PAOLO CONTE - Parole d'amore scritte a macchina (CGD, 1990)
di Max Cavassa
L'ottavo disco di Conte ha diverse peculiarità che ne fanno un momento particolare nella carriera del compositore/cantautore piemontese. In primis, notiamo la splendida copertina di Hugo Pratt, a suggellare l'incontro di due personalità con molte e bellissime cose in comune (soprattutto la passione per le donne e per l'esotico, che è un po' la stessa cosa). Ad un primo ascolto sorprende il ritorno ad un suono scarno, essenziale, un po' come quello dei due albums d'esordio. La mancanza (per scelta) di batteria e percussioni viene surrogata da una fantastica ritmica sorretta da contrabbasso e da una coppia di chitarre. Da notare l'esordio di Jino Touché appunto al contrabbasso e la presenza in "Happy feet" di Daniele Di Gregorio, unico pezzo in cui le percussioni hanno un piccolo ruolo. Jino e Daniele sono i primi due musicisti-tassello di quella che diverrà una formidabile e stabile Big Band nei fortunati anni '90. Singolare inoltre l'introduzione di alcuni sintetizzatori, suonati da Conte stesso in "Canoa di mezzanotte", episodio francamente non molto convincente.
Al contrario, il vecchio Lato A del vinile (fino
a "Il maestro") è assolutamente eccezionale,
di un livello raramente raggiunto da qualsiasi
artista italiano ed anche estero. Mi viene in
mente la Side A di "Moondance", disco feticcio
di Van Morrison, considerata da qualche critico
"la migliore Side A" della storia. Anche se adoro
stilare classifiche, non so se quella è
davvero la migliore, ma sono sicuro che è
una delle migliori, in ottima e non affollata
compagnia, fra cui quella di "Parole.". Lo swing
di Conte si asciuga e si rapprende in "Dragon"
e "Ho ballato di tutto", due pezzi tesi e viscerali.
"Mister Jive" è la resurrezione di Cab
Calloway e del Cotton Club, mentre "Il maestro"
ci porta (ironicamente) in un mondo vicino all'Opera,
a Giuseppe Verdi. Le due ballate sono meravigliose,
specialmente "Colleghi trascurati", con la sua
fisarmonica dolceamara legata a doppio filo con
la poetica contiana. Umanamente, il Lato B non
può reggere a tanta bellezza ed obiettivamente
contiene tracce non indimenticabili, un po' incerte,
se si eccettua di "Lupi spelacchiati" e del divertente
finale, "Happy feet". Per concludere, un album
non facile, introverso, che si fa amare solo dandogli
fiducia, come tutti gli introversi. Dalla title
track, un probabile cenno autoironico: "Ah formidabile,
il tuo avvocato è proprio un asino. No
certe cose non si scrivono.che poi i giudici ne
soffrono.
Paolo
Conte
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29 dicembre 2000
