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PAUL WELLER
Concerto al Teatro Parenti (Milano) (21 maggio 2001)
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di Max Cavassa scrivi un'email

Un pezzo di storia del pop rock inglese, qui davanti ai nostri occhi! L'ex leader dei Jam e degli Style Council, da una decina d'anni lanciatosi in una fortunata carriera solista, presenta al ben disposto pubblico milanese un eccitante set acustico, nel quale ripercorre alcuni dei passi più significativi del suo vastissimo repertorio.

Prima di descrivere il suo act, qualche parola va spesa per il delicato Tom McRae, autore di un acclamato disco d'esordio e che apre la serata con un pacchetto di nove canzoni, un ottimo biglietto da visita composto di momenti malinconici e tristi alternati a scatti più rabbiosi e graffianti. Peccato che il piccolo Tom, dall'aspetto tenero da Puffo, non riesca a dispiegare la sua voce dal timbro molto alto, vicina spesso ad equilibrismi sul falsetto, a causa di un fastidioso mal di gola. Poco male, l'audience sembra davvero apprezzare l'impegno e la sostanza dei pezzi proposti, tributando un caldo applauso finale che forse gli sarà giovato anche alla sua disastrata faringe.

Nella mezzora che passa fra le due esibizioni, l'attesa monta tangibilmente, e quando si abbassano le luci un'ovazione accoglie l'ingresso dello Zio Paul, vecchio naughty boy che non smette di graffiare. L'idolo dei Mods di tutto il mondo non tradisce anche questa volta la sua ricercatezza nell'abbigliamento, presentandosi con una maglia a righe orizzontali di vari colori, pantaloni a tubo, mocassini con punta piuttosto pronunciata, insomma, perfettamente Mod-style. Se s'incontrasse un tipo così per strada, lo si definirebbe come un vero damerino: se lo si vede su un palco con una chitarra in mano si potrebbe pensare di sposarlo! Il damerino lascia subito intendere di possedere una grinta fuori dal comune e circondato dalle 4chitarre4 acustiche si lancia in eccezionali reinterpretazioni di vecchi classici, dimostrando una tecnica strumentale monumentale. Lascia stupefatti soprattutto l'abilità di far coincidere ritmica e solista, dando l'impressione che lì sullo stage stiano suonando almeno in tre. Zio Paul, pur seduto, si muove continuamente, muove le spalle seguendo le sue traiettorie sonore, conversa nervosamente nelle pause con qualcuno nel backstage, è più elettrico di una centrale. Così, tra un'ovazione e l'altra, si srotolano vecchi e nuovi masterpieces, dalle intramontabili "Town called malice" e "That's entertainment" degli indimenticati Jam, alle prelibatezze border jazz del periodo Style Council ("Down by the Seine" e la sempre stupenda, perfetta "Headstart for happiness"), fino alle cose più recenti, tra le quali spiccano la tesa ed amara "There's no drinking, after you're dead" (speriamo di no…), una "Science" perfino più incazzata della versione di "Heavy soul", la meraviglia di "Clues" e l'immancabile ballatona di "Wild wood", proposta in uno dei bis, tanto per mettere in chiaro per l'ennesima volta che lui sta già nel ristretto Gotha dei Grandissimi, in buona e non affollata compagnia. Nell'ultimo bis accenna ad un piccolo brindisi di ringraziamento con una bottiglia di birra in mano e sigaretta dove deve stare, nell'angolo della bocca. Sarà anche vero che il fumo fa male (e l'alcool pure), ma se quest'uomo non avesse bevuto e fumato tanto, come avrebbe potuto farci sognare con quella sua voce roca e faticosa, che sembra sempre sul punto di spezzarsi, e che invece riesce a pennellare e ad assecondare a piacimento le geniali idee melodiche di un Forever Mod.


Paul Weller (recensioni collegate)
- Heavy Soul
- Heliocentric
- Concerto a Milano (T. Parenti)
The Jam - All Mod Cons
Tom McRae - Tom McRae



27 maggio 2001




I commenti
  cosimod 6 giugno 2001
il concerto della vita

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