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COLLEEN
Les ondes silencieuses (Leaf / Wide, 2007)
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di Daniele Paletta scrivi un'email

P.J. Harvey - Stories From The City, Stories From The Sea

“Io la musica son, ch’ai dolci accenti so far tranquillo ogni turbato core, et or’ di nobil ira et or’ d’amore poss’infiammar le più gelate menti”: è la stessa Cecile Schott, in arte Colleen, a citare questo passo dell’”Orfeo” di Monteverdi dalle pagine del suo sito, e non è un caso: dopo le architetture di loop dell’esordio “Everyone alive wants answers” e il successivo cammino verso un suono sempre più naturale, questo “Les ondes silencieuses” è il disco dell’innamoramento completo verso suoni provenienti da secoli fa.
Non è una novità che, alla Leaf, la musica classica sia una passione condivisa: basti ascoltare i dischi di Murcof per rendersene conto, tutti tesi come sono a una classicità fatta di silicio; ma questi nove brani della compositrice francese spostano più il là il bersaglio, a unire suoni tardo-rinascimentali a strutture derivate dal minimalismo più dolce.

Filologico al punto da affidare la metà del disco a uno strumento del Sedicesimo secolo come la viola da gamba, “Les ondes silencieuses” è contemplativo, fatto di silenzi e di ripetizioni di brevi cellule sonore; corde e legni sono protagonisti assoluti, e Colleen è ben attenta che nessuno prevalga sull’altro, lasciando a un solo strumento la scena di ogni brano: le architetture più complesse sono quelle affidate a strumenti più attuali, come il clarinetto e la chitarra classica che si cercano in una “Sun against my eyes” ben più che debitrice ad Arvo Pärt.

“Les ondes silencieuses” è un disco senz’altro affascinante (come del resto lo è la splendida immagine di copertina), capace di piegare dolcemente l’orecchio dell’ascoltatore a suoni a cui non è abituato (il timbro scuro e stranamente melodioso della viola da gamba che accoglie l’uditorio in “This place in time”, la spinetta in “Le labyrinthe”) ma che, onestamente, sfiorisce dopo pochi ascolti: è vero che la noia non è un buon metro di giudizio per la musica minimalista, basata com’è sulla ripetizione, ma è comunque un sentimento che affiora spesso tra queste note.

E presto l’incanto dei primi ascolti, e il fiato trattenuto ad assaporare i silenzi, si trasforma in una vaga attenzione a quella che è diventata una musica di sottofondo nemmeno tanto brillante.

 



28 maggio 2007


Track list:

1. This Place in Time
2. Le Labyrinthe
3. Sun Against My Eyes
4. Les Ondes Silencieuses
5. Blue Sands
6. Echoes And Coral
7. Sea Of Tranquility
8. Past The Long Black Land
9. Le Bateau



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