Anche i migliori steccano. Sarà perché
da Ferretti e soci ci si aspetta sempre un grande
pathos e un’intensità superiore alla
media, sarà perché i nuovi
P.G.R. ci avevano abituato bene nel concerto di
giugno sotto la Pietra di Bismantova, sarà
per tanti motivi, ma al Vox i superstiti P.G.R.
hanno manifestato più di altre volte la
mancanza di Francesco Magnelli e di Ginevra Di
Marco offrendo un live dignitoso ma che in più
momenti ha rasentato la pura maniera e in altri
una inaspettata improvvisazione, inaccettabile
da chi è un tale professionista (almeno
due finali sono stati vistosamente sbagliati).
Sul palco salgono subito solo i tre redivivi,
ovvero Ferretti, Canali e Maroccolo, per riaffermare
chiaramente chi è il depositario di questo
progetto, ma già da “Forma e sostanza”
si capisce che, se il feeling è ai minimi
storici, anche la carica fa fatica ad ingranare:
si sente terribilmente l’assenza del riff
di chitarra di Zamboni e l’assolo successivo
di Canali, lancinante e quasi imbarazzante, non
fa che aumentare questa sensazione. E poi un’annotazione:
se il rifare canzoni dei C.S.I.
e dei CCCP era
cosa buona e giusta nella prima forma dei P.G.R.,
dato che l’elettronica contaminava il tutto
e i pezzi assumevano diversa linfa, un remember
del genere senza mordente sembra proprio una carenza
di idee, oltre che un non volersi del tutto immergersi
in nuovo progetto che prescinda dal passato.
Il concerto continua con suoni della pizzica
salentina (“Casi difficili”), mondo
esplorato da Ferretti anche con il progetto parallelo
Attaranta, canzoni con due bassi per far sì
che Maroccolo possa lavorare di più sulle
note alte a mo’ di chitarra (ecco, la solita
nota positiva è poter ascoltare Maroccolo,
il suo suono e il suo modo di suonare sono davvero
imperdibili ogni volta…), “A tratti”
dei C.S.I. mixata con “Come bambino”
, “Tu menti” dei CCCP, “Unità
di produzione” sempre dei C.S.I. ed il resto
preso dall’ultimo album dei P.G.R. “D’anime
e d’animali”. Pochissimo, quasi
niente, dal primo cd “Per
Grazia Ricevuta”, e si capisce anche
il perché: quando fanno “Montesole”,
ad esempio, il fantasma di Ginevra si aggira per
il palco senza poter purtroppo intonare “L’amore
non si canta / è un canto di per sé”.
Insomma, a giugno i P.G.R. trasmettevano dal palco
quella ritornata voglia di elettricità
che rappresentava una sferzata di aria pulita,
ora che forse quella spinta è finita al
Vox sono sembrati un gruppo alla ricerca di una
propria identità, persa tra echi del passato
e un presente poco definito. O forse solo in una
serata storta. Nessuna certezza, ma anche il rifare
come bis un pezzo già eseguito in scaletta
– l’ottima “Cavalli e cavalle”
– attesta che i P.G.R. navigano un po’
a vista.
E ci rimanda all’acronimo dei P.G.R (“Però
Gianni Giorgio Giovanni Resistono”): la
capacità di resistenza dei tre sarà
con tutta probabilità ancor più
messa a dura prova nell’immediato futuro.
collegamenti su MusiKàl!
P.G.R. - D'anime
e d'animali
P.G.R. - Per
Grazia Ricevuta
P.G.R. - Intervista
(7-8-2002)
CCCP - la Kalporzgrafia
C.S.I. - la Kalporzgrafia
Ginevra Di Marco - Concerto
n.1 smodato temperante
Massimo Zamboni - Sorella
sconfitta