Dopo due anni buoni di silenzio discografico,
gli Zep hanno intenzione di imbandire un'abbuffata
per i fans in trepidazione, e in parte cercano
il riscatto dopo che il precedente "Houses
of the Holy" è stato snobbato
dalla critica. Come è loro congeniale,
optano per la grande quantità, per l'abbondanza:
"Physical Graffiti" è un doppio
vinile che infarciranno di tutto, dai brani d'atmosfera
alla "No Quarter" ai vecchi blues, dalle
atmosfere celtiche del terzo album a rocce di
rock tirato da par loro.
In effetti di brani nuovi ce ne sono, ma per
colmare il piatto Page e soci attingono alle registrazioni
degli album precedenti, ripescando ben sette brani
scartati: ad esempio la pigra "Down by the
Seaside" proviene dalle sessioni di "III"
(di cui effettivamente non sarebbe stata all'altezza)
così come lo svagato arpeggio dedicato
a "Bron-Yr-Aur"; la smorfiosa "Houses
of the Holy" doveva essere la title-track
dell'album del 1973; "Night Flight",
un solare rock'n'roll, proviene addirittura da
"IV",
di cui evidentemente non condivideva l'atmosfera
cupa.
Sono comunque le nuove cose a meritare l'attenzione
maggiore: gli Zep hanno speso molto tempo ed energie
a confezionare lunghi brani d'atmosfera che recuperino
l'intensità di "Stairway to Heaven",
o almeno di "Rain Song". Il più
riuscito è indubbiamente "Kashmir",
uscito da una delle malefiche accordature che
Page infligge alla sua Danelectro: su un riff
semplice ma sottilmente misterioso la band costruisce
una maestosa armatura di suggestioni orientaleggianti,
che si sviluppa verso l'alto al ritmo pesante
e inesorabile della batteria di Bonzo, più
secca che mai; l'effetto è completato dalla
narrazione di luoghi fantastici e antiche civiltà,
dove ormai Plant è di casa, anche se il
brano risulta forse troppo lungo, con i suoi otto
e passa minuti. Altri brani lunghi e ambiziosi
sono "Ten Years Gone" e "In the
Light", che pur contenendo buoni spunti soffrono
ancor di più di prolissità, e di
scarsa coesione fra la miriade di frammenti di
cui sono composti.
Tali brani hanno comunque uno strano effetto
positivo: dopo le lunghe ore passate in studio
a cercare di mettere assieme simili monoliti,
la band ha voglia di staccare e improvvisare cose
immediate, sull'onda dell'adrenalina. Come ricordato
da Page in un'intervista, in questo modo saltano
fuori "Custard Pie", con un organo che
ricorda lo Stevie Wonder più movimentato,
e soprattutto "Trampled Underfoot",
pesantissimo quasi-funky in cui Jones picchia
sulla tastiera, Bonzo sul rullante e Plant esemplifica
con didattica chiarezza le analogie fra la meccanica
dell'automobile e l'atto sessuale. Anche "The
Wanton Song", dove si può ascoltare
una bizzarra chitarra che suona come un organo
grazie ad un effetto di eco rovesciato, e "Sick
Again", dove Page la fa da padrone, sono
brani hard diretti e energici che restituiscono
degli Zeppelin duri e puri, senza le svenevolezze
e i vezzi alla "torniamo a Chuck Berry"
di "Houses of the Holy".
Una nota a parte merita "In My Time of Dying",
uno standard di cui esisteva già una versione
di Bob Dylan (per inciso: quando Peter Grant si
presentò a Dylan dicendo "sono il
manager dei Led Zeppelin" si sentì
rispondere "io i miei problemi non li vado
a dire in giro"
). Dopo la parentesi
di "Houses
" gli Zep scelgono questo
brano per far ritorno al blues tradizionale, ma
siamo lontani dalle interpretazioni dei primi
due album: qui gli Zep diventano chirurghi sadici,
che vivisezionano la musica che li ha cullati
per metterne a nudo i meccanismi e le formule;
è così che per undici minuti Page
masturba una slide guitar ultradistorta sotto
i bombardamenti di Bonzo, mentre Plant ripete
le due frasi del testo fra urletti e singhiozzi.
Potente, e perfino insopportabile se non si è
dell'umore giusto.
In complesso, è nella varietà del
menù il buono di "Physical Graffiti",
che testimonia la volontà degli Zeppelin
di combattere su tutti i fronti aperti nell'irresistibile
ascesa verso il successo dei primi, leggendari
quattro album. Non li ritroveremo più così,
perché la fortuna, ahinoi, cambierà
ben presto a sfavore del Dirigibile.
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