Prosegue la straordinaria compattezza di ispirazione
del gruppo britannico, che con quest’opera tocca
forse l’apice creativo. Diciamo forse, perché
per molti critici è così: a noi
pare in verità che il grande trittico dei
Van der Graaf costituisca, nel suo insieme, un
complesso unitario e uniforme sotto il profilo
compositivo, nell’ambito del quale è preferibile,
anzi obbligatorio, discutere di sfumature, più
che di evidenti differenze di valore. Il giudizio
finisce per basarsi per lo più sulle preferenze
personali. Certezza è invece il fatto che
in circa due anni sia sorto un tale monumento
del rock.
Ma parliamo del completamento dell’edificio.
Due lunghi brani nel lato A, "Lemmings (including
Cog)" e "Man-Erg". Il primo comincia
in modo simile a "Darkness (11/11)",
con un lugubre soffio di vento, e si sviluppa
in modo mirabile: risulta quasi stucchevole esaltare
ancora una volta l’interpretazione vocale di Hammill,
accompagnata da uno strumentale mai invadente,
apparentemente in secondo piano ma sempre incisivo
e denso, mai trabordante, cui gli ottoni di David
Jackson conferiscono un sapore inconfondibile.
Lo stesso dicasi per "Man-Erg", uno
dei pezzi più rappresentativi di un gruppo
troppo spesso trascurato e relegato ai margini
o, per meglio dire, lasciato all’ascolto di pochi
estimatori e cultori di una musica di nicchia.
Ma è proprio questa presunta musica ‘minoritaria’
che ci regala perle come questa: che fece, e fa,
davvero epoca. Possiamo sezionarla in quattro
parti che, in un certo senso, comprendono tutte
le caratteristiche del gruppo. Si comincia col
bellissimo tema principale, sorretto dal pianoforte,
una delle vette assolute, per intensità
e pathos, di tutto il progressive (e di tutto
il rock). Segue un intermezzo violento, q uasi
ossessivo, dove la voce diviene aspra e stridula,
tesa e straziante; poi la musica si stempera lentamente
in un terzo tema melodico. Il modo straordinario
in cui Hammill canta la semplicissima espressione
"And I And You", cesellandola, isolandola
e quindi esaltandola, è la dimostrazione
di cosa significhi ‘interpretare’ un brano. Infine,
con composizione ad anello, ritorna il tema iniziale,
modulato da Hammill in maniera ancora più
grandiosa, che porta a compimento il brano: ma
proprio in conclusione sentiamo riemergere il
secondo tema percussivo, ribadito da un leggerissimo
coro; una finezza indimenticabile in un finale
suggellato violentemente dal saxofono con un ‘urlo’
lacerante.
Il lato B è dedicato alla lunga suite
"A Plague of Lighthouse Keepers", comprendente
dieci sezioni, tre in più di "Supper’s
Ready" dei Genesis. Un brano ricco di bellissimi
temi, quasi una summa del Van der Graaf pensiero:
ma ci risulta difficile giudicarla tout court,
come sembra fare Cesare Rizzi nel suo ‘Progressive’
(Atlanti Universali Giunti, Firenze, Giunti, 1999),
il risultato maggiore del quartetto. Oltretutto
Rizzi parla di una presunta articolazione fra
‘momenti acustici e momenti corali’, di cui non
sappiamo dare una spiegazione: di momenti corali
in "A Plague…" praticamente non ve ne
sono, eccetto che nel finale. In altri passaggi
la voce di Hammill è reincisa su se stessa
per creare maggiore intensità espressiva,
ma non si tratta di cori. Forse Rizzi si è
espresso male, anche perché la contrapposizione
fra acustico e corale risulta in ogni caso sfasata.
Ma torniamo a bomba. Vorremmo segnalare almeno
le ultime tre sezioni della suite, dove la teatralità
di Hammill tocca alcuni dei suoi massimi vertici:
dimostrandosi l’unica in grando di contendere
con quella, più poliedrica, di Peter Gabriel.
Il sax di Jackson è in grande evidenza
in "S.H.M.", mentre in "The Clot
Thickens" si ammorbidisce in un meraviglioso
lirismo. La penultima sezione presenta incredibili
sfumature cabarettistiche che, durante i nostri
ultimi ascolti, ci hanno ricordato qualche passaggio
di "Bohemian Rhapsody": che i Queen
avessero ascoltato questo brano? Il finale è
‘grandiosamente trattenuto’ e anche qui, come
detto, c’è un leggero coro. Ma i Van der
Graaf non cercano mai il facile effetto, anzi:
qui sfiorano persino la cacofonia, il groviglio
sonoro, dove la chitarra di Robert Fripp (ancora
una volta collaboratore) ci offre il suo inconfondibile
timbro. Si tenga presente che la chitarra elettrica
non ha un ruolo fondamentale nella musica del
gruppo o, per lo meno, non ha mai funzione strutturale.
Ragion per cui questo intervento finale colpisce
particolarmente l’orecchio. Nella sua lunghezza
però, la suite è indubbiamente più
frammentata di altri pezzi del gruppo: i temi,
specialmente nella seconda parte, appaiono come
una serie di quadri disposti paratatticamente,
molto belli in se ma scarsamente collegati fra
loro. Ma ce ne fossero di più di opere
così!
Dopo l’uscita di "Pawn Hearts" il gruppo
si prende una pausa, durante la quale Peter Hammill
si concentra sulla attività da solista,
intrapresa nel medesimo 1971 con "Fool’s
Mate". I suoi collaboratori saranno spesso
e volentieri gli stessi membri del gruppo. Nel
1975 i Van der Graaf tornano con "Godbluff".
Nell’edizione statunitense di "Pawn Hearts"
è compresa anche "Theme One".
Hugh Banton si occupa stabilmente anche del basso.
1. Lemmings (including Cog)
2. Man-Erg
3. A Plague of Lighthouse Keepers:
Eyewitness
Pictures/Lighthouse
Eyewitness
S.H.M.
Presence of the Night
Kosmos Tours
(Custard’s) Last Stand
The Clot Thickens
Land’s End (Sineline)
We go now
I
commenti
claudiosalernoit2000@yahoo.it 30
luglio 2002 Un
Universo Musicale senza confine esplora
il infinito mondo del
spazion musicale, tan grande como il cosmo.
Popten 24
luglio 2002
Più che commentare P.H.,al cui cospetto
qualsiasi giudizio rischierebbe solo di
essere riduttivo,mi preme consigliare caldamente
al Sig. Attilios un attento riascolto di
Relayer,disco stupendo anch'esso...potrebbe
solo fargli bene...per quanto riguarda Dark
Side,beh,non mi professo un grande fan dei
Pink Floyd(fatta eccezione per Ummagumma
Live Album,Atom Heart Mother e Meddle),quindi
il suo giudizio mi vede in parte concorde,anche
se lascio ad altri un' eventuale risposta
diretta.
Benedetto 21
luglio 2002 non
bisogna dimenticare il produttore, Jhon
Antony, colui che ha
prodotto Trespass e Nursery Cryme!!
Amorfino 10
luglio 2002 musica...
claudio borghi 1
luglio 2002
da theme one a lemmings e' una continua
emozione; la voce e'
paragonabile ad una nenia ed ha ampiezza
meravigliosa sia nella timbrica
che nella sonorita'. veramente un bel disco
che, ogni volta che posso,
riascolto con grande piacere.
kobaia 6
giugno 2002
é
sovraumano. sembra creato da dio in persona...
Sarebbe uno dei
pochi dischi che mi porterei su un isola
deserta (assieme a Close to the
edge-Yes, Relayer-Yes, In the land of grey
and pink-Caravan e Magma-Magma
tonysuper 20
maggio 2002 Rispondo
a TARKUS...
pawn hearts è stato un grandissimo
bestseller... in Italia vendette 800 mila
copie e rimase al numero uno per più
di un mese...
quelli si che erano tempi.. ora ci sono
i Subsonica o i P.O.D.
non dimenticatevi i dischi solisti di Peter
Hammill: The silent corner e
Over su tutti
invito tutti i lettori di questa recensione
a partecipare al newsgroup
it.arti.musica.rock.progressive
Attilios 14
maggio 2002
Agli
albori della mia storia d'amore con il progressive,
la mia
ragazza mi ha regalato questo disco assieme
a "Dark Side of the Moon" e
"Relayer" degli Yes, che considero
due delle peggiori bufale della mia
collezione. Sarà stata la depressione
dovuta agli ascolti degli altri due
dischi (anche se la parola giusta per definirli
sarebbe un altra), ma mentre
le prime dissonanti note di PH uscivano
dalle casse ho pensato: "Oddio!
Oddio! Un'altra cacata!" e avrei voluto
tagliarmi le vene! Dati i soldi che
erano costati al portafogli di Emilia, ho
deciso di perseverare con gli
ascolti tentando di tirare fuori qualcosa
di buono da questa triade
all'apparenza maledetta: ma laddove i primi
due sono andati peggiorando col
tempo, pian piano i Van der Graaf Generator
mi sono esplosi dentro, le
melodie, apparentemente scollegate, si sono
coese, le parole hanno assunto
un significato, la musica ha raggiunto livelli
di potenza evocativa senza
eguali. Così solo pochi giorni dopo
DKSOTM e Relayer erano finiti nel
meritato dimenticatoio, mentre Pawn Hearts
ai miei occhi appariva un
indiscutibile capolavoro, e Peter Hammill
lo status di grande poeta della
musica inglese. La mia canzone preferita,
se ciò non fosse un torto verso
un'opera sotanzialmente unitaria, sarebbe
"Man-Erg" (pur non avendo ancora
capito a cosa allude il titolo). Alcuni
momenti di "A plague..." sono
letteralmente travolgenti, soprattutto per
chi ama i velieri fantasma, i
fari solitari e il mare d'inverno come me
(ma non ama Loredana Berté o
Enrico Ruggeri).
Maurizio Berra Lo
ascolto una volta all'anno (da trent'anni).
Molto difficile trovare un album comparabile
a Pawn Hearts
Maurizio Berra
18 aprile 2002
Lo
ascolto una volta all'anno (da ormai 30
anni) e in assoluto
silenzio. Una pietra miliare della Musica
J.P.SARTRE 23 febbraio 2002
Peter
Hammil canta in modo incredibile,la sua
voce insieme a quella del grande Gabriel
sono tra
le più belle del rock progressivo.
MAN-ERG è una canzone che va dritto
allanima sia per le musica che per
il testo. E poi con i 23 minuti di A PLAGUE
mi faccio certi viaggi che ho
pure smesso di fumare erba!!!!
Tarkus
17 febbraio 2002
Un
labirinto di suoni.
Tecnicamente mostruoso questo disco.Un'
epocale Man-Erg,intramontabile.
Sinceramente, se questo signore riesce a
fare un disco cosi, con solo tre canzoni..............puo
essere solo grande!
......e poi mi chiedo come Gigi D'Alessio
possa essere piu famoso del Generatore.
man-ergitaliandreamer@tin.it
5 febbraio 2002
Ho
sentito parlare dei VdGG quasi per caso
e dopo aver letto questa recensione ho pensato
di comprarlo.Indubbiamente un acquisto di
cui ne vado fiero.Ma mi chiedo com'è
possibile che si sia parlato così
poco di questo gruppo?.alla fine mi consolo
pensando che ognuno ha ciò che si
merita
soliks
17 settembre 2001 un
ordine di suoni che si ditricano da un nucleo
di caos e di vita primordiale
bluamaranto 15 settembre 2001 la+
bella voce del progressive, 1 dei gruppi
+ originali
dell'epoca,liriche eccezionali...questa
è Musica!
cosimo brunetti 31 agosto 2001
veramente
un disco impossibile da descrivere!!!
sembra che addirittura non ci sia una band
a suonarlo!inquietante,futuribile,asssolutoooooohhhh!!!!!!!un
potente labirinto di suoni che consiglio
a tutti!!!!!!!
MAX 14 luglio 2001 AL
PRIMO ASCOLTO MI SEMBRò UN'ALBUM
UN Pò DIFFICILE DA DIGERIRE...è
COMUNQUE UNO DEI PIù GRANDI ALBUM
PROGRESSIVE!..LA VOCE DI HAMMIL è
SEMPLICEMENTE STRAORDINARIA!
agelon 10 giugno 2001 Stimo
P.H. il miglior album prog di tutti i tempi,
assolutamente
insuperabile. Per non parlare delle liriche
di P.Hammill...
mario 22 maggio 2001
quasi
un capolavoro, migliore H TO HE cmq, ciao
a tutti
pro-ghess
21 maggio 2001
MOSTRUOSO!
rael 28 febbraio 2001
E`un
capolavoro assoluto del
prog di tutti i tempi la forza ke
PETER emana è immensa
unici!!!!!!!!!!!!!!!!!!!