PAOLO CONTE - Concerto al Teatro Smeraldo (Milano) (19 febbraio 2005)
di M & R
Paolo Conte si sta prendendo tutte le rivincite che gli spettano di diritto. Cose come piazzare un proprio disco in cima alle classifiche di vendita a sessantasette anni o come essere uno dei pochi musicisti italiani noti e stimati negli Stati Uniti. Oppure come suonare allo Smeraldo per una settimana e trovarlo ogni volta stipato di persone che attendono di vederti. Conte, che si è costruito passo dopo passo l'ammirazione ed il rispetto che merita senza far nulla se non lavorare alla propria musica, si comporta con grande stile e non si preoccupa di nulla se non di suonare. Sul palco è una figura stravagante, tanto è a proprio agio con il pianoforte e le canzoni, tanto sembra smarrirsi di fronte agli applausi e all'entusiasmo che il pubblico gli tributa. E allo stesso modo quando abbandona il pianoforte e si alza in piedi per intonare quel brano pieno di poesia intitolato "Madelaine", sembra quasi intimidito.
Dove Conte è un maestro è nel rivisitare la sua musica, nell’offrire ai brani vesti nuove e insolite. Si inizia, infatti, con "La donna d'inverno", che questa volta ha quel classico aroma jazz che si ritrova poco dopo in "Sotto le stelle del jazz", nelle note irrequiete di "Come di" e in quel brano immancabile che è "Via con me". Ma l'esempio più eclatante di come Conte sappia giocare con le proprie canzoni è una stravagante e riuscitissima versione di "Bartali", costruita su uno xilofono che quasi sostituisce il piano. Il gruppo di musicisti di cui si è circondato, lo segue alla perfezione, lo asseconda senza tentennamenti.
Così scorrono alcuni tra i brani migliori
dell'ultimo "Elegia",
ancora quell’atmosfera di vecchio jazz di
"Sandwich man", le note cariche di seduzione
di "Bamboolah", e il tono scanzonato
di "La giacca nuova".
E poi i brani di ampio respiro che svelano il
Conte più complicato e affascinante, quasi
orchestrale si direbbe, quello che insegue i suoni
cari a Morricone con "Diavolo rosso",
quello che conquista con la meravigliosa coda
strumentale di "Max", un momento che
lascia sempre senza fiato, o che incanta con gli
arrangiamenti di "Sparring Partner".
Mancano giusto "Aguaplano" e "Hemingway"
a completare quelle pagine di grande fascino.
In compenso, Conte offre il piano tenue di "Elegia"
e quel brano che profuma di ricordi di gioventù
intitolato "Lo Zio". E per concludere
il concerto una versione frenetica di "Via
con me".
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Paolo Conte - la Kalporzgrafia
28 febbraio 2005
