Lo confesso, sono teso. E' la serata degli Oneida,
gli autori del "nostro" disco dell'anno
e mi trovo a combattere con sentimenti inattesi
che non provavo da molto tempo. C'è aria
di evento. Giunti all'Habitat mi rendo conto che
non poteva esserci scenario kalporziano migliore.
Nel cortile di un'ex scuola elementare, viene
allestino uno scenario ai limiti della sagra paesana.
Giusto così. Il disponibilissimo Tiziano
(uno degli organizzatori) si scusa per non aver
avuto nessuna segnalazione sugli accrediti. Momento
di imbarazzo collettivo.
Veniamo condotti da Hanoi "Baby" Jane (basso,
chitarra) e a quel punto mi rendo conto di non
aver motivo di essere nervoso. Pochi secondi per
spiegargli il motivo della nostra missione e il
nostro eroe chiama a raccolta i suoi altri due
compari. Kid Millions (batteria) e Fat Bobby Matador
(tastiere) non si lasciano pregare e giungono
immediatamente a rapporto.
Il più è fatto. Ci congratuliamo
con loro per essere stati gli autori del disco
più amato del 2002 dai kalporziani e la
situazione ci sfugge di mano. Non si contano gli
"amazing" e i "cool". Un interessatissimo Baby
Jane mi subissa di domande... gli mostro la classifica
e, tranne un ironico riferimento riguardo gli
Interpol, pare di suo gradimento.
Facciamo definitivamente breccia nel loro cuore
quando gli consegniamo la bottiglia di rosso.
Vino, divertimento e rock 'n' roll, Kalporz ed
Oneida accumunati dalla stessa filosofia sarà
un tormentone per tutta la serata. Ormai la situazione
è completamente ribaltata; ad essere sorpresi
ed imbarazzati da tanta attenzione sono proprio
gli Oneida. Chi l'avrebbe mai detto?
Sotto lo sguardo stralunato dei presenti al concerto,
si prestano ad ogni nostra richiesta e alla consegna
delle t-shirt reagiscono con stupita ammirazione
ed ilarità. Non le indosseranno al concerto,
ma possiamo ritenerci più che soddisfatti,
abbiamo abusato fin troppo della loro disponibilità.
Intontito ed euforico, mi aggiro per i banconi
in cerca di qualcosa da bere e mi appresto a godermi
il concerto. Aprono i Planquetz, autori di uno
scialbo post-punk sulla falsariga degli Shellac.
Al termine del loro set, dalle casse verrà diffuso
At Action Park. Bingo! Seguono i Big Numbers che
in venti minuti ed in un solo brano propongono
un compendio di tutte le maggiori influenze americane
dell'ultimo decennio. Citazioni di Storm&Stress,
You Fantastic!, noise Touch&Go, arpeggi slintiani.
Bravi, ma non mi convincono.
Nemmeno il tempo di fare il secondo pit stop
ai banconi che gli Oneida, da consumate star,
invitano i circa centocinquanta presenti sotto
il palco per dar vita al loro spettacolo. Senza
il dimissionario chitarrista Papa Crazee (ora
occupato a suonare country con gli Oakley Hall),
aprono con due lunghe suite, che a me paiono inedite,
sulla falsa riga del loro ultimo lavoro. Inizio
in sordina ed esplosione finale in cui le tastiere
di un indemoniato Fat Bobby rubano la scena, quasi
un improbabile incontro-scontro tra i Mogwai e
i Suicide.
Dura poco il momento dello stupore, appena il
tempo di eseguire l'intro di "Each One Teach One"
e l'atmosfera si surriscalda. La mancanza della
chitarra rende il pezzo ancora più acido del normale
e, senza perdere un minimo di incisività, ne propongono
una versione quasi doorsiana. Devastante. "Sneaks
Into Woods" stempera un po' i toni e ci traghetta
sino al momento migliore dello show, una "People
Of The North" versione "Anthem of the Moon" (e
non poteva essere altrimenti vista la strumentazione)
avvolgente ed onirica, praticamente perfetta.
L'impressione è che dal vivo il gruppo
privilegi di più l'impatto fisico, a volte
ai limiti del punk, rispetto all'aspetto catartico
tipico del loro repertorio, e la scelta di suonare
brani come "Privilege" (dallo split con i Liars,
e primo brano scritto come trio), "Snow Machine"
(da "Come On Everybody Let's Rock") sembrerebbe
confermarlo.
Dopo quasi un'ore e venti chiudono con il momento
più atteso, una sofferta e dimezzata "Sheets
of Easter" che strappa più di un sorriso
di approvazione ai presenti. Dieci pezzi, tuttoqui…
sembrerebbero pochini, ma se a suonare sono gli
Oneida possono essere anche tanti. Uno stravolto
Kid Millions riesce a malapena a salutarci, è
Hanoi "Baby" Jane l'uomo da braccare. Sorridente
e disponibile come al solito, ci spiega di quanto
sia stata particolare la serata per loro che,
abituati a suonare in piccoli e fumosi club, si
siano trovati a suonare in piena campagna emiliana
sotto le stelle.
Impaziente di aprire le danze del party che si
protrarrà per tutta la notte (questa la
sua speranza) durante il quale berrà il
rosso di Kalporz amabilmente conservato per l'occasione,
ci congeda con un laconico e paterno "guidare
piano"... quando si dice la stessa filosofia.
Collegamenti su MusiKàl!
Oneida - la
Kalporzgrafia
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