A dieci anni di distanza dall'uscita del singolo
"Creep", primo successo commerciale
dei Radiohead,
è difficile parlare di un album come "Pablo
Honey". Più dei dieci anni pesano
infatti i dieci secoli musicali attraversati dalla
band di Oxford, approdata prima sulle sponde di
un rock distorto aperto a ballate acustiche incredibili
in "The Bends",
poi su quelle della psichedelia decadente di "Ok
Computer" infine approdata al dittico
"Kid A/Amnesiac"
che mescola techno, acustica, jazz.
E l'esordio? E l'esordio è "Pablo
Honey": gli strumenti sono ancora i classici
chitarra, basso, batteria e (ogni tanto) pianoforte,
la musica proposta è rock con sfumature
pop, figlia al contempo degli U2
di Bono e dei mitici Smiths di Morissey. Ma sarebbe
un errore grave restringere l'intero album ad
un semplice elogio delle qualità di "Creep",
ballata di prima grandezza, pura, eterea, con
un testo meraviglioso ("I want a perfect
body, I want a perfect soul").
C'è altro da notare, non fosse altro perché
i Radiohead sanno suonare, eccome se lo sanno
fare. Spesso le canzoni vivono sulla sottile linea
che divide la calma dall'irruenza, come nel brano
d'apertura "You", nella rumorosa e travolgente
"Anyone can play guitar" o nella semplice
"Ripcord". E quando non è così
il lato pop prende il sopravvento, tranne in casi
sporadici come la caustica "How do you?".
Il pop dei Radiohead è comunque di ottima
fattura, anche se si notano delle flessioni d'ispirazione
in "Thinking About You" e nella già
sentita "I Can't". Splendido al contrario
l'incedere di "Stop Whispering", "Vegetable",
"Prove Yourself" e "Lurgee".
Anche se il vero gioiello è nascosto proprio
alla fine, a chiusura: "Blow Out" è
un vero e proprio piccolo capolavoro, brano rock
mascherato da una sottile tela di bossanova, pronto
comunque ad esplodere nella distorsione finale,
con la voce di Yorke che si eleva al di sopra
di tutto. Dimostrazione ineccepibile della classe
e dell'intelligenza di Thom Yorke, Jonathan Greenwood,
Ed O'Brian, Colin Greenwood e Phil Selway.
E poi, è vero, ascoltato a distanza di
anni l'album è decisamente offuscato dalle
glorie che lo hanno seguito, ma in tutta sincerità,
detto tra me e voi: ma quante volte è stato
possibile apprezzare così tanto un album
d'esordio?
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