Seconda tappa della rassegna musicale "Controtempi",
che nella passata edizione ospitò il Banco
del Mutuo Soccorso. L'acustica non proprio esaltante
del Palasport di Parma, che ha costretto i tecnici
a qualche aggiustamento in corsa, non ha fortunatamente
impedito di apprezzare una performance che attendevamo
con ansia di poter valutare.
In tour pressoché ininterrotto ormai da
più di due anni la Forneria macina musica
con imperturbabile e infaticabile passione. Sull'onda
dell'ottimo "Live
in Japan" (elogiato recentemente anche
da Ian Anderson) la band ripropone l'identico
programma, con qualcosa in meno (sostanzialmente
"Out Of The Roundabout") e qualche spostamento
in scaletta. Anche le esecuzioni dei pezzi risultano
dunque identiche, con l'eccezione dell'assolo
pianistico di Flavio Premoli, differente nell'introduzione
a "Dove
Quando" parte seconda.
Con due postazioni di percussioni (Roberto Gualdi
secondo drummer) e Lucio "Violino" Fabbri
straordinario polistrumentista, la P.F.M. sceglie
l'attacco conciliante e immaginifico di "River
Of Live", seguita da "Photos Of Ghosts",
in cui la parte centrale di violino è spasmodicamente
tesa e prolungata all'estremo possibile, rendendone
ancor più esplosiva la risoluzione. Sono
queste le finezze e le sfumature su cui il progressive
in dimensione live deve spesso lavorare.
Per la verità se, scrivendo dell'album
giapponese, giudicammo segno di assoluta maturità
la compresenza di versioni italiane e versioni
inglesi, dobbiamo qui aggiungere che, forse, sarebbe
stato preferibile, nei concerti in patria, prediligere
più spesso le versioni nostrane: questo
dicasi, naturalmente, anche per "Promenade
The Puzzle". Non che la qualità e
il piacere dell'ascolto siano stati in qualche
modo danneggiati - crediamo che la maggior parte
degli appassionati sia ampiamente abituata al
bilinguismo dei vecchi classici e non vi badi
più di tanto - ma certo le ragioni della
"variatio", accorgimento spesso utile
da seguire nel campo dell'arte, avrebbero forse
suggerito di differenziare un pochino, e con poca
fatica, l'offerta giapponese da quella italiana:
la sensibilità dell'uditorio non può
essere sempre la medesima e la notazione di Di
Cioccio a proposito del "nostro primo album
internazionale" (cioè "Photos
Of Ghosts" del 1973), ripetuta pari pari,
suona quanto meno superflua.
Per il resto un concerto che non lesina soddisfazioni,
con qualche piccolo "ma": "Promenade
The Puzzle", alias "Geranio", guadagna
punti dal vivo; "Il banchetto" invece
ne perde, così in versione pop, pesantemente
accorciata e un po' involgarita. Grande la versione
di "La carrozza di Hans", accorciata
nell'assolo chitarristico di Mussida ma poderosa,
quasi crimsoniana, specialmente nell'esordio.
Di Cioccio stupisce sempre più per la personalità
da rock-singer, ormai pienamente conquistata sul
campo, senza fortunatamente rinnegare l'anima
del batterista.
Tremate giovincelli: i "nonni" sono
sempre lì, in forma smagliante, e non mollano
la posizione. Di più: non la molleranno
per parecchio tempo ancora.
SCALETTA:
- River Of Life
- Photos Of Ghosts
- Maestro della voce
- La rivoluzione
- La Luna nuova
- Peninsula
- Promenade The Puzzle
- Suonare Suonare
- Assolo pianistico
- Dove
Quando (parte 2): solo piano
- Dove
Quando (parte 1)
- Scary Light
- Il banchetto
- Dolcissima Maria
- Si può fare
- Mr. 9 Till 5
- Altaloma 5 Till 9 (comprendente l'immancabile
versione dell'ouverture del Guglielmo Tell)
BIS:
- La carrozza di Hans
- Impressioni di settembre
- È festa
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