Un pezzo di storia del pop rock inglese, qui
davanti ai nostri occhi! L'ex leader dei Jam
e degli Style Council, da una decina d'anni lanciatosi
in una fortunata carriera solista, presenta al
ben disposto pubblico milanese un eccitante set
acustico, nel quale ripercorre alcuni dei passi
più significativi del suo vastissimo repertorio.
Prima di descrivere il suo act, qualche parola
va spesa per il delicato Tom
McRae, autore di un acclamato disco d'esordio
e che apre la serata con un pacchetto di nove
canzoni, un ottimo biglietto da visita composto
di momenti malinconici e tristi alternati a scatti
più rabbiosi e graffianti. Peccato che
il piccolo Tom, dall'aspetto tenero da Puffo,
non riesca a dispiegare la sua voce dal timbro
molto alto, vicina spesso ad equilibrismi sul
falsetto, a causa di un fastidioso mal di gola.
Poco male, l'audience sembra davvero apprezzare
l'impegno e la sostanza dei pezzi proposti, tributando
un caldo applauso finale che forse gli sarà
giovato anche alla sua disastrata faringe.
Nella mezzora che passa fra le due esibizioni,
l'attesa monta tangibilmente, e quando si abbassano
le luci un'ovazione accoglie l'ingresso dello
Zio Paul, vecchio naughty boy che non smette di
graffiare. L'idolo dei Mods di tutto il mondo
non tradisce anche questa volta la sua ricercatezza
nell'abbigliamento, presentandosi con una maglia
a righe orizzontali di vari colori, pantaloni
a tubo, mocassini con punta piuttosto pronunciata,
insomma, perfettamente Mod-style. Se s'incontrasse
un tipo così per strada, lo si definirebbe
come un vero damerino: se lo si vede su un palco
con una chitarra in mano si potrebbe pensare di
sposarlo! Il damerino lascia subito intendere
di possedere una grinta fuori dal comune e circondato
dalle 4chitarre4 acustiche si lancia in eccezionali
reinterpretazioni di vecchi classici, dimostrando
una tecnica strumentale monumentale. Lascia stupefatti
soprattutto l'abilità di far coincidere
ritmica e solista, dando l'impressione che lì
sullo stage stiano suonando almeno in tre. Zio
Paul, pur seduto, si muove continuamente, muove
le spalle seguendo le sue traiettorie sonore,
conversa nervosamente nelle pause con qualcuno
nel backstage, è più elettrico di
una centrale. Così, tra un'ovazione e l'altra,
si srotolano vecchi e nuovi masterpieces, dalle
intramontabili "Town called malice" e "That's
entertainment" degli indimenticati Jam, alle prelibatezze
border jazz del periodo Style Council ("Down by
the Seine" e la sempre stupenda, perfetta "Headstart
for happiness"), fino alle cose più recenti,
tra le quali spiccano la tesa ed amara "There's
no drinking, after you're dead" (speriamo di no…),
una "Science" perfino più incazzata della
versione di "Heavy soul",
la meraviglia di "Clues" e l'immancabile ballatona
di "Wild wood", proposta in uno dei bis, tanto
per mettere in chiaro per l'ennesima volta che
lui sta già nel ristretto Gotha dei Grandissimi,
in buona e non affollata compagnia. Nell'ultimo
bis accenna ad un piccolo brindisi di ringraziamento
con una bottiglia di birra in mano e sigaretta
dove deve stare, nell'angolo della bocca. Sarà
anche vero che il fumo fa male (e l'alcool pure),
ma se quest'uomo non avesse bevuto e fumato tanto,
come avrebbe potuto farci sognare con quella sua
voce roca e faticosa, che sembra sempre sul punto
di spezzarsi, e che invece riesce a pennellare
e ad assecondare a piacimento le geniali idee
melodiche di un Forever Mod.
Paul Weller (recensioni collegate)
- Heavy Soul
- Heliocentric
- Concerto a Milano
(T. Parenti)
The Jam - All
Mod Cons
Tom McRae - Tom
McRae