Da un palco improvvisato sul retro di un camioncino
a Campo de’ Fiori alle assi del palcoscenico
del Premio Tenco: è stato lungo e insperato
il cammino dei Tetes de Bois, in questi dieci
anni di musica, ma le loro canzoni non dimenticano
mai da dove sono venute, ora che spesso sono contesti
più prestigiosi ad ospitarle.
L’amore per la strada, per le icone popolari
e gli eroi minori (così evidente ne “La
canzone del ciclista”) si unisce a una dimensione
più ampia, dove il privato si mescola al
politico (come in “Abbasso Nixon”,
dove si intrecciano ricordi adolescenti e cori
di protesta), il sarcasmo di un ritratto corrosivo
come quello del qualunquista “Dott. De Rossi”
convive fianco a fianco con la poesia più
alta dei maestri come Dino Campana, Léo
Ferrè, Fabrizio
De Andrè e i poeti maledetti francesi.
“Pace e male”, quarto disco della
band romana, potrebbe sembrare un’accozzaglia
senza capo né coda di mondi diversi, ma
non lo è; perde le fila del discorso solamente
quando le atmosfere si avvicinano al rock con
più decisione rispetto al passato (accade
in “Abbasso Nixon”, con quelle chitarre
sopra le righe, o nel passo divertito –
complice Paolo Rossi - ma un po’ troppo
alla Max Gazzè di “Io sono allegro”,
o ancora nella drammaticità insistita di
“Ce l’ho con l’amore”),
ma è capace di momenti bellissimi, soprattutto
quando lo sguardo si rivolge agli ispiratori e
agli amici di sempre.
Così, dopo una prima parte interlocutoria
e difficilmente assimilabile, l’arrivo di
Daniele Silvestri nella placida serenità
de “Le rane” porta un’aria nuova,
e da quel momento in poi non ci si vorrebbe più
staccare dai particolari preziosi di queste canzoni:
la tromba che sigilla “Pezzi di cielo”,
la chitarra acustica che accompagna le parole
di Dino Campana (“Ondulava”), il violino
di Mauro Pagani che sembra quasi piangere le parole
di Baudelaire (“La serva dal gran cuore”),
“Amore che vieni, amore che vai” di
De Andrè trasformata in un tango sensuale
e indolente, quella “Vomito” che ricorda
certe sbronze estive – l’aria leggera
e perfetta – poco prima della soglia Bukowski…
Un disco prezioso, a cui il secondo CD, fatto
di bozzetti e istantanee dal vivo (ma che meraviglia,
quella “Il battello ubriaco”…),
non aggiunge molto: tra chanson française,
jazz e la più nobile tradizione cantautorale,
tra impegno e divertimento, serietà e rilassatezza,
“Pace e male” è un disco a
cui concedere tempo e ascolti attenti: saprà
ripagare.
collegamenti su MusiKàl!
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