Se "Modern life is rubbish"
bussava alle porte della celebrità, udendo
solo un indistinto borbottio, "Parklife" quella
porta l'abbatte semplicemente, come quei vecchi
centravanti inglesi alla John Charles.
Ed inglese, il terzo capitolo dei Blur, lo è
fino al midollo, divenendo in breve un must per
ogni collezionista amante del brit sound, o brit
pop, come volete chiamarlo. "Parklife" è
un album ricco di canzoni che si sono istantaneamente
trasformate in classici, a partire dalla falsamente
stupida "Girls and boys", con il suo ottuso ritmo
primi anni '80 ed il suo giro di basso molto John
Taylor dei Duran Duran.
Progettata esclusivamente per le charts, "Girls
and boys" è un trampolino di lancio fenomenale
per l'album, il quale avrà vendite milionarie
in patria. Da esso verranno estratti altri singoli,
la bellissima e dolceamara "End of a century",
l'omonima "Parklife" (con l'attore Phil Daniels
a recitare questo english rap dall'accento irresistibilmente
cockney), "To the end", in assoluto una delle
ballate più belle degli anni '90, vibrafono
in primo piano e controcanto affidato all'esile
ed erotica voce di Laetitia Sadier degli Stereolab.
Altri portenti offerti gentilmente dalla Premiata
Ditta Albarn & Co. sono la solita track 2,
la stupenda "Tracy Jacks", il velocissimo punk
di "Bank holiday" e la struggente "This is a low",
altra ballata sfuggente di fascino incontenibile.
"Parklife" è l'apice ed il capolinea del
brit-pop: d'ora in poi, si cambia, o si scende.
collegamenti su MusiKàl!
Blur - la
Kalporzgrafia
Stereolab - l'intervista