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OFFLAGA DISCO PAX
Concerto al Circolo degli Artisti (Roma) (17 aprile 2008)
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di Francesco Giordani scrivi un'email

Una cosa è ormai chiarissima: gli Offlaga Disco Pax sono diventati qualcosa di grosso. Non più una passione semiclandestina per il godimento segreto di pochi affiliati, ma un vero e proprio punto di riferimento indispensabile nel panorama indipendente italiano. La data romana dello scorso diciassette aprile giungeva a circa un mese da un precedente concerto nell’urbe andato inaspettatamente sold out e nonostante la vicinanza temporale anche la seconda data ha registrato un’affluenza di pubblico più che sorprendente. Questo vuol dire anche un'altra cosa però: la proposta musicale di questo gruppo viene ormai capita e apprezzata ovunque e tutti i discorsi possibili ed immaginabili su un eccessivo radicamento degli Offlaga Disco Pax all’interno di un immaginario “emiliano”, intessuto di riferimenti che poco dicono a chi non bazzica quelle storie, cadono inesorabilmente dinanzi alla capacità sempre più rara (e quindi preziosa) di raccontare le incongruenze di un presente che appartiene nel bene e nel male a tutti.

Ad inaugurare la serata pensano i bizzarri Uochi Tochi che attirano l’attenzione attraverso una sorta di hip hop distonico e martellante in cui un nevrotico nerd occhialuto cerca di esorcizzare i propri labirintici mal di testa imbastendo una seduta estemporanea di autoanalisi in cui paziente e terapeuta coincidono e sono entrambi pazzi (e con una voce alla Valentino Rossi). Divertenti, ma un libretto con i (a dir poco fluviali) testi da consultare avrebbe aiutato a sviluppare una maggiore sintonia. Poi arriva il momento degli Offlaga Disco Pax, che attaccano subito con l’epos filosovietco di “Ventrale”. Max Collini ha il braccio destro vistosamente ingessato e ogni tanto, quando si aggiusta l’asta del microfono, assume un’espressione dolorante, vagamente rabbuiata, ma questo conta poco, le persone vicine sanno a memoria ogni singola parola (compresi i nomi impronunciabili degli atleti, da Lech Walesa a Jovier Sotomayor), nell’aria si respira un’aria di totale complicità, più che un concerto pare una liturgia, le parole compongono un rituale in cui memoria collettiva e individuale si sovrappongono. Chiaramente il pubblico è leggermente diverso da quello che di norma si va sentire gli Art Brut o i Wombats, poche frangette e pantofole a pallini colorati in giro e questo a qualcuno può anche non andare bene ma una cosa va detta, soprattutto alla luce di quanto visto e sentito: questi Offlaga sono un gruppo vero, non un museo vivente della Rivoluzione (che non è mai arrivata) o una setta dei poeti estinti intenta a lucidare gli impolverati ammennicoli di un’amarcord privata. Ascoltando “Sensibile” (da groppo alla gola) o “Cioccolato I.A.C.P.” era davvero impossibile non notare la totale e completa centralità che la musica (non più mera cornice ornamentale) andava pian piano assumendo. Ad essere sinceri nemmeno per un attimo (se non del tutto marginalmente) il pensiero è andato in direzione di CCCP o Massimo Volume (Collini non è Ferretti e non è Clementi), piuttosto per tutta la durata del concerto la mente non ha fatto altro che rimbalzare e dondolarsi tra Joy Division e My Bloody Valentine, Slint e tonnellate di kraut rock contorto.

Dopo aver infamato in coro quell’arrogante bottegaio dei Julie’s Haircut (che al sottoscritto piacciono pure ma fa niente), essersi divertiti ad immaginare il volto di “Superchiome” (ognuno di noi ne ha una nel cuore, io addirittura tre) ed essersi sollazzati con la vicenda di autodeterminazione di “Fermo!” (al diavolo i forestali marchigiani), arriva il turno di “Lungimiranza” e spreco malamente la fondamentale cartuccia della rivelazione delle identità segrete dei due fantomatici protagonisti del brano con un bonario seguace del verbo marleyano che mi sente pontificare e mi chiede qualche delucidazione (avrei preferito attaccar bottone con qualche avvincente rifondarola disillusa…). Prima di attaccare “Onomastica”, Collini tira fuori le pagine bianche di Reggio Emilia, strumento a sua detta indispensabile per l’esegesi del brano, mentre nel bis arriva l’immancabile “Robespierre” e al posto delle caramelle al cinnamomo piovono pacchetti di biscotti che il pubblico carpisce a mani basse. Tra i momenti più esilaranti da registrare la ragazza delle prime file che chiede a Collini se ha fatto veramente quanto raccontato nel capolavoro letterario (una delle più belle apologie in musica di un comunismo dal volto umano, dopo il noto monologo di Gaber) “Dove ho messo la Golf?” e i quarantenni ubriachi (e vagamente molesti) che correggono la birra con del whisky surrettizio tratto da piccoli alambicchi nascosti nel taschino della giacca (ma questo credo di averlo notato solo io).

In poche parole uno dei modi migliori per dimenticarsi di quanto successo tre giorni prima nelle urne elettorali. Reagan ti prego bombarda anche l’Italia.

Un ringraziamento a Federico.

 

collegamenti su MusiKàl!
Offlaga Disco Pax - Bachelite
Offlaga Disco Pax - Concerto al Maffia (Reggio Emilia)
Offlaga Disco Pax - Socialismo tascabile (prove tecniche di trasmissione)
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Wombats - Concerto al Circolo degli Artisti (Roma)
CCCP - la Kalporzgrafia
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6 maggio 2008




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