Nata nel 1994 per iniziativa dei membri dei Delgados,
la Chemikal Underground è stata in tutti
in questi anni l'etichetta attorno alla quale
sono cresciuti alcune delle migliori band di una
scena, quella scozzese, che, anche se lontana
dai riflettori, spesso è apparsa molto
più vitale e originale di quella inglese.
Nella cucina di una casa del quartiere sud di
Glasgow, il primo ufficio di questa label, sono
arrivati man mano i demo di gruppi come Arab Strap,
Radar Brothers, Cha Cha Cohen, Aerogramme, Suckle,
Magoo, Malcolm Middleton e soprattutto i Mogwai,
partiti dalla Chemikal Underground per diventare
uno dei nomi più celebrati di quel non-
genere che è il post-rock; logico quindi
arrivare ad una compilation (la seconda in nove
anni di attività) che riunisca tutte le
varie sonorità di queste band, accomunate
da una certa attrazione per suoni plumbei, sospesi,
sottilmente pervasi di inquietudini anche quando
assumono le vesti rassicuranti del pop.
Come tutte le compilation, questo disco non ha
poi molto di nuovo da offrire a quanti già
conoscono le band (a parte "Yes", un'ottima
anticipazione, che ricorda certe sonorità
shoegazer, del secondo disco degli Aerogramme,
e un'invero non eccezionale premiére del
nuovo Arab Strap), ma è sicuramente un
modo perfetto per avvicinarsi a musiche non convenzionali,
ispirate e decisamente belle.
Insomma: vale la pena rischiare l'acquisto e riscoprire
cose come il recitativo robotico appoggiato su
di una straniante base techno-folk (?) nell'iniziale
"The first big weekend", oppure la quiete
spezzata da una violentissima cavalcata sonica
nell'epica "Like Herod" dall'esordio
dei Mogwai (dove sarebbero i nostri Giardini Di
Mirò senza di loro?), ma anche le bizzarrie
di Cha Cha Cohen ("all artists are criminals/
just like me!" declama con enfasi in un suono
che rimbalza dai Chemical Brothers meno acidi
alle colonne sonore dei film di 007) e il pop
sottilmente psichedelico e mutante di Malcolm
Middleton, in libera uscita dagli Arab Strap.
"Un'etichetta è valida se sono i
suoi artisti ad essere validi, e in questo siamo
stati dannatamente fortunati", recitano le
note di copertina. Concordiamo in pieno.
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