Non passa inosservato questo cd fin dalla copertina:
un’immagine quasi ripugnante di un maiale
con la testa di bimbo (indiano?) e un cappello
orientale, sopra un’immensità di
rose. Per non parlare di quella tromba che emerge
da un certo posto… insomma, una cosina morigerata.
Copertina adattissima: il gruppo non poteva rappresentare
meglio l’irriverenza e il miscuglio meticcio
molto rockabilly-punk-folk che esce da questo
“Pandelirium”. Delirio, è la
parola giusta: un’assoluta mancanza di schemi
quasi come i Mr. Bungle, una voce cavernosa che
inghiotte tutto e tutti come un Tom
Waits incazzoso, richiami agli Stray Cats
ma anche ai più contemporanei Gogol Bordello,
il gruppo americano capitanato dall’istrionico
JD Wilkes si diverte a sorprendere l’ascoltatore
con armoniche lancinanti, tromboni scoppiettanti,
benjo saltellanti, e l’immancabile contrabbasso
che riporta tutte quelle inesplicabili influenze
sotto l’egida del rock più classico
di quando sulle chiome dei cantanti la gelatina
la faceva da padrone.
Stai sempre in guardia, ascoltatore assorto
in altro, che se anche le canzoni iniziano in
un modo - per così dire - tranquillizzante,
come nel caso del country-blues di “Jipsy
Valentine”, con i Legendary Shack Shakers
non bisogna mai abbassare la guardia o pensare
di potersi stravaccare sul divano a goderseli:
ecco che partono con una batteria degna della
musica balcanica più movimentata e il divano
potrebbe iniziare a pogarti addosso.
Ne sa qualcosa il loro amico Jello Biafra, che
anche i più rimandati nella materia Hardcore-Punk
ricordano come il primo cantante dei Dead Kennedys,
qui ospite evidentemente divertito in un paio
di pezzi (“Ichabod!” e “No Such
Thing”). Un allegro baraccone, un circo
itinerante con le chitarre al posto dei mangiafuoco,
una banda di masnadieri della ballotta.
Nella fattoria dei Legendary Shack Shakers è
tutto uno starnazzare di anatre rock, un ininterrotto
rodeo del West modellato su pezzi come “The
Ballad Of Speedy Atkins” che potrebbero
essere scritti da un cow-boy vomitante whisky.
Un disco fuori come un venerdì
sera dopo un mese di astinenza dall’alcool.
Tutta salute, o quasi.
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