Certo l'atmosfera tendeva al surreale spinto:
festa patronale e progressive, via vai di gente
sotto il palco, cicaleccio e bancarelle di varia
gastronomia e oggettistica. Ad ascoltare veramente
la musica eravamo in pochi, ad applaudire ancora
meno. La sottile depressione che ci ha colto non
si è tutt'ora dissolta.
Ma guardiamo il rovescio della medaglia: la musica
di una delle più gloriose prog-band italiane,
tutt'ora in piena attività per la gioia
degli appassionati, ai quali è stata offerta
appena l'anno passato la poderosa suite "Elementi",
magniloquente apertura di questa performance live
agostana. Belli la melodia del tema conduttore
e la parentesi di jazz-rock, interessante anche
l'uso del sitar, con il quale Tagliapietra accompagna
il suo sempre ieratico e inconfondibile canto.
Al bassista e cantante (che imbraccia una "doppio
manico", con chitarra a 12 corde) fanno ala
Michele Bon (tastiere) e Andrea Bassato (pianoforte
elettrico e violino elettrico); ma a troneggiare
al centro del palco è la macchina da guerra
della seconda "vecchia e profonda orma",
Michi Dei Rossi, di professione batterista. Alla
più recente produzione fa giustamente sèguito
un nutrito manipolo di successi d'annata, appartenenti
al periodo d'oro del prog, genere di cui Le Orme
furono tra i pionieri in Italia.
Si parte di slancio con il lato A di "Uomo
di pezza" ("Una dolcezza nuova",
"Gioco di bimba", "La porta chiusa"),
si rallenta vistosamente con i due pezzi sanremesi
della band, "Dimmi che cos'è"
e "Marinai", rispettivamente datati
1982 e 1987, un po' ironicamente introdotti dallo
stesso Tagliapietra (al trionfo del pop pochi
hanno resistito!!! - ma questo lo diciamo noi),
si prosegue in crescendo con "Amico di ieri",
si accelera nuovamente con "Cemento Armato"
e si tocca il vertice d'intensità con la
splendida - e verrebbe da dire doverosa - esecuzione
integrale di "Felona e Sorona", concept
album di argomento cosmico pubblicato nel '73.
Viene preservata la forte unità musicale
dell'opera, la consequenzialità e la saldatura
dei brani, fatta anche di rapporti e richiami
reciproci. Il finale per batteria sola di "Sospesi
nell'incredibile" si dilata a dismisura,
trasformandosi in rutilante esibizione personale.
Ad invocare il bis ci ritroviamo in quattro gatti
sotto il palco, ma il boccone finale è
un degno dessert: una "Collage" vitaminizzata
a tal punto da accennare l'Inno di Mameli (sotto
l'influenza dei richiami patriottici del nostro
Presidente della Repubblica?) ci manda a casa
ben pasciuti e soddisfatti - nelle orecchie un
suono potente ma pulito, di esemplare chiarezza
in tutte le linee ritmiche e melodiche.