Chi ha visto un concerto di Shannon Wright sa
come le sue canzoni si trasformino: il folk emotivo
si accende, si satura di elettricità, il
tormento interiore si rende esplicito alzando
il volume e violentando il suono. Accade la stessa
cosa anche in questo disco, "Over the sun":
se prima tutto era trattenuto e giocato sulle
sfumature, qui ogni cosa diventa evidente, iper
- reale, eccessiva, sceglie un impatto violento
a scapito di un coinvolgimento profondo.
Già l'iniziale "With eyes closed"
porta a paragoni lontani dall'area folk: sembra
di ascoltare un ibrido tra gli strappi sonici
dei Blonde
Redhead di "Water" e l'emotività
strabordante dei Devics di "You in the glass".
La successiva "Portray" è assolutamente
magnifica nel crescendo elettrico, in una voce
aspirata che sembra costantemente sul punto di
spezzarsi, o di esplodere in un pianto. "Black
little stray" è l'episodio più
tradizionalmente folk, ma da quel punto in poi
le canzoni tendono a ripetere lo stesso schema:
un arpeggio distorto che esplode vigoroso nel
ritornello, la voce spinta al massimo, parole
cariche di disperazione cupa ("no love is
here", geme Shannon sul pianoforte in "Throw
a blanket over the sun").
"Avalanche" è l'unica a staccarsi
dal resto, con la melodia affidata a una partitura
di piano impressionistica, ma è solo un
attimo, l'assalto emotivo ricomincia subito: l'attacco
di "If only we could" è puro
PJ Harvey,
mentre la chitarra sfiora l'atonalità.
"Over the sun" mi ricorda molto "Rid
of me" (e non a caso c'è Steve Albini
dietro a entrambi i dischi): una rappresentazione
del dolore eccessiva, teatrale, monoliticamente
elettrica; qui però manca completamente
l'autoironia di PJ, la sua varietà di soluzioni
sia sonore che testuali.
"Over the sun" colpisce ma sfianca,
arriva al cuore in poche occasioni. Non emoziona,
ecco.
collegamenti su MusiKàl!
Blonde Redhead - la Kalporzgrafia
PJ Harvey - la Kalporzgrafia