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ONEIDA
Concerto e Premiazione all'Habitat (Migliarina di Carpi, MO) (24 maggio 2003)
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di Paolo Marmora scrivi un'email

Lo confesso, sono teso. E' la serata degli Oneida, gli autori del "nostro" disco dell'anno e mi trovo a combattere con sentimenti inattesi che non provavo da molto tempo. C'è aria di evento. Giunti all'Habitat mi rendo conto che non poteva esserci scenario kalporziano migliore. Nel cortile di un'ex scuola elementare, viene allestino uno scenario ai limiti della sagra paesana. Giusto così. Il disponibilissimo Tiziano (uno degli organizzatori) si scusa per non aver avuto nessuna segnalazione sugli accrediti. Momento di imbarazzo collettivo.

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Veniamo condotti da Hanoi "Baby" Jane (basso, chitarra) e a quel punto mi rendo conto di non aver motivo di essere nervoso. Pochi secondi per spiegargli il motivo della nostra missione e il nostro eroe chiama a raccolta i suoi altri due compari. Kid Millions (batteria) e Fat Bobby Matador (tastiere) non si lasciano pregare e giungono immediatamente a rapporto.

Il più è fatto. Ci congratuliamo con loro per essere stati gli autori del disco più amato del 2002 dai kalporziani e la situazione ci sfugge di mano. Non si contano gli "amazing" e i "cool". Un interessatissimo Baby Jane mi subissa di domande... gli mostro la classifica e, tranne un ironico riferimento riguardo gli Interpol, pare di suo gradimento.

Facciamo definitivamente breccia nel loro cuore quando gli consegniamo la bottiglia di rosso. Vino, divertimento e rock 'n' roll, Kalporz ed Oneida accumunati dalla stessa filosofia sarà un tormentone per tutta la serata. Ormai la situazione è completamente ribaltata; ad essere sorpresi ed imbarazzati da tanta attenzione sono proprio gli Oneida. Chi l'avrebbe mai detto?

Sotto lo sguardo stralunato dei presenti al concerto, si prestano ad ogni nostra richiesta e alla consegna delle t-shirt reagiscono con stupita ammirazione ed ilarità. Non le indosseranno al concerto, ma possiamo ritenerci più che soddisfatti, abbiamo abusato fin troppo della loro disponibilità.

Intontito ed euforico, mi aggiro per i banconi in cerca di qualcosa da bere e mi appresto a godermi il concerto. Aprono i Planquetz, autori di uno scialbo post-punk sulla falsariga degli Shellac. Al termine del loro set, dalle casse verrà diffuso At Action Park. Bingo! Seguono i Big Numbers che in venti minuti ed in un solo brano propongono un compendio di tutte le maggiori influenze americane dell'ultimo decennio. Citazioni di Storm&Stress, You Fantastic!, noise Touch&Go, arpeggi slintiani. Bravi, ma non mi convincono.

Nemmeno il tempo di fare il secondo pit stop ai banconi che gli Oneida, da consumate star, invitano i circa centocinquanta presenti sotto il palco per dar vita al loro spettacolo. Senza il dimissionario chitarrista Papa Crazee (ora occupato a suonare country con gli Oakley Hall), aprono con due lunghe suite, che a me paiono inedite, sulla falsa riga del loro ultimo lavoro. Inizio in sordina ed esplosione finale in cui le tastiere di un indemoniato Fat Bobby rubano la scena, quasi un improbabile incontro-scontro tra i Mogwai e i Suicide.

Dura poco il momento dello stupore, appena il tempo di eseguire l'intro di "Each One Teach One" e l'atmosfera si surriscalda. La mancanza della chitarra rende il pezzo ancora più acido del normale e, senza perdere un minimo di incisività, ne propongono una versione quasi doorsiana. Devastante. "Sneaks Into Woods" stempera un po' i toni e ci traghetta sino al momento migliore dello show, una "People Of The North" versione "Anthem of the Moon" (e non poteva essere altrimenti vista la strumentazione) avvolgente ed onirica, praticamente perfetta.

L'impressione è che dal vivo il gruppo privilegi di più l'impatto fisico, a volte ai limiti del punk, rispetto all'aspetto catartico tipico del loro repertorio, e la scelta di suonare brani come "Privilege" (dallo split con i Liars, e primo brano scritto come trio), "Snow Machine" (da "Come On Everybody Let's Rock") sembrerebbe confermarlo.

Dopo quasi un'ore e venti chiudono con il momento più atteso, una sofferta e dimezzata "Sheets of Easter" che strappa più di un sorriso di approvazione ai presenti. Dieci pezzi, tuttoqui… sembrerebbero pochini, ma se a suonare sono gli Oneida possono essere anche tanti. Uno stravolto Kid Millions riesce a malapena a salutarci, è Hanoi "Baby" Jane l'uomo da braccare. Sorridente e disponibile come al solito, ci spiega di quanto sia stata particolare la serata per loro che, abituati a suonare in piccoli e fumosi club, si siano trovati a suonare in piena campagna emiliana sotto le stelle.

Impaziente di aprire le danze del party che si protrarrà per tutta la notte (questa la sua speranza) durante il quale berrà il rosso di Kalporz amabilmente conservato per l'occasione, ci congeda con un laconico e paterno "guidare piano"... quando si dice la stessa filosofia.


Collegamenti su MusiKàl!
Oneida - la Kalporzgrafia
MusiKàl! Awards 2002

Suicide - Suicide




28 maggio 2003




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