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PAOLO CONTE - Concerto al Teatro Nazionale (Milano) (10 febbraio 2004)

di M & R

Paolo Conte - Live a Londra

Paolo Conte entra indossando uno smoking, si accarezza i baffi e annuisce agli applausi che lo accolgono. Sembra intimidito da un'accoglienza così calda, a disagio, come se non riuscisse a capacitarsi di quello che gli sta accadendo. Eppure lui è lì sul palco a sessantasette anni, a raccogliere i frutti di anni e anni di grande musica. Non parla molto, si accomoda al pianoforte posto al centro della scena e inizia a suonare. Dietro di lui, una dozzina di eccellenti strumentisti, un contrabbasso, due chitarre, una seziona fiati corposa.

Con loro e con tutto il pubblico, Conte si immerge in quel suo mondo fatto di jazz, sapori sudamericani, canzoni italiane e francesi. Racconta i personaggi che ha dipinto in una carriera a cominciare da un capolavoro intitolato "Hemingway", che dà via al concerto, e dal racconto di una gioventù passata ad inseguire la musica, "Sotto le stelle del jazz". Lo si ascolta incantati perché nessuno come Conte riesce a condurti nel suo mondo, senza fare alcuno sforzo, ma catturandoti con la musica e le parole, le suggestioni di paesi sognati e trasfigurati dalla sua musica.

Ecco le arie sudamericane che soffiano in "Alle prese con una verde milonga", lenta e trasognata come sempre e in "Sudamerica", che viene riletta con un tono surreale che ricorda le canzoni a manovella Vinicio Capossela, quasi che adesso sia il maestro ad ispirarsi all'allievo. All'appello delle pagine latino americane manca giusto la splendida "Blue Tangos". Ma non c'è un momento per rifiatare, il concerto è diretto e spogliato di orpelli, senza archi e cori le canzoni brillano nella loro veste scarna. Si assaporano le note scoppiettanti di "Come di" e "Dancing", si resta incantati da "Via con me", che dimostra ancora una volta di essere una delle più belle canzoni italiane di sempre. Conte seduto al suo piano, si alza solo per lanciarsi nel ritmo jazz di "Lo Zio" e dire qualche parola, e per immergersi subito dopo nel ritratto di amanti narrato in "Madeleine".

Poi la sua musica ti porta a spasso sull'aria di "Aguaplano" e "Max", dove la scrittura si apre verso orizzonti più ampi, e per offrirti "Diavolo Rosso" e Nord". Alla fine, come è giusto e come è destino, è un'ovazione. Conte si congeda con la seconda esecuzione della serata di "Via Con Me", questa volta accelerata e cantata in coro dal pubblico, e poi esce a salutare.
Quello che si dice un grande artista.


collegamenti su MusiKàl!
Paolo Conte - la Kalporzgrafia
Vinicio Capossela - le recensioni

 

10 febbraio 2004

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