Vai all'homepage di Kalporz MusiKàl!, la rivista musicale di Kalporz Music Club

MusiKàl! - Recensioni, Artisti, News musicali
» Novità Album e Live
» News
» I preferiti di Rokko
» Gli intramontabili
» Kalporzgrafie
» Speciali / Interviste

Osteria - Chiacchiere e Forum
Chiacchiere e Forum

Stalla - Storie in musica
Storie in musica

Municipio - Benvenuti a Kalporz!
Benvenuti a Kalporz!

Cerca un Artista
0-9 A B C D E F G H I
J K L M N O P Q R S
T U V W X Y Z

Info & Contatti
Collabora con noi
Pubblicità
Promo e demo
Le Foto su Kalporz
Rock Contest

P.G.R.
Concerto al Villaggio Globale (Roma) (12 febbraio 2005)
segnala questa recensione 
di Raffaele Meale scrivi un'email

Come afferma “P.G.G.G.R.”, acronimo allargato, espanso per dare voce a tutti, “Però Gianni Giorgio Giovanni Resistono”. Ne è stata riprova definitiva il concerto tenuto allo Spazio Boario, tendone adibito agli eventi speciali del Villaggio Globale; esiste da pochi, pochissimi anni, questa struttura vagamente circense. Ma proprio in questo centro sociale romano – insieme al Forte Prenestino padre protettore di tutti gli spazi di antagonismo militante capitolino – i neonati C.S.I. mossero i primi passi. Lo ricorda proprio Giovanni Lindo Ferretti in uno dei suoi soliloqui tra un brano e l’altro (pochi e molto ben misurati, c’è da dire), soffermandosi sulla volontà di essere qui tra altri undici anni “se sarà ancora possibile”.

Ed ecco che il tema della resistenza torna a far sentire la propria urgenza: Ferretti dovrà, a quanto dice, tornare a breve in ospedale, quell’ospedale che aveva evitato “per grazia ricevuta” – ed ecco di nuovo il ricatto dell’acronimo -, e l’intero concerto sembra un’analisi dura e disillusa verso il dolore. Dolore personale, come la memoria cantata degli avi che “mi ha fatto vivo, sopravvivere, crescere” (“I miei nonni”), ma anche cinico dolore universale, descritto nello stupefacente furore scaturito dalla ripresa di “Tu menti”. Che l’intenzione della band fosse quella di riavvicinarsi alla scarna essenzialità del punk che fu l’anima animalesca dei CCCP appare abbastanza chiaro e palese dalla scelta della strumentazione, chitarra/basso/batteria con aggiunta casuale di percussioni tribali e di reminiscenze etniche – la tammorra che guida la danza di “Casi difficili”, ad esempio -, e dalla presenza in scena di una ballerina, con associazione di idee immediata verso Annarella Giudici, Fatur, la “qualità della danza” e il teatro masochista.

La scaletta sembra tagliata perfettamente con l’accetta: dopo un’intro dedicata al passato, con “Brace”, “Narko’$” e “Forma e sostanza” in bella sequenza ecco arrivare il presente. “D’anime e d’animali” è rivisitato in lungo e in largo, la lingua di Ferretti lo declama con un amore che non può comunque cancellare la sensazione di stordimento di fronte a un lavoro minore – perché l’intero progetto PGR è comunque un episodio minore nella luminosa carriera di questo guru mai veramente allineato a chicchessia -. Dal vivo i brani acquistano una profondità maggiore, comunque, e appare doveroso lasciarsi andare alla frenesia gentile di “Alla Pietra” e al caos mediatico, discutibile e doloroso – per chi scrive, anche, per chi ascolta, anche, per chi ha composto, probabilmente – che prorompe da “Orfani e vedove”.

Arriva il tempo degli animali, l’anima si fa contorta caparbia ammirevole (ed ammirata), le sensazioni sgretolate dall’apparente sconfitta – che è sorella nel progetto solista di quello che sarà comunque e sempre il Grande Assente, Massimo Zamboni – si ricompongono alla ricerca della semplicità, lontani dai patiboli di sapere che furono roghi e furono Shoah, per citare ulteriormente un reading ferrettiano. L’orfano di sinistra canta di Israele come del “Profeta, Dio lo ha in gloria, Mohammed”, eppure sofferma la sua attenzione sulla manifestazione terrena del dolore, la più dirompente perché la più istituzionale, impossibilitata a essere ricondotta a peccati universali, guerre mondiali, atroci mercanteggiare di sangue per petrolio, baratto contemporaneo che ha solo ideologia del profitto: la carne destinata al supplizio, martoriata in sé dal suo stesso essere uomo, non santo, di Giovanni Paolo II. Alla sua figura, al suo essere lì, Ferretti dedica il concerto, mettendogli accanto chi è Giovanni ed è Lindo come lui, chi è stato concepito a un concerto dei PGR (o dei CSI? Certo non dei CCCP a giudicare dalla foto…), massimo complimento a un uomo che non ha mai voluto essere idolo né megafono, eppure lo è diventato suo malgrado. Idolo lo è per la stessa negazione della forma, dell’iconografia, megafono non può non esserlo quando centinaia di persone ne anticipano il canto e lo trascinano in eco innamorata.

“Crescete bene, mi raccomando”, domanda Ferretti – ma basta parlare solo di lui, dannazione, Canali/Maroccolo/Gulli non stanno lì a raccogliere briciole smozzicate – che non alza il pugno quando canta “sogno tecnologico bolscevico, atea mistica meccanica, macchina automatica no anima, macchina automatica no anima” ma continua a declamare di una “terra in permanente rivoluzione”. “Unità di produzione” come “A tratti” descritte con un furore selvaggio, pratica barbarica rimasta unica arma di una mente che si sente, purtroppo, sola. E che sa di dover cantare il dolore e la mestizia, il fragore e l’adunanza, perché “l’amore non si canta, è un canto di per sé”.

Da venti e passa anni i collettivi, consorzi, aggregazioni di musicisti sotto l’occhio e la mente di Giovanni Lindo Ferretti portano per l’Italia il loro rock, che è poi il padre di qualsiasi rock nostrano, capace di fondere cervello e pancia, “l’alto e il basso senza abbellimenti”. E al Ferretti che conclude “Blu” augurando a tutti di poter vedere un’alba del medesimo colore – concerto che si chiude sull’alba dopo essersi aperto con “l’aria serena e di sostanza sferzante” – e che promette, qualora il papa restasse in vita, di tornare ancora qui tra undici anni, spontaneamente scatta l’applauso, che tradotto in un rapporto più individuale si trasforma in abbraccio. Perché se è vero che siamo tutti un po’ orfani dei CCCP e dei CSI è altrettanto vero che abbiamo e avremo sempre bisogno di chi, con classe e libertà, continua a proporci “un’opinione pubblica un poco meno stupida delle sale da ballo un po’ più che di merda”. A presto, Giovanni, e in bocca al lupo.

 

collegamenti su MusiKàl!
P.G.R. - Speciale "D'anime e d'animali"
P.G.R. -
Per Grazia Ricevuta
P.G.R. -
Intervista (7-8-2002)
C.S.I. -
la Kalporzgrafia
CCCP -
la Kalporzgrafia
Giorgio Canali & Rosso Fuoco - giorgiocanali&rossofuoco
Gianni Maroccolo - A.C.A.U. La nostra meraviglia
Massimo Zamboni - Sorella sconfitta

 



14 febbraio 2005




I commenti
 

aggiungi il tuo commento!
torna su

adv
8 Ball Records
CD, LP e DVD usati, import e rarità

»
CONCERTI
gli ultimi recensiti
R.E.M. + Editors - Arena Santa Giuliana (Perugia)
AA.VV. - Summercase 2008 (Madrid)
Erykah Badu - Cavea dell'Auditorium (Roma)
Gossip + Battles - Festa de l'Unità (Roma)
Interpol + dEUS - Piazza Castello (Ferrara)

»
NOVITA'
le ultime recensioni
M83 - Saturdays = Youth
Vibert / Simmonds - Rodulate
Primal Scream - Beautiful Future
Numero 6 – Quando arriva la gente si sente meglio Ep
Weezer - Weezer (Red Album)


»
ROKKO-BEAT
i preferiti di Rokko
Gnarls Barkley - The Odd Couple
Gravenhurst - The Western Lands
Burial - Untrue
Il Teatro degli Orrori - Dell'Impero delle Tenebre
Ralfe Band - Swords

»
EVER-KALPORZ
gli intramontabili
Cult - Love
Primal Scream - Screamadelica
Einsturzende Neubauten - Fünf Auf Der Nach Oben Offenen Richterskala
Dadamah - This Is Not A Dream
Swell Maps - A Trip To Marineville


Home | MusiKàl | Municipio | Osteria | Stalla

Copyright  © Kalporz 2000-2008. Tutti i diritti riservati