Vai all'homepage di Kalporz MusiKàl!, la rivista musicale di Kalporz Music Club

MusiKàl! - Recensioni, Artisti, News musicali
» Novità Album e Live
» News
» I preferiti di Rokko
» Gli intramontabili
» Kalporzgrafie
» Speciali / Interviste

Osteria - Chiacchiere e Forum
Chiacchiere e Forum

Stalla - Storie in musica
Storie in musica

Municipio - Benvenuti a Kalporz!
Benvenuti a Kalporz!

Cerca un Artista
0-9 A B C D E F G H I
J K L M N O P Q R S
T U V W X Y Z

Info & Contatti
Collabora con noi
Pubblicità
Promo e demo
Le Foto su Kalporz
Radio Radicchio

AMON DÜÜL II
Phallus Dei (Liberty Records, 1969)
segnala questa recensione 
Vai agli Album Intramontabili!
Questo album è INTRAMONTABILE!
Vai agli Album Intramontabili!
recensione di Raffaele Meale scrivi un'email


Che il Kraut-Rock, sigla usata per identificare il rock di matrice teutonica venuto alla luce tra gli ultimi singulti degli anni ’60 e i primi vagiti del decennio successivo, risulti essere a un trentennio di distanza una delle avventure musicali più seminali è oramai punto fermo acquisito e metabolizzato da buona parte della critica – anche se in Italia si continua a vivere in uno stato di (semi)incoscienza dettato da un’apatia distributiva ancora fortemente riscontrabile -.

Risulta dunque doverosamente scontato arrivare a fare i conti con un album come “Phallus Dei” partorito dagli Amon Düül II nel 1969. L’appendice numerica alla fine della titolazione del combo di Monaco di Baviera è dovuta alla precedente storia della band: in principio vi era un ensemble musicale abnorme, vera e propria comune (e dopotutto l’epoca è quella, fra hippies e persone dedite all’autocoscienza in fuga da un mondo ipertecnocratico, paranoico e stressato – ma la società occidentale non è forse sempre stata così?) denominata semplicemente Amon Düül. Quando questa esperienza decise di scindersi vennero alla luce gli Amon Düül versione I e II; di questi i primi ebbero storia fugace e ben poco interessante, al contrario dei II che diedero alla luce come primogenito questo eccezionale “Phallus Dei”.

Opera nella quale confluiscono tutti i rimandi culturali della band, dai clangori, tintinnii e boati che aprono la title-track prima che questa venga vivisezionata e innervata dal basso di Dave Anderson e che riportano direttamente al fluire psichedelico dei Pink Floyd fino alle cavalcate ossessionanti e ossessionate degne della mente narcolettica di John Cale e Lou Reed – e i Velvet Underground prima maniera saranno oggetto d’idolatria per tutta la scena tedesca, dai Can ai Faust -. Ma si incapperebbe in un gravissimo errore d’interpretazione limitare il campo d’azione degli Amon Düül alle sole coordinate rock: certo, è impossibile non riscontrare nella loro musica germi psichedelici, malattie pre-wave e addirittura fraseggi vagamente progressive, ma la forza della band sta nella ricerca forzata di un patchwork musicale in grado di far convivere elementi fortemente antropologici.

Così si può assistere a un’interpretazione angosciosa delle trame musicali arabe nell’incedere ipnotico della splendida “Kanaan”, destinata a perdersi in accelerazioni, un parlato sommesso e vocalizzi in lontananza. Il brano è posto simbolicamente ad apertura dell’album ed è facile leggerlo come manifesto programmatico del mood della band. Ma non è certo tutto qui: tra accenni di percussioni africane, canti gregoriani e intermezzi provenienti direttamente dal Giappone il suono degli Amon Düül si fa decisamente meticcio, aperto a ogni influenza. E capace di mostrare una parentela stretta anche con le schizofrenie avant-pop di Frank Zappa che stavano invadendo da poco meno di un lustro l’industria statunitense. Ma questo senso di non aderenza stretta a luoghi o geografie prestabilite è facilmente codificabile e riscontrabile in buona parte del krautrock, soprattutto nell’omonimo dei Faust e nei seguenti “Faust Tapes”, oltre che nei Can e nei Popol Vuh – che qui prestano Holger Trülzsch alla causa, impegnato alla Turksih Drum -.

Il fallo di Dio ha finito per ingravidare (consapevolmente?) buona parte della musica contemporanea che vale la pena di ascoltare. E non accusa ancora sulle sue spalle il peso degli anni.
Buon per lui. E per noi.

collegamenti su MusiKàl!
Pink Floyd - la Kalporzgrafia
Lou Reed -
le recensioni
Velvet Underground - White Light/White Heat
Velvet Underground - Velvet Underground & Nico
John Cale - Paris 1919
Faust - Faust IV
Frank Zappa - Civilization Phaze III
Frank Zappa - Hot Rats



27 novembre 2004


Track list:

1. Kanaan
2. Dem Guten, Schönen, Wahren
3. Luzifers Ghilom
4. Henriette Krötenschwarz
5. Phallus Dei

Bonus Track:
1. Freak Out Requiem I
2. Freak Out Requiem II
3. Freak Out Requiem III
4. Freak Out Requiem IV
5. Cymbals in the End



I commenti
 



aggiungi il tuo commento!
torna su

adv
8 Ball Records
CD, LP e DVD usati, import e rarità

»
EVER-KALPORZ
gli intramontabili
Cult - Love
Primal Scream - Screamadelica
Einsturzende Neubauten - Fünf Auf Der Nach Oben Offenen Richterskala
Dadamah - This Is Not A Dream
Swell Maps - A Trip To Marineville

»
NOVITA'
le ultime recensioni
Marracash - Marracash
The Black Keys - Attack & Release
SeelenluftBirds And Plants And Rocks And Things
Paul Weller - 22 Dreams
Fleet Foxes - Fleet Foxes

»
ROKKO-BEAT
i preferiti di Rokko
Gravenhurst - The Western Lands
Burial - Untrue
Il Teatro degli Orrori - Dell'Impero delle Tenebre
Ralfe Band - Swords
Le Man Avec Les Lunettes - ?

»
CONCERTI
gli ultimi recensiti
AA.VV. - Primavera Sound 2008 (Barcellona)
Sigur Ros - Giardino di Boboli (Firenze)
AA.VV. - Italia Wave 2008 (Livorno)
Giovanni Allevi - Teatro degli Arcimboldi (Milano)
My Bloody Valentine - Roundhouse (Londra)



Home | MusiKàl | Municipio | Osteria | Stalla

Copyright  © Kalporz 2000-2008. Tutti i diritti riservati