Dopo due albums molto interessanti, talvolta
con canzoni di grande spessore ("Here Comes The
Flood", "Solsbury Hill" e "Mother Of Violence")
l'ex carismatico front-man dei Genesis non aveva
ancora espresso tutto il meglio del suo multiforme
talento. Questo terzo lavoro apre il periodo d'oro
della sua carriera, iniziando una ricerca sonora
che darà vita ad autentici capolavori come
il successivo "Peter Gabriel IV" e il best-seller
"So". Il tema che lega le splendide canzoni di
"Peter Gabriel III" è essenzialmente uno
solo: l'alienazione dell'uomo moderno, lasciato
in balia di se stesso in un mondo che non puo
controllare e che lo porta sull'orlo di un baratro.
Il volto liquefatto in copertina sembra essere
al riguardo molto esplicito. L'incomunicabilità
("I Don't Remember"), l'isolamento ("Not One Of
Us"), la perdita dell'autocontollo ("No Self Control")
e della privacy ("Intruder") fanno parte di un
serie di ossessioni che forse sono più
attuali oggi di vent'anni fa, quando venne pubblicato
l'album. Dopo il tracollo arriva la cura con "Leading
A Normal Life", il rimedio per tornare a riprendere
una "vita normale". L'ombra di "Taxi Driver" e
Martin Scorsese sono presenti in "Family Snapshot",
ispirata alla figura dell'attentatore del governatore
George Wallace, che agì non per scopi politici
ma per "essere qualcuno". Gabriel scrive il testo
in prima persona, immedesimandosi nel killer e
nel suo estremo bisogno di attenzione (che cela
un'infanzia infelice). Attraverso gli occhi dei
bambini l'orrore della guerra sembra quasi un
gioco ("Games Without Frontiers", con l'intervento
vocale della splendida Kate Bush). La musica del
disco scorre in modo cupo e potente, pur non rinunciando
alla melodia. La batteria di Phil Collins e del
fedele Jerry Marotta picchiano duro mentre è
deciso l'intervento delle chitarre di Robert Fripp
e dei giovani (allora) Paul Weller e Dave Gregory
degli XTC, capitati chissà come nello stesso
studio di registrazione di Gabriel. Si chiude
alla grande con "Biko", forse il miglior inno
antirazzista mai inciso da un musicista rock.
A ben vedere il Sudafrica e l'Apartheid sembrano
essere lontani anni luce dalle fantasie barocche
di "Supper's Ready" e"Firth Of Fifth". Ma Peter
Gabriel ha fatto un viaggio temporale, è
partito da lontano ed arrivato ai nostri giorni.
4
dicembre 2000
Track
list:
1. Intruder
2. No Self Control
3. Start
4. I Don't Rember
5. Family Snapshot
6. And Through The Wire
7. Games Without Frontiers
8. Not One Of Us
9. Lead A Normal Life
10. Biko
I
commenti
carl palmer 11 maggio 2002
la
sua arte si staglia sopra tutto:le emozioni
che da lui pochi
altri le sanno dare...............grazie peter
carl palmer 11 febbraio 2002
peter
è un genio!!!
Attilios 17 ottobre 2001
Consiglio
a chi acquista questo disco di emettere un
giudizio definitivo solo dopo qualche settimana
di ascolto, solo dopo aver assorbito davvero
i significati profondi che Gabriel ha voluto
comunicare (o quantomeno i significati che
ogni ascoltatore saprà trarne). Non
ho dubbi che il giudizio finale risulterà
infinitamente supeiriore rispetto a quella
emesso dopo un primo sommario ascolto.