"Clapton is God", si scriveva sui muri
anni fa. Ma lo è ancora? O lo è
mai stato veramente? Sicuramente Eric Clapton
è sopravvalutato da molti fans, forse anche
un po' distratti, per la tipica e deviante legge
del rock per cui successo = bravura.
Impossibile non ammettere che ci siano eserciti
di chitarristi tecnicamente migliori; nel suo
stesso campo - quello del rock vicino al blues,
per intenderci - è sufficiente scomodare
ad esempio nomi come Stevie Ray Vaughan, Robben
Ford, o anche Jimi
Hendrix, giusto per citare i primi che mi
vengono in mente. Ma è anche vero che ad
ogni musicista bravo e di successo, ne corrispondono
chissà quanti ancora più bravi ma
che nessuno o quasi si fila. Così sono
le regole del mondo dello spettacolo, forse di
ogni mondo. Detto questo, di Clapton è
altrettanto difficile non riconoscere la bontà
di certe produzioni, come anche la sobrietà
e solidità dello stile chitarristico e
vocale, quest'ultimo per nulla trascurabile soprattutto
negli ultimi anni.
Certo, Clapton ha vissuto e vive di rendita,
grazie a poche chicche molto diluite negli anni,
e ad una fama creatasi negli anni '60 e nei primi
'70 soprattutto nei Cream, fama contornata da
quell'alone un po' leggendario tipico di certe
rockstar. Il chitarrista ha smesso presto di essere
un innovatore, andandosi a rifugiare in territori
rock-blues piuttosto rassicuranti, e cedendo anche
ad un certo pop talvolta troppo di maniera. Una
produzione musicale reticente e non sempre lungimirante,
complice anche un caratteraccio tendente alla
depressione: si sa dei ripetuti problemi con l'alcool,
del fatto di aver visto la morte in faccia in
più occasioni, per non parlare della perdita
del figlio avuto da Lory Del Santo, precipitato
da un grattacielo.
Uno dei momenti di apparente rinascita di Clapton
è stato nella prima metà degli anni
'90, come testimoniano l'ottimo "Unplugged"
- eccezionale lezione di stile - e anche altri
live notevoli (taglientissimi Clapton e la sua
band nel doppio "24 Nights"), per culminare
nell'unico suo album di vero blues (finalmente!),
l'intransigente "From The Cradle" del
'94. Dopo questo buon periodo - ma si osservi
che si è trattato per lo più di
ritrovata qualità, non di nuove idee -
Clapton si è di nuovo rilassato e ha dato
alla luce alcuni lavori discutibili, per non dire
brutti, come il plasticato "Pilgrim",
il palloso "Reptile",
ed il duetto con B.B. King "Riding With The
King", apprezzabile ma seduto.
Dunque, per avere un saggio garantito della bravura
del personaggio, ci si deve affidare ai suoi album
live. Dal vivo infatti Clapton si è sempre
presentato con gruppi eccezionali, e le sue canzoni,
magari un po' statiche in studio, in concerto
guadagnano linfa vitale. E' il caso anche del
doppio "One More Car, One More Rider"
di cui avrei voluto e dovuto parlare diffusamente
in questa sede: ma tutto cio' che si puo' dire
a proposito di quest'album è già
stato scritto ripetutamente affrontando la folta
produzione live di Eric, basterebbe fare copia-incolla...
I ragazzi suonano bene (da segnalare lo stile
fluido di Steve Gadd on drums, il fido e fantasioso
bassita black Nathan East, il pianoforte martellato
di Billy Preston, e la presenza di altri grandi
come Andy Fairweather Low e David Sancious, mentre
Clapton era forse un pochino più in forma
una decina d'anni fa ma tiene ancora bene), la
scaletta è in grado di soddisfare sia i
vecchi fans con gloriosi pezzi come "Layla"
(bella l'introduzione, un po' troppo fracassona
nel seguito), "Cocaine", "Badge",
"Sunshine Of Your Love", sia i fans
del blues Claptoniano ("Hoochie Coochie Man",
"Have You Ever Loved A Woman?" tra le
altre), ma non mancano brani tratti dalle ultime
produzioni che, come già detto, dal vivo
rendono meglio. Cosa distingue quindi "One
More Car..." dagli altri album live di Clapton?
Poco: un set acustico nella prima parte (da segnalare
"Change The World" e "Tears In
Heaven") a cui segue la parte elettrica,
ed un sound piuttosto pieno, anche se non sempre
teso ed affilato.
Nel complesso un bel disco di buona musica suonata
e cantata bene. Ma assolutamente sconsigliato
a chi non desidera comprare dischi di muscia "già
sentita". Odore di revival.
collegamenti su MusiKàl!
Eric Clapton - Reptile
Cream - Disraeli
Gears
Jimi Hendrix - la Kalporzgrafia