Attorno al nome di Finn Andrews si è creato
una specie di strano culto che permette ai suoi
The Veils di chiamare a raccolta un sacco di gente
in occasione delle diverse apparizioni live. Tutto
questo con un solo album di due anni fa, “The
Runaway Found”, che non era molto di più
di qualche normale numero pop farcito con una
delle voci più moleste degli ultimi tempi.
Abbastanza, a quanto pare, perché si creasse
dell’attesa per questo “Nux Vomica”
senza comunque che qualcuno si ricordi veramente
una loro canzone.
Cambiata totalmente la formazione, Andrews cerca
di raddrizzare il tiro sempre senza disdegnare
il pathos gratuito che il suo timbro gli permette,
anche in canzoni dal dubbiosissimo spessore come
“Calliope!” o “One Night On
Earth”, ma stavolta cercando di dilettarsi
in composizioni più adatte al suo fastidioso
senso del tragico. In questo senso le uniche note
interessanti, “Jesus For The Jugular”,
“Pan”, Nux Vomica”, sono di
musiche che scomodano addirittura nomi pesanti
come Tom Waits,
Nick Cave,
Mark Lanegan.
Ma parlo ovviamente della parte musicale, perché
poi giunge sempre inesorabile il momento in cui
inizia a far capolino quella sottospecie di raglio
asinesco. Una voce che divide – o la adori
o la disprezzi, difficile che lasci indifferente
– e unico motivo concreto per distinguere
i The Veils da qualunque altro gruppo che passa
per caso. Una specie di inevitabile catastrofe
sembra si sta per abbattere sulla testa di Finn
Andrews e ovviamente lui cerca di difendersi:
sconfiggere il tremendo destino con una lagnosa
nota di gola, una sgraziata espressione del suo
mal di vivere che oscilla paurosamente fra il
trascorso drammatico e il maiale sgozzato per
la festa del paese. O la adori o la disprezzi,
dicevamo giustamente.
collegamenti su MusiKàl!
Tom Waits - le
recensioni
Nick Cave - le
recensioni
Mark Lanegan - Bubblegum
Mark Lanegan - Field
Songs
Isobel Campbell & Mark Lanegan - Ballad
Of The Broken Seas