Sono senza parole. Sono uscito dal teatro ancora
tremante, pieno di adrenalina, pronto a scoppiare,
a gridare, ad applaudire di nuovo. Non c’è
più molto da dire su Patti Smith, è
già stato detto moltissimo, non sarò
io ad aggiungere qualcosa sul suo conto; ma va
detto che il concerto di ieri sera è stato
sensazionale.
Esibizione in acustico, nella cornice elegante
del teatro Comunale di Ferrara, a conclusione
di tre giorni dedicati ai quadri, alle parole
e alla musica di una donna che attraversa tutte
le arti, novella William Blake, pittore e poeta
ottocentesco al quale la Smith si ispira. Una
vera artista conosce, e sa rispettare, il luogo
nel quale si esibisce: niente è sopra le
righe, il travolgente fiume in piena del suo cerimoniale
rock scompare a vantaggio di un’intimità
inquieta; di parole che hanno tutto il tempo,
e la grazia, e la forza per colpire; gesti lenti,
stupore reale davanti alla bellezza del teatro,
emozione e incanto palpabili nelle sue espressioni
tra un brano e l’altro.
Un’ode alla bellezza, celebrata suonando
una musica semplice, ma dotata di un’anima
inimitabile. Sfilano, quiete e inaspettate, “Redondo
beach”, “Break it up”, una fantastica
“Pissing in a river” pacificata nella
forma; i due accordi reiterati di “Beneath
the southern cross” assumono, stasera, una
forza impressionante, sacrale. C’è
tempo anche per “Grateful” (per Jerry
Garcia), e per far intravedere qualcosa dell’imminente
nuovo album, “Trampin’”, in
uscita alla fine di Aprile: una dedica al figlio
Jackson, uno sguardo sul mondo sul punto di crollare
ma non ancora sconfitto (“Peaceable kingdom”),
mentre sul palco e intorno spuntano numerose bandiere
della pace. Tre nuovi brani, che non spostano
di una virgola lo stile che ha reso Patti Smith
quell’icona della musica popolare del ‘900
che è stata, e che è tuttora.
Niente trattiene la platea sulle note di “People
have the power”: tutti in piedi, sotto al
palco, a cercare un contatto con una voce importante
che, almeno per il sottoscritto, non è
mai sembrata così vicina come stasera.
“Dancing barefoot”. Chiude con “Gloria”,
e Dio solo sa come sia riuscita a renderla così
travolgente anche a basso volume.
La verità è che vorremmo averne
ancora, di artisti di questo genere. Avremmo voglia
di scrivere di nuovo di artisti così completamente
affascinanti e irripetibili. Vorremmo che potesse
essere il futuro. Invece è solo (solo???!)
un passato gigantesco, e un presente poco meno
che magnifico.
collegamenti su MusiKàl!
Patti Smith - Concerto
al Festival di Correggio (RE)