Formatisi alla fine degli anni '70 sull'onda
del punk inglese e cresciuti nel fervido clima
berlinese dell'epoca, ideatori di un punk non
anarchico ma "filosovietico" (il nome
del gruppo è la trasposizione in cirillico
della sigla "U.R.S.S.", come ricorda
anche in "Un Week-end postmoderno" il
compianto Pier Vittorio Tondelli), i CCCP - Fedeli
alla linea sono uno dei più importanti
gruppi italiani di tutti i tempi. Importante non
solo a livello musicale - tutto il rock anni '90,
Afterhours e Marlene Kuntz in testa, deve qualcosa
a Giovanni Lindo Ferretti - ma a livello d'immagine,
d'impatto. Per tutti gli anni '80 sono stati il
simbolo di una controcultura musicale, di un attacco
dal basso alle più puerili basi della società,
un attacco divertito ma cinico, senza pietà.
"Fatevi sotto bambini, occhio agli spacciatori
occhio agli zuccherini", recita ironicamente
il testo di "Militanz", dura col suo
attacco di chitarre distorte e batteria elettronica,
col basso pestato, come nella seguente "Sono
come tu mi vuoi" dove si ascolta per la prima
volta la voce (non proprio delicata) di Annarella
- benemerita soubrette - e dove viene fuori la
rabbia e la preoccupazione verso l'essere visti,
giudicati, classificati, etichettati ("Non
cerco centri di gravità permanenti"
canta Ferretti citando Battiato). Calma, con un'aria
quasi da canto partigiano, pacificante arriva
la chitarra che introduce "Morire",
subito smentita dalla voce filtrata da un megafono
di Ferretti che recita "La morte è
insopportabile per chi non riesce a vivere, la
morte è insopportabile per chi non deve
vivere". Poi irrompe la chitarra distorta
e arriva lo slogan, oramai storico, "Produci
Consuma Crepa", l'inossidabile triade dei
cinici anni '80. Mai nessun gruppo è riuscito
a stigmatizzare con tale lucidità e disgusto
l'eresia della yuppificazione così come
mai nessun gruppo è riuscito a rendere
con tale linearità l'apatia di una generazione
(o di tutte le generazioni?) e di un'età
(o di tutte le età?) che traspare dalla
canzone capolavoro dell'album: "Emilia Paranoica".
Rapidamente arrivano la divertente e al contempo
lacerante "Live in Punkow", inno all'est
e al celebre "quartiere dei punk" di
Berlino ("Un'opinione pubblica un poco meno
stupida delle sale da ballo un po' più
che di merda"), la splendida "Mi ami?"
("Un'erezione triste per un coito modesto"),
la più bella canzone d'amore punk mai scritta,
l'emozionante "Spara Jurij", per chiudere
con l'impareggiabile punk islamico di "Punk
Islam", dove tutto diventa chiaro, dove tutto
diventa filosofico, dove tutto diventa sloganistico
e poetico, dove tutto diventa metaforico e realistico,
dove tutto diventa CCCP, un passato ancora attuale
("Hallah è grande, Gheddafi è
il suo profeta!!"), un futuro ancora incerto.
Come il mondo che regalano Massimo Zamboni e
Giovanni Lindo Ferretti, all'epoca ancora uniti,
ancora insuperabili. E ancora con molto da dire.
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