Gli avi vichinghi dei Motorpsycho sono diventati
famosi per essere stati dei grandi viaggiatori
e degli altrettanto grandi e temuti saccheggiatori.
Pare proprio che i nostri contemporanei ragazzi
di Trondheim (Norvegia) abbiano mutuato tali caratteristiche,
adattandole ovviamente ad un mondo più
civilizzato (almeno in apparenza). Viaggiatori
dunque, perché sempre in tour, ovunque.
E col tempo, album dopo album, saccheggiatori
di stili e spunti musicali rappresentativi di
almeno tre decadi di rock, per tacere di alcune
contaminazioni jazz. E se l'obelisco egiziano,
portato a Parigi da Napoleone come trofeo di guerra,
campeggia da decenni in Place de la Concorde,
totalmente francesizzato nel suo decoro stilizzato,
anche "Go to California" non è
un semplice plagio di "Light my fire",
ma la sua naturale e devota continuazione in una
nuova fase temporale.
Saether, Ryan e Gebhardt hanno dalla loro una
straordinaria padronanza della materia sonora,
unita ad un'irrisoria facilità creativa.
"Bedroom eyes", l'opening track, è
bella da non credersi, delicata come potevano
essere alcune creature di Nick
Drake. Un riff incisivo apre "For free",
dove una potentissima base ritmica punk/hardcore
si fonde ad un delizioso gusto progressive Camel-Spirit:
l'impasto è eccezionale, carico, passionale,
tutte caratteristiche che il vecchio prog-rock
perse con l'andare degli anni e dei gruppi. "B.S."
è pura gioia dei sensi, carnale nel suo
basso in primo piano, aerea nelle sovrapposizioni
di flauto e Fender Rhodes. "Landslide"
continua questo delirio di note con il suo incipit
alla Jethro Tull, tanto agreste quanto nervoso
e tecnico, per poi dipanarsi in una pura melodia
pop, con voci dissonanti degne dei primi Soft
Machine e Pink Floyd. Abbiamo già accennato
a "Go to California" ed alla sua progenitura,
innervata da abbondanti dosi Jefferson Airplane
e Grateful Dead, liquida e densa come un altro
capolavoro Doors, "Riders on the storm".
"Painting the night unreal" e "The
slow phaseout" sono preziosi scrigni contenenti
pillole di Pink Floyd Waters-dipendenti, fiati
di Bacharach, squarci celestiali modello Van
der Graaf Generator/Genesis.
Lo psycho-jazz surreale "When you're dead"
chiude il disco, preceduto dalla meravigliosa
"Blindfolded", un'opera d'arte che dovrebbe
essere fatta ascoltare a scuola, una canzone di
puro pop con tutti gli ingredienti per entrare
nella storia.
Il "bottino" contenuto in "Phanerothyme"
costituisce così un capolavoro di musica
moderna, creata da una triade libera e colta,
una boccata di aria fresca in un panorama ingessato
da troppi lugubri e noiosi schematismi.
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