Sam Beam, l'uomo dietro Iron and Wine, potrebbe
davvero diventare il vostro autore di canzoni
preferito, se gliene darete l'occasione. Il tutto
semplicemente perché questo suo secondo
lavoro, intitolato "Our Endless Numbered
Days", fatto di ballate quiete e profonde
che pescano dal folk e dai classici, è
un disco di cui si sentiva la mancanza. Fatto
di pochi e semplici ingredienti, suoni essenziali
e canzoni senza fronzoli. Solo che nessun altro
tra i nuovi autori americani, se non Elliott Smith,
aveva mostrato un gusto altrettanto ricercato
per le melodie. E quasi nessuno era riuscito a
comporre brani disarmanti nella loro semplicità
e nella loro grazia come "Naked As We Came",
l'esempio di una canzone d'amore straordinaria
nella sua pulizia.
Per questo il nome che molti hanno fatto parlando
di Iron and Wine è quello di Elliott Smith,
per il tono intimo della loro musica e perché
le armonie disegnate in "Our Endless Numbered
Days" sono vicine a quelle di "Either/Or"
e "X/O". Non è in ogni caso tutto
qui il segreto di questo disco, perché
si respira un'aria meno aspra, più rurale,
più vicina alle radici della musica americana.
E non solo. Nei toni soffusi e nel modo accorato
di intonare i suoi brani fragili, il disco rimanda
alle pagine più raccolte degli esordi di
Bradly
Drawn Boy. E la leggerezza con cui Sam Beam
compone e suona, ripercorre la lezione di Nick
Drake. Detto questo "Our Endless Numbered
Days" è un disco del tutto personale,
vicino alle radici eppure ricco di eleganza e
pieno zeppo di grandi canzoni.
Si inizia con "On Your Wings", con
il suo caracollare tra folk e blues, ripercorso
più tardi in modo più tradizionale
da " Teeth in the Grass " e poi da "Free
Until They Cut Me Down". Soprattutto "Our
Endless Numbered Days" è un disco
fatto di ballate. "Naked As We Came",
come detto, che fa il paio con la splendida "Love
and Some Verses", e poi la grazia cristallina
di "Sunset Soon Forgotten", "Each
Coming Night" e "Sodom, South Georgia"
e ancora "Fever Dream", che porta dalle
parti di Mark Eitzel.
Un disco costruito da suoni intimi eppure capace
in ogni caso di guardarsi intorno. Ecco l’amarezza
di cui è intrisa "Cinder and Smoke"
e la commozione che suscita "Radio War",
ritratti di un’America difficile. Il tutto
suggellato da una canzone senza tempo intitolata
"Passing Afternoon", che chiude nel
migliore dei modi un disco davvero grande.
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8
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