended whisky.
E allora azzardiamo pure: Piano Magic. Il suono
che crea un’atmosfera.
collegamenti su MusiKàl!
Piano Magic - Part Monster
Piano Magic - Disaffected
Liars - Liars
Liars - Drum's Not Dead
Liars - They Were Wrong,
So We Drowned
Cure - la Kalporzgrafia
Low - Drums And Guns
Low - The Great Destroyer
Low - Trust
Low - Things We Lost In The
Fire
Kraftwerk - Tour De France Soundtracks
Kraftwerk - Trans-Europe
Express
The Smiths - The Smiths
Mogwai - Mr. Beast
Mogwai - Government Commissions (BBC
Sessions: 1996-2003)