La data di Milano di Peter Gabriel era la seconda
della parte italiana del Growin' Up Tour e la
prima nel capoluogo lombardo. Fra chi si era già
fatto raccontare tutto (o quasi) del concerto
bolognese e chi non ha voluto sapere niente
la curiosità e l'attesa erano le stesse.
Perché un conto è sentire che durante
"Downside-Up" Peter Gabriel e la figlia
Melanie hanno camminato a testa in giù
appesi alla struttura circolare (a sua volta appesa
al soffitto e non sorretta dal basso) e un conto
è assistere a questa performance e essere
partecipe delle suggestioni che un simile gesto,
all'interno di quella canzone, riesce ad evocare.
Solo uno scrittore potrebbe rendere la quantità
di emozioni, i simboli dietro ogni gesto e la
tensione teatrale di quest'ennesima sfida vinta
dal genio di Bath, che assieme al regista canadese
Robert Le Page ha scritto un'altra bellissima
pagina di spettacolo. Spettacolo a tutto tondo,
non solo musica, non solo teatro, non solo effetti
scenici ma tutto questo messo insieme come solo
un grande artista sa fare.
Il primo concerto milanese ha rispecchiato l'andamento
di quello di Bologna, anche perché, con
un allestimento così imponente e studiato
le variazioni non devono essere semplici; la prima
differenza è che ad aprire il concerto
sono i Blind Boys of Alabama, il che lascia intendere
che il loro intervento su "Sky blue"
non sarà campionato
e così
è stato, dimostrando che cantare dal vivo
è tutta un'altra cosa rispetto alla voce
registrata. Per questo viene da chiedersi come
sarebbe stata "Signal to noise" se ci
fosse veramente stato Nusrat Fateh Ali Khan.
Se il palco del Secret World Tour di dieci anni
fa entrava nel pubblico, questo si circonda del
pubblico: circolare, piatto, liscio, senza impalcature
a disturbare perché tutto è appeso
e tutti possono vedere da tutte le posizioni,
anche se alla fine l'impressione è che
per godere appieno dello spettacolo sia sulle
gradinate, da dove l'occhio può riempirsi
di tutto il palazzotto.
A qualcuno ha dato fastidio che PG introducesse
col suo italiano stentato ogni canzone, ma ogni
canzone è un piccolo spettacolo a sé
stante e così è stato più
semplice comprendere il significato di ognuna.
Anche in questo PG si è rivelato grande
uomo di teatro, capace di passare dalla tensione
alla rilassatezza, staccando nettamente ciò
che è rappresentazione da ciò che
non lo è.
Musicalmente, il concerto non si è discostato
dall'anteprima di settembre, con un suono più
compatto rispetto alla tournée precedente,
ma (sempre rispetto a Milano) con Ged Linch (il
batterista) più presente, più dentro
le canzoni. Per lui, stavolta, erano più
gli elogi che i "Manu Katche, però
".
Anche senza "Shock the monkey" e "Don't
give up", le due ore e quaranta di questo
concerto sono state assolutamente appaganti, con
"Come talk to me" e "Animal nation"
in più rispetto a Bologna e l'emozione
finale di "Father, son".
Ma non era ancora finito tutto: una voce annuncia
che, per esigenze di riprese (in Italia si gira
il live che uscirà su dvd) PG eseguirà
ancora una canzone e chi vuole può rimanere.
E il concerto è terminato così com'era
iniziato, con la splendida "Here comes the
flood".
SCALETTA:
1. Here Comes The Flood
2. Darkness
3. Red Rain
4. Secret World
5. Sky Blue
6. Downside-Up
7. The Barry Williams Show
8. Animal Nation
9. More Than This
10. Mercy Street
11. Digging In The Dirt
12. Growing Up
13. Solsbury Hill
14. Sledgehammer
15. Signal To Noise
16. In Your Eyes
17. Come talk to me
18. Father, Son
19. Here Comes The Flood (a concerto finito, per
esigenze di ripresa).
collegamenti su MusiKàl!
Peter Gabriel
- Concerto al
Palamalaguti (BO) (6/5/2003)
- Up
- Concerto a
Milano (Alcatraz) (18/9/2002)
- Concerto a
Milano (Alcatraz) (16/9/2002)
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Genesis - la
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King Crimson - le
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