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VAN DER GRAAF GENERATOR
Pawn Hearts (Charisma/Virgin, 1971)
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recensione di Federico Olmi scrivi un'email


Van Der Graaf Generator - Pawn Hearts

Prosegue la straordinaria compattezza di ispirazione del gruppo britannico, che con quest’opera tocca forse l’apice creativo. Diciamo forse, perché per molti critici è così: a noi pare in verità che il grande trittico dei Van der Graaf costituisca, nel suo insieme, un complesso unitario e uniforme sotto il profilo compositivo, nell’ambito del quale è preferibile, anzi obbligatorio, discutere di sfumature, più che di evidenti differenze di valore. Il giudizio finisce per basarsi per lo più sulle preferenze personali. Certezza è invece il fatto che in circa due anni sia sorto un tale monumento del rock.

Ma parliamo del completamento dell’edificio. Due lunghi brani nel lato A, "Lemmings (including Cog)" e "Man-Erg". Il primo comincia in modo simile a "Darkness (11/11)", con un lugubre soffio di vento, e si sviluppa in modo mirabile: risulta quasi stucchevole esaltare ancora una volta l’interpretazione vocale di Hammill, accompagnata da uno strumentale mai invadente, apparentemente in secondo piano ma sempre incisivo e denso, mai trabordante, cui gli ottoni di David Jackson conferiscono un sapore inconfondibile.

Lo stesso dicasi per "Man-Erg", uno dei pezzi più rappresentativi di un gruppo troppo spesso trascurato e relegato ai margini o, per meglio dire, lasciato all’ascolto di pochi estimatori e cultori di una musica di nicchia. Ma è proprio questa presunta musica ‘minoritaria’ che ci regala perle come questa: che fece, e fa, davvero epoca. Possiamo sezionarla in quattro parti che, in un certo senso, comprendono tutte le caratteristiche del gruppo. Si comincia col bellissimo tema principale, sorretto dal pianoforte, una delle vette assolute, per intensità e pathos, di tutto il progressive (e di tutto il rock). Segue un intermezzo violento, q uasi ossessivo, dove la voce diviene aspra e stridula, tesa e straziante; poi la musica si stempera lentamente in un terzo tema melodico. Il modo straordinario in cui Hammill canta la semplicissima espressione "And I And You", cesellandola, isolandola e quindi esaltandola, è la dimostrazione di cosa significhi ‘interpretare’ un brano. Infine, con composizione ad anello, ritorna il tema iniziale, modulato da Hammill in maniera ancora più grandiosa, che porta a compimento il brano: ma proprio in conclusione sentiamo riemergere il secondo tema percussivo, ribadito da un leggerissimo coro; una finezza indimenticabile in un finale suggellato violentemente dal saxofono con un ‘urlo’ lacerante.

Il lato B è dedicato alla lunga suite "A Plague of Lighthouse Keepers", comprendente dieci sezioni, tre in più di "Supper’s Ready" dei Genesis. Un brano ricco di bellissimi temi, quasi una summa del Van der Graaf pensiero: ma ci risulta difficile giudicarla tout court, come sembra fare Cesare Rizzi nel suo ‘Progressive’ (Atlanti Universali Giunti, Firenze, Giunti, 1999), il risultato maggiore del quartetto. Oltretutto Rizzi parla di una presunta articolazione fra ‘momenti acustici e momenti corali’, di cui non sappiamo dare una spiegazione: di momenti corali in "A Plague…" praticamente non ve ne sono, eccetto che nel finale. In altri passaggi la voce di Hammill è reincisa su se stessa per creare maggiore intensità espressiva, ma non si tratta di cori. Forse Rizzi si è espresso male, anche perché la contrapposizione fra acustico e corale risulta in ogni caso sfasata. Ma torniamo a bomba. Vorremmo segnalare almeno le ultime tre sezioni della suite, dove la teatralità di Hammill tocca alcuni dei suoi massimi vertici: dimostrandosi l’unica in grando di contendere con quella, più poliedrica, di Peter Gabriel. Il sax di Jackson è in grande evidenza in "S.H.M.", mentre in "The Clot Thickens" si ammorbidisce in un meraviglioso lirismo. La penultima sezione presenta incredibili sfumature cabarettistiche che, durante i nostri ultimi ascolti, ci hanno ricordato qualche passaggio di "Bohemian Rhapsody": che i Queen avessero ascoltato questo brano? Il finale è ‘grandiosamente trattenuto’ e anche qui, come detto, c’è un leggero coro. Ma i Van der Graaf non cercano mai il facile effetto, anzi: qui sfiorano persino la cacofonia, il groviglio sonoro, dove la chitarra di Robert Fripp (ancora una volta collaboratore) ci offre il suo inconfondibile timbro. Si tenga presente che la chitarra elettrica non ha un ruolo fondamentale nella musica del gruppo o, per lo meno, non ha mai funzione strutturale. Ragion per cui questo intervento finale colpisce particolarmente l’orecchio. Nella sua lunghezza però, la suite è indubbiamente più frammentata di altri pezzi del gruppo: i temi, specialmente nella seconda parte, appaiono come una serie di quadri disposti paratatticamente, molto belli in se ma scarsamente collegati fra loro. Ma ce ne fossero di più di opere così!

Dopo l’uscita di "Pawn Hearts" il gruppo si prende una pausa, durante la quale Peter Hammill si concentra sulla attività da solista, intrapresa nel medesimo 1971 con "Fool’s Mate". I suoi collaboratori saranno spesso e volentieri gli stessi membri del gruppo. Nel 1975 i Van der Graaf tornano con "Godbluff". Nell’edizione statunitense di "Pawn Hearts" è compresa anche "Theme One". Hugh Banton si occupa stabilmente anche del basso.


collegamenti su MusiKàl!
Van Der Graaf Generator - le recensioni
Peter Gabriel - Peter Gabriel III
Peter Gabriel - Up



19 febbraio 2001


Track list:


1. Lemmings (including Cog)
2. Man-Erg
3. A Plague of Lighthouse Keepers:
  1. Eyewitness
  2. Pictures/Lighthouse
  3. Eyewitness
  4. S.H.M.
  5. Presence of the Night
  6. Kosmos Tours
  7. (Custard’s) Last Stand
  8. The Clot Thickens
  9. Land’s End (Sineline)
  10. We go now



I commenti


claudiosalernoit2000@yahoo.it
30 luglio 2002
Un Universo Musicale senza confine esplora il infinito mondo del
spazion musicale, tan grande como il cosmo.



Popten
24 luglio 2002
Più che commentare P.H.,al cui cospetto qualsiasi giudizio rischierebbe solo di essere riduttivo,mi preme consigliare caldamente al Sig. Attilios un attento riascolto di Relayer,disco stupendo anch'esso...potrebbe solo fargli bene...per quanto riguarda Dark Side,beh,non mi professo un grande fan dei Pink Floyd(fatta eccezione per Ummagumma Live Album,Atom Heart Mother e Meddle),quindi il suo giudizio mi vede in parte concorde,anche se lascio ad altri un' eventuale risposta diretta.


Benedetto
21 luglio 2002
non bisogna dimenticare il produttore, Jhon Antony, colui che ha
prodotto Trespass e Nursery Cryme!!


Amorfino
10 luglio 2002
musica...


claudio borghi
1 luglio 2002
da theme one a lemmings e' una continua emozione; la voce e'
paragonabile ad una nenia ed ha ampiezza meravigliosa sia nella timbrica
che nella sonorita'. veramente un bel disco che, ogni volta che posso,
riascolto con grande piacere.


kobaia
6 giugno 2002
é sovraumano. sembra creato da dio in persona... Sarebbe uno dei
pochi dischi che mi porterei su un isola deserta (assieme a Close to the
edge-Yes, Relayer-Yes, In the land of grey and pink-Caravan e Magma-Magma


tonysuper
20 maggio 2002
Rispondo a TARKUS...
pawn hearts è stato un grandissimo bestseller... in Italia vendette 800 mila
copie e rimase al numero uno per più di un mese...
quelli si che erano tempi.. ora ci sono i Subsonica o i P.O.D.
non dimenticatevi i dischi solisti di Peter Hammill: The silent corner e
Over su tutti
invito tutti i lettori di questa recensione a partecipare al newsgroup
it.arti.musica.rock.progressive


Attilios
14 maggio 2002
Agli albori della mia storia d'amore con il progressive, la mia
ragazza mi ha regalato questo disco assieme a "Dark Side of the Moon" e
"Relayer" degli Yes, che considero due delle peggiori bufale della mia
collezione. Sarà stata la depressione dovuta agli ascolti degli altri due
dischi (anche se la parola giusta per definirli sarebbe un altra), ma mentre
le prime dissonanti note di PH uscivano dalle casse ho pensato: "Oddio!
Oddio! Un'altra cacata!" e avrei voluto tagliarmi le vene! Dati i soldi che
erano costati al portafogli di Emilia, ho deciso di perseverare con gli
ascolti tentando di tirare fuori qualcosa di buono da questa triade
all'apparenza maledetta: ma laddove i primi due sono andati peggiorando col
tempo, pian piano i Van der Graaf Generator mi sono esplosi dentro, le
melodie, apparentemente scollegate, si sono coese, le parole hanno assunto
un significato, la musica ha raggiunto livelli di potenza evocativa senza
eguali. Così solo pochi giorni dopo DKSOTM e Relayer erano finiti nel
meritato dimenticatoio, mentre Pawn Hearts ai miei occhi appariva un
indiscutibile capolavoro, e Peter Hammill lo status di grande poeta della
musica inglese. La mia canzone preferita, se ciò non fosse un torto verso
un'opera sotanzialmente unitaria, sarebbe "Man-Erg" (pur non avendo ancora
capito a cosa allude il titolo). Alcuni momenti di "A plague..." sono
letteralmente travolgenti, soprattutto per chi ama i velieri fantasma, i
fari solitari e il mare d'inverno come me (ma non ama Loredana Berté o
Enrico Ruggeri).


Maurizio Berra
Lo ascolto una volta all'anno (da trent'anni).
Molto difficile trovare un album comparabile a Pawn Hearts


Maurizio Berra
18 aprile 2002
Lo ascolto una volta all'anno (da ormai 30 anni) e in assoluto
silenzio. Una pietra miliare della Musica


J.P.SARTRE
23 febbraio 2002

Peter Hammil canta in modo incredibile,la sua voce insieme a quella del grande Gabriel sono tra
le più belle del rock progressivo. MAN-ERG è una canzone che va dritto all’anima sia per le musica che per il testo. E poi con i 23 minuti di A PLAGUE mi faccio certi viaggi…che ho
pure smesso di fumare erba!!!!



Tarkus 17 febbraio 2002
Un labirinto di suoni.
Tecnicamente mostruoso questo disco.Un' epocale Man-Erg,intramontabile.
Sinceramente, se questo signore riesce a fare un disco cosi, con solo tre canzoni..............puo essere solo grande!
......e poi mi chiedo come Gigi D'Alessio possa essere piu famoso del Generatore.



man-erg italiandreamer@tin.it 5 febbraio 2002
Ho sentito parlare dei VdGG quasi per caso e dopo aver letto questa recensione ho pensato di comprarlo.Indubbiamente un acquisto di cui ne vado fiero.Ma mi chiedo com'è possibile che si sia parlato così poco di questo gruppo?.alla fine mi consolo pensando che ognuno ha ciò che si merita



soliks 17 settembre 2001
un ordine di suoni che si ditricano da un nucleo di caos e di vita primordiale


bluamaranto
15 settembre 2001
la+ bella voce del progressive, 1 dei gruppi + originali
dell'epoca,liriche eccezionali...questa è Musica!



cosimo brunetti
31 agosto 2001
veramente un disco impossibile da descrivere!!!
sembra che addirittura non ci sia una band a suonarlo!inquietante,futuribile,asssolutoooooohhhh!!!!!!!un potente labirinto di suoni che consiglio a tutti!!!!!!!



MAX
14 luglio 2001
AL PRIMO ASCOLTO MI SEMBRò UN'ALBUM UN Pò DIFFICILE DA DIGERIRE...è COMUNQUE UNO DEI PIù GRANDI ALBUM PROGRESSIVE!..LA VOCE DI HAMMIL è SEMPLICEMENTE STRAORDINARIA!


agelon
10 giugno 2001
Stimo P.H. il miglior album prog di tutti i tempi,
assolutamente
insuperabile. Per non parlare delle liriche di P.Hammill...


mario
22 maggio 2001

quasi un capolavoro, migliore H TO HE cmq, ciao a tutti


pro-ghess 21 maggio 2001
MOSTRUOSO!



rael
28 febbraio 2001

E`un capolavoro assoluto del
prog di tutti i tempi la forza ke
PETER emana è immensa
unici!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


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