PAOLO CONTE - Live at Barbican Hall, London (18 novembre 2000)
di Matteo Pozzi
La Barbican Hall è un enorme, caldo anfiteatro, fulcro di un modernissimo centro residenziale e culturale sorto dopo le devastazioni della seconda guerra mondiale. Questa notte diventa ritrovo per una platea internazionale, attirata dal più grande Chansonneur italiano, qui per la sue uniche due date in Inghilterra. Con un nuovo motivo di interesse, data la presenza, sui banchetti nella Hall, di "Razmataz", il nuovo musical concepito, dopo 5 anni dall'ultimo lavoro in studio, dal nostro amato tigrone (guardare la copertina per capire il riferimento). Non è quindi una sorpresa riconoscere un calore inusuale, fin dal primo istante del concerto, quando l'enorme palco, ancora buio, inizia a popolarsi della splendida orchestra che spalleggia il Paolone nazionale.
L'inizio è bruciante, con "Razzmatazz", un inno alla musica nera, dove, con modestia, Paolo si confonde nel coro. Poi sale in cattedra, con "Genova" e "Gelato al Limon" (entrambe non udite dal vivo da anni), e poi "Paris, les Paris", dal nuovo lavoro, un classico istantaneo, che ci confonde e commuove. Non credo che alcun francese, di questi tempi, sia in grado di cantare in modo così struggente il suo amore per la Ville Lumière.
E poi via, con l'ormai consolidata struttura: 10 canzoni, nel primo tempo, altrettante nel secondo, due bis, condite da 6 tracks dal nuovo album, in cui gli umori della platea, adorante e partecipe, vengono portati dalle profondità sanguigne degli umori di "Sudamerica" alla vivacità della grande orchestra jazz della New Orleans più classica (il medley tra "Mr. Jive" e "Irresistible"), all'esaltazione di "Max", conclusa con un urlo roco, tribale, primitivo, tra le lacrime di chi vi scrive.
Conte è sempre e solo quel grande istrione che già conosciamo, capace di donarci il sogno e la felicità, con la sua meravigliosa orchestra, questa volta arricchita anche da un quartetto d'archi, ancora non visto al suo fianco.
Una nota sul post-concerto: ormai perso ogni
ritegno, ritorniamo alle usanze dei nostri 15
anni, e attendiamo fuori dal "backstage"
per un'ultimo sguardo al poeta cantante. Il nostro
premio viene nella persona di Daniele "Piri"
Dall'Omo, eroico chitarrista di "Diavolo
rosso", che si ferma con noi per scambiare
alcune chiacchiere tra italiani all'estero. Veniamo
a sapere che Milano e Roma saranno presto luogo
di nuovi concerti. Sappiamo quindi dove ci ritroveremo.
Questa sera, nella pioggia di Londra finisce tra
strette di mano e abbracci.
Paolo
Conte
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20 novembre 2000
